Il Giorno del Ricordo
Foibe, Valditara tra forza del ricordo e dovere di verità storica: la scuola sia un presidio contro l’oblio
La memoria è un dovere che non ammette amnesie, specialmente quando il silenzio è stato per decenni il complice di una deliberata strategia dell’oblio. La Giornata del Ricordo non è solo una ricorrenza sul calendario, ma un atto di giustizia tardivo quanto necessario per squarciare il velo di quel “negazionismo di Stato” che ha troppo a lungo confinato nelle ombre della storia il dramma delle Foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. A partire dal silenzio assordante che ha gridato davvero troppo a lungo nelle scuole del Paese.
Foibe, Valditara: «Ricordare è dovere morale e impegno civile»
Non a caso oggi, nella Giornata del Ricordo, il ministro dell’istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, sui social ha eloquentemente postato a futura (e rinnegata nel passato) memoria: «Il 10 febbraio è dedicato al ricordo delle vittime delle foibe e alla commemorazione dell’esodo a cui furono costretti tanti italiani che abbandonarono l’Istria, Fiume e la Dalmazia. Migliaia di nostri connazionali vennero sterminati per mano dei comunisti titini. Per molto tempo tanti hanno cercato di rimuovere questa tragedia».
Giorno del Ricordo, il ministro: «La scuola ha un ruolo centrale»
Una pagina strappata dai libri di storia per cui oggi, più che mai, dopo anni di faticosa battaglia per portare in calendario e tra i banchi un eccidio troppo a lungo taciuto, il titolare del dicastero di Viale Trastevere non manca di sottolineare: «Ricordare significa assumersi la responsabilità della verità storica, senza silenzi. È un dovere morale verso le vittime e le loro famiglie. Ma anche un impegno civile nei confronti delle giovani generazioni. La scuola – prosegue Valditara – deve svolgere un ruolo centrale in questo percorso di memoria e consapevolezza: attraverso la conoscenza di quei fatti drammatici, gli studenti possono comprendere il valore della libertà e della dignità umana. E l’importanza di una società fondata sul rispetto e sul rifiuto di ogni forma di violenza e totalitarismo».
Foibe e memoria storica, Valditara: ricordare significa non ammettere più omissioni
Perché, come sottolinea Valditara nel suo messaggio tra cordoglio e memoria, storia e attualità, migliaia di italiani, colpevoli solo di essere tali, furono trucidati dalla ferocia delle milizie titine o strappati dalle proprie terre per finire inghiottiti da un esilio doloroso, amaro e silenzioso. Oggi, quella ferita ancora aperta reclama la luce della verità e il diritto al ricordo. Come sottolineato con forza dal ministro dell’Istruzione e del Merito, allora, ricordare significa oggi assumersi la piena responsabilità di una consapevolezza storica che non accetta più omissioni, restituendo dignità a chi fu vittima di una delle pagine più oscure e taciute del Novecento.
La scuola presidio di libertà, consapevolezza e coscienza civile
E in questo percorso di riconquista della verità, il ruolo della scuola emerge come il vero presidio di libertà e coscienza civile. Non si tratta di una mera lezione di storia. Ma di un investimento morale che trasforma il dolore delle vittime in una guida etica per il futuro. Portare il ricordo delle foibe e dell’esodo nelle aule, come auspicato dal ministro allora, significa armare le giovani generazioni contro le derive dei totalitarismi e della violenza ideologica. Insegnando loro che la dignità umana non ha colore politico.
La speranza di una società fondata sulla conoscenza storica, sulla forza della cultura, e sul rispetto
Perché solo attraverso la conoscenza profonda dei fatti drammatici che hanno segnato il nostro confine orientale, possiamo sperare in una società che rifiuti ogni forma di discriminazione e si fondi sul rispetto assoluto. La memoria delle foibe, finalmente liberata dal bavaglio della censura, diventa così il seme di un’Italia più consapevole e fiera della propria identità. Di un Paese capace di onorare i suoi figli e di promettere e assicurare, con la forza della cultura e della conoscenza storica: mai più.