“Le Fiamme in provincia”: il dove, cosa, chi alle origini della destra italiana
Il volume collettaneo curato da Matteo Albanese e Michelangelo Borri ricostruisce con valore storiografico la mappa del Msi in Italia. Svelando inediti e aiutando a capire la storia dell'attuale classe dirigente del Paese
Rileggere la storia dell’Msi a partire dalla periferia, dai territori e dalle sezioni: un’inversione di prospettiva nel racconto della destra che trova nel volume collettaneo Le fiamme in provincia. Neofascismo e destre estreme in Italia (Viella) un efficace e qualificato punto di partenza. Un testo utile a colmare un vuoto narrativo non più sopportabile. Curato da Matteo Albanese e Michelangelo Borri, il libro nasce dagli atti del convegno senese «Le fiamme dal basso» (19-20 ottobre 2023) e mette a tema una domanda finora poco frequentata dalla storiografia: chi erano, e come agirono, i militanti missini nei territori?
Il valore storiografico di “Le Fiamme in provincia”
Una domanda che nel frattempo è diventata sempre più centrale, perché è da quella realtà umana che provengono alcune delle più importanti cariche dello Stato. Albanese osserva infatti che, se «molto è stato scritto sull’estrema destra italiana», si sono spesso trascurati gli aspetti di «costruzione dal basso» e di formazione delle classi dirigenti locali. I saggi pubblicati affrontano la questione con rigore metodologico e materiale archivistico, spesso inedito: dalle carte dell’Archivio centrale dello Stato e della Fondazione Ugo Spirito e Renzo De Felice fino agli archivi locali.
In questa prospettiva si colloca efficacemente il contributo di Andrea Giuseppe Cerra, dedicato alla federazione missina peloritana, che consente di cogliere il nesso tra dinamiche locali e quadro politico regionale nella Sicilia del milazzismo, esperimento irripetibile che vide al governo della regione cristiano-sociali, socialisti, comunisti ed esponenti dell’Msi. Analoga rilevanza ha il saggio a firma di Matteo Perissinotto, che rievoca la figura al femminile di Ida De Vecchi e la generosa militanza patriottica tra le piazze e il consiglio comunale di Trieste, città patriottica e contesa.
Dove, chi, cosa: la mappa del Msi in Italia
L’indice del volume restituisce con chiarezza la densità e l’ambizione dell’operazione storiografica. La prima sezione accompagna il lettore dentro alcune realtà provinciali emblematiche – da Palermo a Messina, da Rieti a Parma fino al Pontino – restituendo la geografia diseguale del radicamento missino. La seconda entra nel vivo dei percorsi biografici e politici delle classi dirigenti locali, soffermandosi sui profili di segretari di sezione e di federazione, sulle esperienze dell’extraparlamentarismo nero e su figure femminili che, pur dentro un partito strutturalmente patriarcale, seppero ritagliarsi spazi di visibilità e iniziativa. La terza, infine, allarga lo sguardo alle parole, ai simboli, alle culture: dalla lunga ombra di Salò fino agli anni Novanta, dalle reti transnazionali alle biblioteche di sezione, dagli immaginari europei alle riviste militanti.
La militanza come esperienza totale
È proprio lo sguardo sulle sezioni a restituire uno dei contributi più originali del volume. Guardare al dibattito che animava questi spazi consente di comprendere come l’identità missina si sia costruita attraverso una militanza vissuta come esperienza totalizzante e, al tempo stesso, come rituale quotidiano di appartenenza. Ma nella vicenda dell’Msi fa capolino, anche di converso, un ingrediente che riguarda l’Italia del secondo dopoguerra. Una storia che serve a «comprendere meglio il lungo e a volte il non semplice percorso repubblicano e democratico del Paese; un punto di vista, come detto, quasi esterno all’impianto democratico postbellico, una tangenziale istituzionale che attraversa gli anni complessi del conflitto Est-Ovest e che mette in risalto la formazione di un partito che forma una classe dirigente e una comunità nel corso di almeno due generazioni di militanti».