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Landini non paga il Tfr dopo una lunga battaglia legale la Cgil viene pignorata e risucchiata dalla sua ombra

Doppia faccia, doppia morale

Giù la maschera, Landini non paga il Tfr all’ex dipendente: dopo 3 gradi di giudizio, Cgil pignorata

Pignorati 200mila euro sui conti del sindacato rosso: l’incredibile odissea dell’ex dirigente costretto a un calvario giudiziario per vedersi riconoscere (e saldare) il trattamento di fine rapporto

Politica - di Ginevra Sorrentino - 26 Febbraio 2026 alle 09:24

Giù la maschera: c’è un Landini da palcoscenico – quello che nei mesi scorsi sbraitava contro il governo Meloni definendo una “presa in giro” l’ipotesi di usare il Tfr come anticipo pensionistico –. E poi c’è il Landini da tribunale, quello che i soldi dei lavoratori — o meglio, di un suo ex dirigente — preferisce tenerseli stretti nelle casse di Corso d’Italia, finché non interviene un ufficiale giudiziario.

Landini nega il Tfr a un ex dipendente: Cgil condannata (e pignorata)

Eppure ce lo ricordiamo tutti che a ottobre ringhiava contro un’ipotesi del governo sulla vexata quaestio pensione e trattamento di fine rapporto: «È una presa in giro. Mi scusi, io Tfr ce l’ho già, è mio. Dovrebbe essere aggiuntivo alla pensione, non sostitutivo. Chiedono di usare soldi che ho già. Pensano davvero che siamo tutti c… che viviamo da un’altra parte»… Ma procediamo con ordine e ripercorriamo l’odissea di una vittima del fuoco amico del sindacato rosso che, per vedersi riconosciuto quanto gli spetta, finisce in tribunale, affronta un calvario dibattimentale lungo anni che si conclude con il giudice che condanna la Cgil, stabilendo anche il pignoramento dei conti.

Un’odissea lunga tre gradi di giudizio

La vicenda, portata alla luce da Il Giornale, racconta l’incredibile calvario di un ex dirigente del sindacato “rosso”. Dopo una vita passata a una scrivani di Corso d’Italia, un dirigente della Cgil assegnato a un ente che si occupa di Turismo di Milano richiamato a Roma agli inizi degli anni 2000 per guidare l’ufficio legislativo nazionale del sindacato – dove vede sfilare tutta la nomenclatura e la creme dell’associazione di categoria: da Cofferati a Epifani, da Camusso a Landini – nel 2015 decide di andare in pensione e concorda l’uscita. Ma qui l’idillio si rompe: al momento di passare alla cassa per riscuotere la liquidazione, la Cgil alza il muro. E, scrive il quotidiano milanese, «nega il Tfr, accampando motivazioni assurde».

Ombre rosse, due facce, doppia morale

Così, quello che doveva essere un atto dovuto, si trasforma in una guerra di trincea legale durata anni. Anni in cui, lo stesso Landini, occupava i salotti televisivi parlando di dignità e diritti improcrastinabili, mentre i suoi legali battevano ogni strada giudiziaria per non pagare quanto spettava al loro ex dipendente. Un’odissea che si chiude con una condanna e un pignoramento, lasciando sul campo l’immagine di un sindacato che calpesta in casa propria quegli stessi diritti che il tribuno dei metalmeccanici e pretende di difendere nelle piazze.

La guerra solitaria di un ex dipendente fino all’ultimo colpo legale

Dunque, il gong della fine del primo round suona nel 2016 con un provvedimento del magistrato che accoglie la richiesta del lavoratore. E, riporta Il Giornale, «condanna la Cgil al pagamento della buonuscita per un importo 52mila euro, più 700 euro di spese legali». Ma il sindacato non ci sta: e ricorre al giudice di primo grado e vince: con tanto di condanna del lavoratore al pagamento delle spese legali: ben 7mila euro. Il 2018 è l’anno dell’appello: e qui il verdetto ribalta la situazione, con la Cgil condannata a versare il trattamento di fine rapporto. E qui entra in scena Mr Cigl: arriva Landini al vertice del sindacato e si decide di impugnare la sentenza rivolgendosi alla Cassazione. Tutto pur di non riconoscere (e sborsare) il Tfr al lavoratore.

Landini il temporeggiatore, questo Tfr per lui proprio non s’ha da pagare

E la sentenza della Suprema Corte arriva: eccome se arriva. Siamo al 12 dicembre 2023 quando, con un giudizio stilato in sei pagine i giudici danno torto al sindacato rosso. Avrebbe potuto chiudersi là, e invece… Al lavoratore non viene versato un euro: Mr Cgil ha detto no. Il paradosso non finisce qu: nonostante la sentenza, il sindacato ha continuato a temporeggiare, costringendo l’ex dirigente all’ultimo, umiliante passo.

Bisognerà ricorrere a una nuova impresa legale per ottenere il tanto sospirato Tfr. E allora, si ripassa per il via e si ritorna al giudice civile per un decreto ingiuntivo. A fine settembre arriva il pignoramento sul conto corrente della Cgil e il prelievo di 96.501,03 per saldare il dovuto lavoratore. Il sequestro complessivo è di 190mila euro. Soldi bloccati direttamente sui conti correnti del sindacato. Una cifra che non rappresenta solo un debito economico, ma il costo del fallimento morale di un’organizzazione che predica bene e razzola malissimo.

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di Ginevra Sorrentino - 26 Febbraio 2026