Giustizia per Quentin
I crimini “antifà” sono un problema globale: è tempo di un’azione giudiziaria internazionale
I casi Arnault e Salis richiedono dunque un’indagine non solo sulla connivenza tra reti antifa violente e partiti di sinistra ma sulla strategia adottata per aggravare il tono dello scontro politico
Di fronte alla violenza crescente messa in atto dalle reti antifa è necessario mettere in atto un’azione investigativa e giudiziaria che travalichi i confini nazionali e coinvolga gli organismi europei, a partire da Europol e Eurojust. I fatti di Torino, con i poliziotti aggrediti a martellate dagli antifa italiani, e quelli di Lione, con un giovane ammazzato da un commando antifa con calci e pugni in testa che ne hanno spappolato il cranio, non sono infatti eventi sporadici e soprattutto non sono eventi scollegati.
Ne è la dimostrazione la presenza in Italia a più riprese di Raphael Arnault, fondatore dell’organizzazione Jeune Garde alla quale appartengono i soggetti arrestati e sospettati di far parte del commando che ha assassinato il giovane Quentin a Lione, al fianco proprio degli antifascisti italiani e in particolare in coincidenza (casuale?) di aggressioni ai danni di militanti di Gioventù Nazionale.
Nuova strategia della tensione
Siamo di fronte a una strategia della tensione pianificata, organizzata e coordinata a livello internazionale. E non è un caso a mio avviso che gli episodi citati riguardino due nazioni europee con una situazione comune: sia l’Italia sia la Francia andranno al voto nel 2027 e in entrambe le nazioni a essere ampiamente favorita nei sondaggi è la destra. In Italia addirittura la destra già governa – e bene – dal 2022. Qualcosa di inaccettabile a cui gli “antifa” vogliono porre fine. Anche perché oggi Giorgia Meloni è diventato il modello di riferimento per tutte le destre d’Europa… Dunque il modello da abbattere per tutte le reti antagoniste d’Europa.
Considerato tutto ciò, eventuali attività di Raphael Arnault in Italia meritano un’attenzione particolare: il fondatore della Jeune Garde è oggi anche un deputato di punta del partito di estrema sinistra francese La France Insoumise. Cosa ancora più preoccupante è il fatto che sia stato candidato e fatto eleggere deputato da Jean Luc Melenchon proprio per certificare il legame tra le due organizzazioni e nonostante Arnault fosse già condannato per violenza e schedato dal governo francese come soggetto pericoloso per la sicurezza nazionale. Nonostante ciò e anzi proprio per tutto ciò la sinistra francese gli ha offerto la carica di parlamentare con la preziosa immunità annessa. Proprio come la sinistra italiana ha fatto con Ilaria Salis, anch’essa accusata di aver preso parte a un commando che ha assalito e picchiato brutalmente degli avversari politici.
Il filo rosso
I casi Arnault e Salis richiedono dunque un’indagine non solo sulla connivenza tra reti antifa violente e partiti di sinistra ma sulla strategia adottata per aggravare il tono dello scontro politico e sull’eventuale utilizzo premeditato dei ruoli istituzionali come strumento di protezione e immunità legale per dare ai leader antifa ampio margine d’azione nella loro opera di coordinamento e organizzazione dell’internazionale della violenza.
Askatasuna e compagni molto probabilmente non sono un incidente locale ma parte di un’organizzazione internazionale e lo scopo sembra essere provocare tensione, violenza e disordine sociale. La risposta non può essere dunque che un’inchiesta condotta a livello internazionale e un pacchetto di misure preventive e repressive a carattere speciale.
Per Quentin e prima che ci siano altri Quentin.