L'asse traballa
La Germania bacchetta Macron: sulla sovranità europea parla bene ma non agisce
Il ministro degli Esteri tedesco attacca il governo di Parigi e definisce "insufficienti" gli sforzi finora compiuti dai transalpini sulla spesa del 5% entro il 2035 destinata alla difesa
In occasione di una intervista radiofonica, il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha infatti affermato, senza giri di parole che la Germania considera sufficiente l’azione della Francia per aumentare la spesa per la difesa e rafforzare la sovranità europea. Alla radio tedesca Deutschlandfunk, Wadephul ha sottolineato che “Dobbiamo anche attuare il 5%” facendo riferimento all’obbligo dei Paesi membri della Nato di spendere la quella percentuale del loro Pil per la difesa entro il 2035. “In Germania noi lo stiamo facendo; i nostri bilanci e la nostra pianificazione finanziaria a medio termine lo consentono ma “se e guardiamo ai nostri vicini, ai nostri alleati, c’è ancora margine di miglioramento“. L’autorevole esponente del governo di Friedrich Merz ha sottolineato che il presidente transalpino Emmanuel Macron “parla giustamente continuamente della nostra aspirazione alla sovranità europea” ma “chiunque ne parli deve agire di conseguenza nel proprio Paese. Gli sforzi finora compiuti nella Repubblica Francese sono insufficienti per raggiungere questo obiettivo“.
Per Berlino la Francia dovrebbe risparmiare
La Francia, dunque, per il tedesco ha ancora “dei progressi da fare” e dovrebbe “risparmiare” in particolar modo in ambito sociale, per “avere lo spazio necessario di manovra per raggiungere l’obiettivo centrale della capacità difensiva dell’Europa”.
Il ministro ha poi respinto l’appello del presidente francese a una forma di ‘mutualizzazione europea dei prestiti’ necessaria a finanziare enormi investimenti, come già aveva fatto il cancelliere Friedrich Merz. Quelli per la difesa, ha detto, sono “impegni di spesa nazionale” e non europei.
L’Italia ritrova la sua postura internazionale e l’Ue cambia
Insomma grazie la ritrovata postura internazionale dell’Italia, Stato fondatore dell’Unione, data dalla stabilità e la visione del governo Meloni, qualcosa in Europa è davvero cambiato. Ed è possibile vedere questo mutamento in diverse forme. Sia sui temi all’ordine del giorno e le soluzioni ricercate di concerto, come ad esempio sul fronte immigrazione, argomento tornato al centro dell’agenda Ue e che i leader affrontano insieme sfruttando gli spazi offerti dal Consiglio Europeo, sia su altri terreni finora sconosciuti.
Traballano anche gli assi più solidi
Nell’Europa di oggi, con l’Italia protagonista, anche gli assi più saldi e duraturi oggi subiscono degli scossoni, come quello tra la Germania e la Francia. Per anni l’ormai famoso “traino franco-tedesco” ha scandito gli equilibri dell’interna Ue, ben prima di Macron e delle risatine di Merkel e Sarkozy alle domande su Silvio Berlusconi. Per decenni la sinistra e gli osservatori hanno parlato di una Italia scolaretta che “doveva fare i compiti a casa”. Per molto tempo i premier sono andati a baciare pantofole a Berlino e Parigi per ricevere una simbolica “benedizione” di buon lavoro all’inizio di ogni mandato. Dalle elezioni del 2022 con la nascita del governo Meloni tutto questo è ufficialmente entrato a far parte del passato e dei libri di storia.