Negoziati a un punto morto
I colloqui Usa-Iran cadono nel vuoto: Trump in pressing schiera le forze Usa. Teheran fortifica i siti nucleari
Vertice alla Casa Bianca, portaerei in movimento, Teheran si blinda. Diplomazia e deterrenza corrono sullo stesso asse
«Ci sono molti argomenti a favore di un attacco contro l’Iran». Trump, insomma, è pronto a colpire. La notizia arriva direttamente dalla Casa Bianca dove ieri il presidente ha riunito i principali consiglieri per fare il punto sulla crisi con Teheran, dopo i colloqui nucleari di Ginevra. L’ipotesi sul tavolo non è un’azione limitata: un’operazione militare statunitense richiederebbe settimane e assumerebbe dimensioni estese, ben oltre l’intervento mirato condotto in Venezuela.
“L’Iran farebbe bene a raggiungere un accordo”
La portavoce Karoline Leavitt ha ribadito che il presidente preferisce la diplomazia, ma ha avvertito che «l’Iran farebbe bene a raggiungere un accordo». La sequenza di dichiarazioni e movimenti militari rende complesso un arretramento senza concessioni sostanziali sul programma nucleare.
A Ginevra il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha espresso una cauta apertura. A Washington il giudizio resta sospeso. Araghchi «ha detto molte cose positive a Kushner e Witkoff, ma il diavolo sta nei dettagli. Ora la palla è nel campo dell’Iran, quindi vedremo», è la valutazione filtrata dall’amministrazione e riportata su Axios. Un altro funzionario definisce i colloqui «un nulla di fatto». Entro fine mese Teheran dovrebbe presentare un pacchetto che risponda alle richieste statunitensi.
Il calendario operativo procede in parallelo. Il gruppo d’attacco della portaerei Gerald Ford è stato avvistato vicino a Gibilterra; l’arrivo nel Mediterraneo orientale viene considerato decisivo per la tempistica di un’eventuale azione. Nell’Oceano Indiano è attesa la Uss Abraham Lincoln. Caccia, bombardieri, velivoli per il rifornimento e assetti d’intelligence si concentrano nelle basi attorno al Golfo. A Teheran si torna a parlare di metropolitane e parcheggi sotterranei come rifugi. I Pasdaran ripristinano la difesa “a mosaico”, decentralizzando il comando.
I siti sotto osservazione
Le immagini satellitari mostrano lavori di consolidamento in punti sensibili. Nel complesso militare di Parchin, a sud-est di Teheran, una nuova struttura è stata ricoperta da una copertura in cemento e terra. L’Institute for Science and International Security descrive un “sarcofago di cemento” attorno a Taleghan 2 e segnala la presenza di una lunga camera cilindrica compatibile con contenitori per esplosivi ad alto potenziale. David Albright, fondatore del suddetto centro studi, scrive: «Rinviare i negoziati ha i suoi vantaggi: nelle ultime due o tre settimane l’Iran è stato impegnato a seppellire la nuova struttura Taleghan 2 … È disponibile altra terra e la struttura potrebbe presto diventare un bunker completamente irriconoscibile, offrendo una protezione significativa contro attacchi aerei».
Nel complesso nucleare di Isfahan gli ingressi dei tunnel risultano sepolti; vicino a Natanz sono in corso rafforzamenti difensivi. A Shiraz Sud e a Qom compaiono segni di ricostruzione su basi missilistiche colpite l’anno scorso. Le attività si moltiplicano mentre le minacce restano esplicite. La Guida suprema Ali Khamenei aveva già avvertito i giorni scorsi: «Più pericolosa della nave da guerra americana è l’arma che può mandarla in fondo al mare».
La Nato e il ridisegno del teatro
In parallelo, Washington spinge l’Alleanza Atlantica a ridurre attività esterne, inclusa la missione di consulenza in Iraq avviata nel 2018. «Non è il momento di lasciare l’Iraq… il governo ci vuole lì», osserva un diplomatico. Il ritiro di circa 2.500 soldati statunitensi, concordato con Baghdad, viene ricondotto all’“impegno di Trump a porre fine alle guerre infinite” e a una «stretta coordinazione» con le autorità irachene. La presenza occidentale pare assottigliarsi mentre l’asse con Israele si stringe; Benjamin Netanyahu ha aggiornato la riunione del gabinetto di sicurezza. Segno che la concentrazione è oggi su tutt’altro teatro e la Nato può restare dormiente.