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Missili su Kiev Ucraina

Trattative… di fuoco

Le bombe di Putin sui negoziati di Ginevra: esplosioni a Kiev nella notte. Trump sente Zelensky

Colpite anche Kharkiv e Zaporizhia. Sedici feriti nel nord-est, un morto nel sud. Trump accelera sui negoziati con Zelensky e sull’Iran

Esteri - di Ginevra Lai - 26 Febbraio 2026 alle 09:07

Le esplosioni sono tornate a scuotere Kiev alle quattro del mattino, ora locale. Missili balistici e droni lanciati dalle forze armate russe hanno sorvolato la capitale ucraina, costringendo le autorità a invitare i residenti a rifugiarsi nei bunker. Rispetto ai giorni precedenti, l’intensità dell’attacco segna un salto di scala: un’azione combinata che ha coinvolto contemporaneamente anche Kharkiv e Zaporizhia.

Attacco all’Ucraina

Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha confermato l’attivazione delle difese aeree, mentre i sistemi ucraini intercettavano obiettivi in arrivo sopra la città. Incendi sono stati registrati nel quartiere di Holosiivskyi; una casa a due piani ha preso fuoco nel distretto di Pecherskyi. Danni segnalati a edifici residenziali e infrastrutture civili.

Bilancio delle vittime

A Zaporizhia l’attacco ha provocato un morto e otto feriti. A comunicarlo su Telegram è stato Ivan Fedorov, capo dell’Amministrazione militare regionale. È il primo bilancio ufficiale della notte.

Più grave il quadro a Kharkiv. Il sindaco Igor Terekhov ha riferito che un condominio e un gasdotto sono stati colpiti, innescando un incendio. Sedici i feriti, tra cui due bambini. La simultaneità dei raid indica un coordinamento mirato a saturare le difese e a mantenere pressione sulle principali città dell’est e del centro del Paese.

Canali di monitoraggio militare hanno segnalato il possibile lancio di ulteriori missili da parte di aerei russi. Le autorità locali invitano i residenti a rimanere in luoghi sicuri, mentre le squadre di emergenza lavorano nelle aree colpite.

Telefonata Trump-Zelensky

L’escalation militare coincide con un passaggio diplomatico delicato. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha detto al leader ucraino Volodymyr Zelensky di voler spingere per una fine della guerra «il prima possibile», come riportato ad Axios da fonti ucraine e americane informate sulla conversazione.

La telefonata, durata trenta minuti, è stata la prima dopo l’incontro tra i due a Davos a fine gennaio. È avvenuta un giorno dopo il quarto anniversario dell’invasione russa e alla vigilia di nuovi colloqui a Ginevra tra emissari statunitensi e delegazioni russe e ucraine.

«Zelensky ha poi detto di sperare che la guerra finisca quest’anno, e Trump ha risposto che il conflitto va avanti da troppo tempo e che vorrebbe che terminasse entro un mese», ha riferito una delle fonti. Un funzionario ucraino ha aggiunto che Trump ha ribadito la disponibilità a concedere «significative garanzie di sicurezza statunitensi» nell’ambito di un eventuale accordo.

Sul tavolo anche l’ipotesi di un vertice trilaterale con Vladimir Putin, subordinato a progressi nei colloqui tra negoziatori previsti per l’inizio di marzo.

Il nodo iraniano e il tavolo di Ginevra

A Ginevra non si discute solo di Ucraina. L’inviato della Casa Bianca Steve Witkoff ha dichiarato in un incontro privato che l’amministrazione Trump pretende che qualsiasi futuro accordo nucleare con l’Iran resti in vigore a tempo indeterminato, senza “clausole di decadenza”.

«Partiamo con gli iraniani dal presupposto che non vi siano clausole di decadenza. Che si arrivi o meno a un accordo, il nostro presupposto è: dovete comportarvi correttamente per il resto delle vostre vite», avrebbe detto Witkoff.

Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha replicato che Teheran è pronta a firmare un’intesa «migliore» che garantisca che il programma nucleare «rimanga pacifico per sempre». Ma la richiesta iraniana di continuare ad arricchire uranio sul proprio territorio resta uno degli ostacoli principali.

Secondo fonti americane, l’incontro di Ginevra potrebbe rappresentare l’ultima finestra per una soluzione diplomatica prima di scelte più drastiche. Il messaggio che gli emissari riporteranno a Washington influenzerà la decisione di Trump se proseguire i negoziati o cambiare registro.

Mentre a Kiev si contano i danni e si spengono gli incendi, la distanza tra il fronte e i tavoli negoziali resta evidente. La notte ha riportato la guerra nelle case; le prossime ore diranno se la diplomazia riuscirà almeno a rallentarne il ritmo.

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di Ginevra Lai - 26 Febbraio 2026