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Ennio Flaiano

L'anniversario

Flaiano e il pezzo di sessant’anni fa sull’Italia dei raccomandati: tra merito e “conoscenza”

Il grande intellettuale su Il Mondo pungeva il Paese del boom economico non risparmiando critiche a nessuno

Cultura - di Mario Campanella - 26 Febbraio 2026 alle 17:15

“In Italia la linea più breve tra due punti è l’arabesco”. Cosi, sessant’anni fa, quando Il Mondo diretto da Pannunzio stava per chiudere, Ennio Flaiano, uno dei più importanti intellettuali del nostro dopoguerra, descrisse il Paese in cui la raccomandazione era più importante del merito.

Il Paese dei raccomandati

Ennio Flaiano descriveva l’Italia del boom economico degli anni sessanta, targata Dc, con il suo stile pungente e controcorrente: “ Il sistema di potere è rimasto feudale: non conta ciò che sai fare, ma chi conosci”. “Puoi diventare direttore generale, primario, dirigente, direttore di un giornale (non risparmiava nemmeno la categoria) senza che sia necessario che tu conosca la medicina, il diritto, la sintassi: l’importante è che tu conosca bene chi comanda”, scriveva l’intellettuale abruzzese.

“In Italia il successo è un malinteso”

È in questo clima che matura la sua idea che il talento sia un ostacolo (“In Italia il successo è un malinteso”), mentre “la raccomandazione è l’unico ammortizzatore sociale che funziona davvero”. Una critica impietosa a un sistema di potere cristallizzato che per Flaiano era anche una sorta di vizio antropologico della nostra Nazione.

“La raccomandazione? E’ un diritto”

Flaiano ironizzava sul fatto che in Italia la raccomandazione non è un sopruso, ma un “atto di carità” che si deve a chiunque. Il raccomandato non prova vergogna, ma sollievo, perché sente di essere finalmente “entrato nel sistema”, scriveva su Il Mondo.

Nel 1966, mentre l’Italia si modernizzava, lui scriveva che il merito era una “scortesia” verso gli amici. Chi cerca di vincere un concorso per capacità è” un ingenuo che rompe l’armonia sociale del favore reciproco”.

L’arma dell’ironia

“I grandi amori si annunciano in modo preciso. Quello per la patria è un amore che non si annuncia mai, si subisce come una condanna.” E la condanna, per Flaiano, era vivere in un ufficio occupato da gente che era lì solo per “conoscenza”.

L’attacco velato all’Unità

Flaiano descriveva spesso le redazioni come luoghi pieni di persone che non scrivevano nulla, ma che erano lì per “occupare uno spazio” ottenuto grazie a una protezione politica o sociale. Per lui, il giornalista raccomandato era il simbolo di un’Italia che preferiva “l’appartenenza alla competenza”. Un attacco velato all’Unità, giornale del Pci, che suscitò le ira di Botteghe Oscure. La fotografia di un vizio italico. Gli ultimi saranno i primi-diceva- ma se raccomandati…

 

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