L'anticipazione di Musk
Elena di Troia in versione woke nell’Odissea di Nolan? L’ultima deriva dopo Sirenetta e Biancaneve
Il kolossal che riscrive le peripezie di Ulisse riserva un colpo di scena inclusivo: la moglie di Menelao sarà interpretata dall'attrice di origine keniota Lupita Nyong’o. Nolan non conferma
I Video del Secolo - di Giovanni Pasero - 3 Febbraio 2026 alle 18:15
Quel gran genio di Christopher Nolan centellina sapientemente le notizie sul rifacimento cinematografico dell’Odissea, atteso nelle sale ad aprile. Per chi ha ancora negli occhi e tra i ricordi d’infanzia lo straordinario sceneggiato tv Rai di Franco Rosi del 1968 e la più antica versione hollywoodiana del 1954 con Kirk Douglas e una sontuosa Silvana Mangano, lo choc è stato enorme.
Elon Musk ha anticipato con tono velenoso l’indiscrezione: Elena di Troia sarà interpretato da Lupita Nyong’o, attrice premio Oscar di origine keniota. Una variazione sul tema che ha fatto gridare inevitabilmente alla deriva woke.
Sui banchi di scuola abbiamo imparato poche granitiche certezze sull’aspetto fisico della donna che ha scatenato la guerra più nota della storia delle mitologia greca. La prima: Elena era la più bella di tutte le donne mortali. Per Nolan e la produzione Lupita Nyong’o corrisponderebbe a questo parametro. E qui siamo sulla sfera soggettiva.
Per Omero “Elena di Troia” aveva “capelli chiari” e “braccia bianche”
Le altre certezze: nelle Opere e nei Giorni, Esiodo la descrive come “Elena dai capelli chiari” (165). Lupita sarà bionda per l’occasione? Omero invece la definisce: “Elena dalle braccia bianche” (Iliade). E qui diventa più complicata l’aderenza artistica. Ma l’artista riscrive, rielabora, tradisce all’occorrenza. Tradire la traditrice per eccellenza, Elena che lasciò il marito Menelao per fuggire con Paride, avrebbe anche il suo senso. I wokisti giustificano la scelta sostenendo che il mito è universale e che la “bellezza che scatenò mille navi” non debba essere limitata a un unico canone estetico eurocentrico.
L’Odissea che ricordano gli italiani (sceneggiato Rai del 1968)
Continuiamo a farci del male dopo Sirenetta, Biancaneve e Achille nero
Nel cast di The Odyssey, tra i nomi certi, Ulisse sarà interpretato da Matt Damon, nel cast già annunciati Tom Holland, Anne Hathaway, Robert Pattinson, Zendaya, Charlize Theron, Jon Bernthal, Benny Safdie ed Elliot Page. L’ultima aggiunta è Travis Scott, il cui ruolo è stato svelato in uno spot trasmesso durante la finale AFC della NFL.
Dalle indiscrezioni che trapelano dagli studios, l’obiettivo è presentare una versione della storia che parli a un pubblico globale contemporaneo, puntando sul carisma e sulla capacità attoriale della Nyong’o. Tradotto in soldoni, più il cast è multietnico più potenzialità hanno gli incassi. Ma ne siamo così sicuri? La Disney ha firmato due flop clamorosi con Biancaneve e La Sirenetta in versione inclusiva. E anche la versione di Achille nero nella serie tv prodotta da Netflix e BBC con l’attore di origine ghanese David Gyasi nei panni del mitico Pelìde, è naufragata miseramente.
A questo punto vogliamo “Radici” con gli schiavi bianchi e biondi
Insomma, più che essere inclusivi e creativi, i produttori iniziano a rendersi ridicoli. Woke per woke e in coerenza con il ribaltamento dei ruoli, non solo Elena di Troia nera. Hollywood potrebbe girare con protagonisti caucasici, bianchi, biondi e con gli occhi azzurri, anche un nuovo Radici: la storica serie tv dedicata allo schiavismo negli Usa, o anche un remake de Il colore viola con gli attori di Steven Spielberg tutti rigorosamente bianchi. Sarebbe plausibile? Lo sarebbe esattamente come la Sirenetta, Biancaneve o Elena di Troia in versione woke.
Nelle foto Ansa, Lupita Nyong’o e una sequenza del film Troy di Wolfang Petersen (2004).
di Giovanni Pasero - 3 Febbraio 2026