La rete
Inchiesta sui fondi Hamas, tra i «cari amici» spunta il nome di Di Battista
Le intercettazioni delineano rapporti personali e tentativi di sbloccare fondi destinati a Gaza. L'ex deputato M5S non è indagato
Non è indagato, ma nelle carte dell’inchiesta della Procura di Genova sui flussi di denaro dall’Italia verso Hamas compare anche il nome di Alessandro Di Battista. L’ex deputato del Movimento 5 Stelle viene citato nelle conversazioni intercettate di Sulaiman Hijazi, indicato come vice di Mohammad Hannoun nell’associazione Abspp.
Il timore per l’esposizione pubblica
Secondo gli atti, di cui dà ampio conto Il Giornale, Hijazi, una volta venuto a conoscenza dell’indagine, avrebbe preso le distanze dall’organigramma soltanto formalmente, temendo ricadute personali. In una telefonata del 5 marzo afferma: «Hannoun è una persona che è molto facile. Riesce a bruciare tutti quelli che ha intorno. Ed io te lo sto dicendo per esperienza, lui se ne frega, è vero che possa essere ringraziato perché ha dedicato la sua vita alla causa. Ma se ne frega di noi, se ne frega che si brucia chi è con lui». Nelle annotazioni investigative Hijazi viene definito «collaboratore» di Di Battista e in un’altra conversazione l’interlocutore lo descrive, insieme alla deputata del Pd Stefania Ascari, come «cari amici» ai quali rivolgersi dopo il blocco dei conti.
Il milione bloccato
Il 20 marzo 2025 Hijazi parla con l’ex deputato del M5S Davide Tripiedi della possibilità di movimentare un milione di euro: «Eh, difficile, Hannoun vuole partire con un milione di euro che li ha già raccolti e son bloccati in un conto… vuole trasferirli in… sta cercando di riuscire a farla tramite la Farnesina… ma è una cosa abbastanza difficile… cioè, il nome di Hannoun alla Farnesina… con la associazione è molto difficile… quindi… eh… non so …io ho detto Hannoun potresti sentire Di Battista…». Tripiedi replica: «Eh ma come cazzo fa Alessandro». Hijazi insiste: «Trasferire un milione di euro da un conto all’altro…».
L’ex parlamentare osserva: «Ma minchia scusa, se trasferisci un milione di euro figa… non vieni segnalato immediatamente alla Banca d’Italia, ma istantaneamente… cioè, non.. cioè, capito?». La risposta: «Sì, sì… e ma lui… se ne fotte», quindi aggiunge: «questa è valida ragione… è che va a fare aiuti umanitari a Gaza, con progetto… e lui ha sicuramente agganci giù a Gaza». Poi: «Se andiamo con Hannoun, sicuramente ci farà incontrare “i verdi”», e conclude: «cioè, roba che verrà strumentalizzata da tutti… non bisogna muovere in queste… almeno io, non posso più fare queste cose… non posso rischiare di essere cacciato».
Il colloquio diretto
Un’altra intercettazione, datata 1° dicembre 2023, riguarda un colloquio diretto tra Hijazi e Di Battista. Il primo sostiene che i conti siano bloccati «per colpa di Hannoun» e di avergli detto che «lui è il problema», invitandolo a farsi da parte almeno formalmente. Di Battista chiede se arrivino donazioni e osserva: «Non vorrei che oggi è lui, domani diventi te, domani diventa Abu Falastin». Poi aggiunge: «Ho già visto l’articolo sulla figlia… sai, questi sono dei pezzi di merda che devono soltanto ostacolare gli aiuti».
Il progetto documentaristico
Nella stessa conversazione l’ex deputato parla anche di un progetto mediatico: «Anche perché… vorrei tanto… cioè, questi del Fatto Quotidiano potrebbero accettare la mia proposta di fare tre documentari… (sai Suli, il documentario è non soltanto il mio lavoro ma è la presentazione, tutta la comunicazione dell’anno, è una roba potente…) sui campi profughi palestinesi al di fuori della Palestina. Quindi fare proprio un documentario serio… Libano, Giordania e magari anche Siria… in un mese e mezzo… sarebbe una figata».
Il tentativo di trasferimento
Infine, in una telefonata del 21 gennaio Hannoun parla con un’operatrice umanitaria e sostiene di voler coinvolgere Di Battista e Ascari per trasferire i fondi. Il quadro complessivo ricostruito negli atti non attribuisce contestazioni penali all’ex parlamentare ma documenta contatti, valutazioni operative e il tentativo di individuare canali istituzionali per movimentare denaro indicato dagli interlocutori come destinato ad aiuti umanitari a Gaza.