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Foibe, Schlein e Conte faticano ad associare i crimini al comunismo. Menia: “Si torna a sminuire la tragedia”

Memoria non condivisa?

Foibe, Schlein e Conte faticano ad associare i crimini al comunismo. Menia: “Si torna a sminuire la tragedia”

Politica - di Gabriele Caramelli - 11 Febbraio 2026 alle 11:59

Gli italiani in ex Jugoslavia sono stati massacrati e torturati dai partigiani comunisti capeggiati da Josip Broz Tito. Ma qualcuno, in Italia, fa ancora fatica a condannare apertamente la dittatura comunista per quando accaduto alla fine della seconda guerra mondiale. Basti pensare alla segretaria del Partito democratico Elly Schlein, che in una nota per la “Giornata del ricordo” si è limitata a scrivere cose banali, tiepide. «Ricordare non solo come atto di giustizia per il passato ma come dovere per il futuro: la giornata di oggi, dedicata alla tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati, e della complessa storia del confine orientale, testimonia ancora una volta le conseguenze catastrofiche dei totalitarismi e dei nazionalismi, tutti». Ma che c’entrano i nazionalismi?

I nostri concittadini sono stati massacrati da chi esibiva la stella rossa come simbolo di libertà. Evidentemente, il capo dei dem non ha ben chiare le dinamiche storiche, oppure non si vuole sbilanciare più di tanto per evitare che gli elettori radicali si allontanino dalla sua formazione. Successivamente, Schlein ha aggiunto che «il ricordo di quelle atrocità deve aiutarci soprattutto oggi a produrre anticorpi perché simili orrori non si ripetano, difendendo la libertà, il rispetto dei diritti umani e della convivenza pacifica». Potrebbe iniziare a dare il buon esempio condannando chi, nelle fazioni antagoniste, continua a ripetere slogan come “il partigiano Tito ce l’ha insegnato, uccidere un fascista non è reato”. Ideologizzati sì, ma anche pericolosi per la memoria storica. È bene ricordare che gli esuli italiani erano semplici civili, trucidati e umiliati da innocenti. Come lei, anche il presidente del Movimento 5 stelle Giuseppe Conte fatica a schierarsi apertamente contro i crimini del comunismo.

Conte e Schlein faticano a dire che le foibe siano colpa dei comunisti di Tito

Insomma, anche il rappresentante dei pentastellati ha provato a girare intorno alla questione con un comunicato generico: «Uomini e donne, vivi e morti, intere famiglie: tutti gettati nell’abisso delle foibe. Dobbiamo tutelare la memoria di un’ondata di violenza che ha prodotto dolore, morti, profughi. Abbiamo solo un modo per ricucire certe ferite: evitare le strumentalizzazioni e guardare in faccia l’orrore che producono i totalitarismi, per ricordare sempre di dire ‘mai più’». Niente da fare, la parola “comunismo” vicino a “strage” o “genocidio” non riescono a metterla. Quando si parla del “Fascismo” i progressisti salgono immediatamente sulle barricate, ma quando bisogna condannare gli eccidi generati dalla “Falce e martello”, accennano timidamente alle responsabilità storiche. O peggio, rimangono in silenzio.

Quelli che negano, riducono e giustificano: la testimonianza di Roberto Menia

Il rischio è che, a furia di trattare con superficialità un tema come quello delle foibe, si elimini il passato e la vera ragione della pulizia etnica: odio puro nei confronti degli italiani. Lo sa bene il senatore di Fratelli d’Italia e padre della legge sul “Giorno del ricordo”, Roberto Menia, che in un’intervista su Il Giornale ha denunciato le proteste “manovrate” contro gli esuli italiani: «Mi rattristano le contestazioni e la recrudescenza delle stesse: dietro c’è quella sinistra estrema, ora sempre più virulenta, piena di cattivi maestri e pessimi allievi, che non conosce la solidarietà dell’essere figli della stessa nazione, ma privilegia l’odio ideologico: in fin dei conti la stessa molla che li spingeva 80 anni fa a scegliere Tito e la Jugoslavia a danno dell’Italia e degli italiani». Poi ha concluso, descrivendo uno scenario inquietante: «C’è un ritorno di negazionismo, riduzionismo e giustificazionismo: una mala pianta da estirpare con la cultura, la conoscenza e la fierezza della nostra identità».

 

 

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di Gabriele Caramelli - 11 Febbraio 2026