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Il pranzo della domenica di Marco Panella

"Con chi" non "cosa"

“Il pranzo della domenica” di Marco Panella: l’Italia delle memorie familiari si fa racconto civile

L'autore racconta la cucina italiana non attraverso le ricette, ma attraverso le persone, i gesti, i riti domestici, il tempo lento della convivialità e restituisce il senso profondo del valore culturale dello stare a tavola

Cultura - di Guglielmo Pannullo - 1 Febbraio 2026 alle 07:00

Vorreste un’opera che si colloca a metà strada tra il racconto civile e l’album di famiglia, riuscendo nell’impresa non scontata di trasformare fotografie private in patrimonio condiviso e memoria individuale in identità nazionale? Allora Il pranzo della domenica. Una storia italiana (Artix) del giornalista Marco Panella potrebbe fare al caso vostro.

“Il pranzo della domenica”: l’album di famiglia si fa racconto civile

Il volume, parte di un progetto narrativo che si declina anche in una mostra, nasce dentro un contesto preciso e fortemente simbolico, quello del percorso che ha condotto al riconoscimento della cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità Unesco. Un risultato storico, frutto di un lavoro corale e istituzionale, del governo Meloni e non solo, che questo libro accompagna e rafforza, senza mai scadere nella retorica celebrativa. Al contrario, Panella sceglie la via più difficile e più vera: raccontare la cucina italiana non attraverso le ricette, ma attraverso le persone, i gesti, i riti domestici, il tempo lento della convivialità.

Una narrazione per immagini che attraversa il Novecento italiano

Il pranzo della domenica diventa così la chiave narrativa per attraversare il Novecento italiano. Un rito che ha scandito la vita di generazioni, che ha tenuto insieme famiglie, territori, differenze sociali e culturali, e che oggi rischia di affievolirsi sotto il peso della velocità contemporanea. Le fotografie raccolte dall’autore, volutamente imperfette, fuori fuoco, sbilanciate, sono proprio per questo potentissime. Non cercano l’estetica, ma l’affetto e la sincerità nella sua dimensione più intima e pura. Non sono foto d’autore o scatti instagrammabili, sono foto fatte da vecchie polaroid o impresse nei rullini da 24 o 36 foto, quando non vi era a disposizione una galleria da diversi giga e le foto andavano fatte col contagocce: avevano pure un costo.

Riscoprire una dimensione in cui contava “con chi”, non “cosa”

In quelle tavole imbandite, in quelle cucine, in quei sorrisi spesso inconsapevoli, c’è un’Italia che si riconosce e che si racconta senza bisogno di parole. Oggi, nei social, vediamo (e facciamo) tante foto di piatti e poche foto di tavolate della domenica, in famiglia. Riflettendoci, è un cambiamento sociale e culturale non da poco in quanto la superficialità e l’ansia da condivisione pone al centro il “cosa”, e non il “con chi”. Una bella vittoria, per il materialismo.

Il legame indissolubile tra cucina e cultura

Il valore del libro è anche profondamente istituzionale. La pubblicazione, promossa da Anci, dal ministero dell’Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste e dal ministero della Cultura, rappresenta un esempio concreto di collaborazione virtuosa tra politiche culturali e politiche agricole. L’impegno assoluto del ministro Francesco Lollobrigida ha posto al centro il legame indissolubile tra produzione agroalimentare, tradizione e identità nazionale. Parallelamente, l’azione del ministero della Cultura, con il lavoro determinante di Gennaro Sangiuliano prima e di Alessandro Giuli poi, ha saputo valorizzare la cucina italiana come fatto culturale, storico e sociale, e non solo gastronomico.

La cucina italiana patrimonio Unesco

Un ruolo decisivo, lungo tutto il percorso della candidatura Unesco, è stato svolto dal sottosegretario di Stato alla cultura Gianmarco Mazzi. Il suo racconto, emerso per la prima volta nel corso della conferenza stampa di presentazione del volume alla Camera dei deputati il 28 gennaio, restituisce la dimensione umana e politica di una sfida che non era affatto scontata. La determinazione, il lavoro preparatorio iniziato con largo anticipo, la capacità di coinvolgere mondi diversi – dalla cultura allo spettacolo, dalle istituzioni agli enti locali – hanno fatto la differenza. Il momento simbolico del “Pranzo della domenica” al Colosseo, il 21 settembre 2025, ha rappresentato il punto di svolta grazie alla partecipazione di Giorgia Meloni, dimostrando con questo piccolo grande gesto alla comunità internazionale quanto l’Italia credesse davvero in quella candidatura. Un segnale politico e culturale forte, culminato poi nel riconoscimento del 10 dicembre. Un governo e un presidente del Consiglio che, nonostante sieda nelle cabine di regia globali, non rinuncia a fare politica “per strada”, sotto al Colosseo, per il bene della Nazione.

La presentazione del libro nella prestigiosa cornice della sala stampa della Camera dei deputati ha avuto anche un forte significato parlamentare e politico, grazie all’impegno dei promotori dell’iniziativa, Marco Cerreto e Alessandro Amorese. Nei loro interventi hanno avuto modo di sottolineare come il riconoscimento della cucina italiana quale patrimonio immateriale dell’umanità rappresenti uno spartiacque per i settori della cultura e dell’agricoltura, rafforzando l’identità nazionale e l’intera filiera agroalimentare, rimarcando il valore del volume di Panella come racconto autentico di sapori e saperi, capace di restituire il ruolo centrale del pranzo della domenica quale pilastro della vita familiare e sociale italiana, frutto di una collaborazione virtuosa tra Mic, Masaf e Anci.

La cucina come fattore identitario

Non meno significativo è stato infatti il contributo dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani, che ha voluto sostenere e condividere questo progetto editoriale insieme ai due ministeri. Il coinvolgimento dei territori rafforza l’idea che la cucina italiana non sia un patrimonio astratto, ma una pratica viva, radicata nelle comunità locali, nelle case e nelle tradizioni quotidiane che hanno fatto dell’Italia una comunità riconoscibile nel mondo.

La presenza, nel corso della presentazione, di due chef di riconosciuto prestigio internazionale come Salvatore Tassa, cuciniere capomastro, 30 anni di Stella Michelin, e Antonio Sorrentino, chef e vicepresidente dell’Associazione Professionale Cuochi Italiani, ha ulteriormente arricchito il significato dell’iniziativa, ricordando come la grande cucina italiana nasca dall’equilibrio tra memoria, territorio e capacità di innovare senza perdere le proprie radici.

Il pranzo della domenica. Una storia italiana è un libro necessario perché ricorda che la cucina italiana è molto più di un’eccellenza economica o di un successo internazionale: è un linguaggio comune, un luogo simbolico, un racconto collettivo. È la dimostrazione che la tutela dell’identità passa anche da gesti semplici e quotidiani, come sedersi insieme a tavola. E se oggi la cucina italiana è patrimonio dell’umanità, è anche grazie a storie come quelle che questo volume, con delicatezza e verità, restituisce alla memoria condivisa del Paese.

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