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Il Family Day del 2016

Così finirono i "cattodem"

I dieci anni dal Family Day che riempì il Circo Massimo: cosa resta di quella piazza

Il governo Renzi, con il ddl Cirinnà, segnò uno spartiacque: introdusse la politicizzazione dei temi etici, sui quali fino ad allora c'era stata libertà di coscienza. Da quel momento per i cattolici è stato sempre più difficile riconoscersi nella sinistra

Politica - di Francesco Comegna - 1 Febbraio 2026 alle 07:00

Lo scorso trenta gennaio sono passati esattamente dieci anni dal Family Day, l’imponente manifestazione che ha visto riempire il Circo Massimo di Roma di due milioni di persone, tra movimenti, giovani, anziani, famiglie, attivisti e semplici cittadini. È stata una data storica per l’attivismo cattolico in Italia, anche se le istanze portate avanti da quella piazza vanno aldilà della confessione religiosa (erano presenti diverse delegazioni di altre religioni e confessioni), ma è stata forse l’ultima significativa mobilitazione di quel popolo che fa riferimento a determinati valori.

Il contesto del Family Day

Erano gli anni del governo Renzi e della discussione in parlamento del ddl Cirinnà, disegno di legge che voleva equiparare la famiglia naturale tra uomo e donna fondata sul matrimonio (come sancito dall’art. 29 della Costituzione) ad altri tipi di unione, ma che soprattutto spianava la strada alla cosiddetta stepchild adoption, per aprire e regolamentare l’adozione a coppie dello stesso sesso e legittimare la pratica dell’utero in affitto. Il disegno di legge in questione è passato, anche se per fortuna non c’è stata quell’equiparazione tra matrimonio e altre forme di unione e la stepchild adoption è stata espunta.

Il significato di quella piazza

Ma cosa ha veramente significato quella piazza? Sicuramente la presa di coscienza di un popolo che la politica aveva marginalizzato e la cosiddetta “uscita dalle sacrestie”, il ritorno sulla scena pubblica di un grosso blocco cattolico organizzato, fuori dai partiti, che voleva far sentire la propria voce e orientare la politica secondo i propri valori. Gli esponenti politici che aderirono pubblicamente, che volutamente non furono fatti intervenire dal palco per rifiutare ogni strumentalizzazione partitica, furono quasi tutti di area centrodestra. Ma in quella piazza c’era anche tanta gente di sinistra, guidata dal “cattodem” Giuseppe Fioroni, esponente di spicco del Partito democratico ed ex ministro dell’Istruzione che, in polemica con Renzi, partecipò al Family Day. Quella di Fioroni fu una presenza emblematica, in quanto simbolo di quell’area cattolica di sinistra che si spaccò in due, tra chi si espose contro il ddl Cirinnà (pochi) e chi lo difese.

L’errore di Renzi: la politicizzazione dei temi etici

Aldilà della legge in sé, oggi possiamo rilevare come da quel momento in poi qualcosa è veramente cambiato nella politica italiana. La mossa politica che Renzi ha portato avanti con tenacia è stata quella di politicizzare la questione e farne una bandiera di partito, in contrasto con la tradizione politica ereditata dagli anni Novanta, dove si dava un’ampia libertà di coscienza ai parlamentari su quei temi, considerati al di sopra della politica, proprio perché interrogano la coscienza del singolo.

Quando in Parlamento si affrontavano tematiche inerenti questione etiche, di solito i partiti non davano una disciplina di voto, ma lasciavano che ognuno rispettasse la propria coscienza: la politica si fermava dinnanzi alla morale. È proprio da questa concezione che sono nate le varie correnti cattoliche all’interno dei partiti, a destra come a sinistra. Oggi al contrario c’è una netta polarizzazione politica dei temi etici e oggettivamente, per un cattolico, è difficile guardare a sinistra.

I “cattodem” sono quasi spariti, nel Pd sono rimasti in pochi, irrilevanti e marginalizzati, lo stesso Renzi con il suo partito è a ribasso nei sondaggi. Si è avverata la “profezia” del filosofo Augusto Del Noce che disse che il Partito comunista si sarebbe trasformato nel partito radicale di massa. Anche a destra i cattolici possono incontrare qualche criticità, ma bisogna riscontrare che per loro c’è grosso margine di azione politica e sicuramente troviamo ancora libertà di coscienza.

Cosa resta oggi del Family Day

Ma cosa resta oggi del Family Day? Non è un popolo unito come dieci anni fa, ma ci sono diversi frutti ben visibili. La strutturazione della Onlus Pro Vita e Famiglia ad esempio, che con il suo infaticabile lavoro tiene alta l’attenzione sui temi etici. Come non constatare poi che l’attuale governo ha fatto proprie diverse istanze provenienti dal mondo pro family, come la legge Valditara sul consenso informato, che vieta progetti su sessualità e affettività (spesso usati come scusa per indottrinamento gender) nelle scuole dell’infanzia e primaria, obbligando il consenso informato dei genitori per gli altri gradi di scuola. Inoltre, nel 2023 l’utero in affitto è stato dichiarato reato universale e ancora l’importante norma inserita nell’aprile 2024 all’interno del Pnrr, che prevede la possibilità per le strutture sanitarie di avvalersi di associazioni esterne che sostengano la maternità, offrendo supporto psicologico, economico e legale, a tante donne spesso lasciate sole.

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