L'appello
La ragazza di Nemesis Italia: «Denunciate la violenza antifascista. Quello che è successo a Quentin non si deve ripetere» (video)
Astrid è visibilmente provata mentre lancia quello che definisce «un messaggio di prevenzione». Parla della brutale aggressione con cui, a Lione, gli antifascisti hanno ridotto in coma cerebrale Quentin D., 23 anni, intervenuto a difesa delle ragazze del Collettivo femminile identitario Nemesis. «Abbiate cura di voi, perché quello che succede in Francia in genere poi succede anche in Italia», dice Astrid, nel suo italiano con accento francese in un video pubblicato sui profili social di Nemesis. Astrid fa parte del Collettivo, ne è un «membro storico», come si legge sul sito del collettivo, dove viene spiegato che si divide tra Roma e Parigi.
La ragazza di Nemesis Italia racconta il pestaggio di Quentin
«Un ragazzo è stato massacrato di botte per proteggere le ragazze del Collettivo Nemesis, che stavo mostrando uno striscione. Erano cinque ragazze», racconta Astrid, facendo riferimento alla manifestazione simbolica svolta dalle ragazze di Nemesis nei pressi di un evento del partito della sinistra radicale La France Insoumise, che è stato cornice del bestiale pestaggio antifascista di Quentin.
«In Francia un antifascista violento può diventare deputato»
«Hanno picchiato a morte un ragazzo, che è in morte cerebrale ora», spiega ancora Astrid, sottolineando che «ve lo diciamo perché è il risultato di anni di impunità, di anni in cui (gli antifascisti, ndr) hanno potuto agire senza pagare le conseguenze, hanno potuto essere violenti, hanno potuto anche accedere al potere». «In Francia un antifascista violento può diventare deputato», prosegue la ragazza, facendo riferimento a Raphaël Arnault, espressione dei centri sociali francesi eletto in Parlamento con La France Insoumise, un cui assistente è stato riconosciuto dalle ragazze di Nemesis tra gli aggressori di Quentin.
L’appello di Astrid: «Denunciate la violenza antifascista»
«Quentin era venuto solo in caso di estrema emergenza per portare via le ragazze se la situazione fosse diventata troppo violenta», chiarisce ancora Astrid, ricordando che tutto ciò che stavano facendo le cinque ragazze di Nemesis era esporre uno striscione. «Pensiamo a lui, alla famiglia, non abbiamo parole, siamo addolorate per quello che sta succedendo. Non riusciamo a farcene una ragione, non riusciamo a crederci», ammette Astrid, lanciando infine un appello: «Prendetevi cura di voi, non abbiate paura di mostrare la violenza antifascista, di far vedere quanto sono pericolosi per tutti, perché quello che succede in Francia di solito dopo succede anche in Italia». «Noi vi preghiamo di impedire che succeda, perché è troppo grave», conclude Astrid.
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