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Famiglia nel bosco, ultimo atto di un infinito braccio di ferro tra denunce (dei legali dei genitori) e smentite dei servizi sociali e della casa famiglia

Infinito braccio di ferro

Famiglia nel bosco, scatta la diffida: bambini “chiusi a chiave” e traumi inascoltati. Il giallo della porta, smentite e allarme

Cronaca - di Greta Paolucci - 16 Febbraio 2026 alle 18:22

C’è un limite oltre il quale la tutela del minore smette di essere protezione e si trasforma in accanimento ideologico e burocratico. Il caso della famiglia del bosco di Palmoli, che da mesi tiene l’Italia con il fiato sospeso, si arricchisce in queste ore di un nuovo, inquietante capitolo che odora di beffa e suona come un colpo che arriva dritto alla bocca dello stomaco: quello di una porta che divide, fisicamente e simbolicamente, il dolore di una madre, Catherine, da quello dei suoi tre figli.

Famiglia nel bosco, la diffida e il giallo della porta

Gli avvocati della coppia hanno inviato una diffida formale al Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Il motivo? Ai bambini verrebbe impedito l’accesso libero alla madre attraverso la chiusura di un varco nella struttura di Vasto che li ospita. La Fondazione che gestisce la casa d’accoglienza si difende parlando di «maniglioni antipanico» sempre apribili, e di misure di sicurezza necessarie per evitare che i piccoli vaghino per i piani. Ma la sostanza non cambia: tra una madre e i suoi figli c’è un ostacolo materiale, e amministrativo soprattutto, che rischia di alimentare angoscia e traumi. Ma riavvolgiamo il nastro e procediamo con ordine.

La denuncia: «I bambini stanno male»

Ripartendo dall’ultima iniziativa dei legali della famiglia nel bosco di Palmoli, che hanno presentato la richiesta di revoca del provvedimento di sospensione della responsabilità genitoriale. Nell’istanza, corredata da una relazione tecnica prodotta dal neuropsichiatra e psicologo Tonino Cantelmi, secondo quanto riporta tra gli altri il sito del Tgcom24 si legge: «Abbiamo visionato un centinaio di file relativi a foto e video che riguardano i bambini – dichiara Cantelmi all’agenzia di stampa Ansa –. Tutta questa imponente documentazione è scioccante: i bambini soffrono e stanno male. Abbiamo allegato per il Tribunale otto file di foto digitali e due video, più due disegni dei bambini. La documentazione, che comunque ci rendiamo disponibili a consegnare tutta se necessario, è inequivocabile: solo per il servizio sociale il dolore dei bimbi è invisibile».

La smentita della casa famiglia in un comunicato ufficiale

Di contro, nelle ultime ore la dirigenza della casa famiglia nella quale sono ospitati i bambini, ha affidato la sua replica a un comunicato per controbattere alle informazioni diffuse in questi giorni secondi cui sarebbe stata negata la possibilità alla mamma dei bambini, Catherine, che vive al secondo piano della struttura, di raggiungere i figli al piano terra, soprattutto di notte. Un presunto diniego che, come ha ammesso la stessa mamma in lacrime, causerebbe dolore a lei e ai suoi figli.

La struttura: «La madre non ha mai trovato la porta chiusa. Anzi…»

«La madre – spiegano dalla struttura – non ha mai trovato la porta chiusa dal lato a lei accessibile. E non le è mai stato impedito dal personale di raggiungere i figli in qualsiasi momento, anche nelle ore notturne. È accaduto diverse sere, infatti (e sta accadendo ancora spesso) che la mamma sia scesa dai figli e sia rimasta a dormire con loro. O li abbia portati nel suo appartamento, posto al secondo piano». Concludendo con nettezza: «Non si tratta della porta delle camere dei minori e non è mai stata utilizzata per “chiudere a chiave i bambini la notte”, come irresponsabilmente riportato da alcune ricostruzioni giornalistiche».

Famiglia nel bosco, la dura partita in corso tra servizi sociali e genitori

Così, mentre la burocrazia dei servizi sociali si arroccano dietro misure necessarie, protocolli e smentite d’ufficio, il professor Tonino Cantelmi, consulente dei genitori, lancia un allarme che non può restare inascoltato. E intanto, il paradosso è servito: l’allontanamento, deciso per “proteggere” i minori, starebbe causando un danno traumatico infinitamente superiore a quello che si pretendeva di risolvere. Non sono stati riscontrati profili patologici nei genitori: eppure i servizi sociali proseguono sulla loro direttiva, e con la determinazione inarrestabile di sempre.

Un braccio di ferro senza tregua

E in questo braccio di ferro che procede tra chi sostiene una posizione di estrema rigidità ostentata da mamma Catherine. E chi, di contro, lamenta forzature e pugno duro di tribunale e servizi sociali, la battaglia dei due genitori finiti nel vortice di carte bollate e perizie, si definisce ogni giorni di più non solo come la lotta di due genitori che vogliono tornare a vivere secondo natura. Ma come una strenua prova di resilienza di chi rifiuta una visione dello Stato che si fa “proprietario” dei figli altrui. Che espropria famiglie che si sottraggono a canoni e stereotipi, giocando una partita che rischia di lasciare tutti intorno a un tavolo, perdenti…

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di Greta Paolucci - 16 Febbraio 2026