Caccia ai sosia....
Dopo l’Angelo Meloni a Roma spunta il Demone Putin in un quadro della National Gallery di Londra
In una tavola sacra, oggi conservata alla National Gallery di Londra, compare il cardinale Bessarione assieme a due confratelli inginocchiati ai piedi della stauroteca raffigurata in primo piano e di proporzioni maggiori del reale. Uno dei due confratelli assomiglia in modo impressionante a Vladimir Putin, ma qualcuno lo ha fatto notare solo oggi, all’indomani dell‘accostamento tra il volto di un angelo a quello della premier Giorgia Meloni in un affresco recentemente restaurato nella Basilica di San Lorenzo in Lucina a Roma.
L’Angelo Meloni a Roma e il Demone Putin in un quadro a Londra
Il volto di Vladimir Putin sembra comparire in uno dei due confratelli raffigurati dal pittore Gentile Bellini (Venezia, 1429 – 1507) – figlio maggiore di Jacopo e fratello di Giovanni, anch’essi celebri artisti veneziani – nel dipinto “Il cardinale Bessarione e due membri della Scuola della Carità in preghiera con il Reliquiario Bessarione”, oggi conservato alla National Gallery di Londra.
Un grande pittore italiano e una strana rassomiglianza
Un colpo di teatro che unisce storia e ironia: il dipinto, realizzato a Venezia nella seconda metà del Quattrocento, mostra il cardinale greco-bizantino Bessarione (1403-1472) – umanista e collezionista, ponte tra cultura greca e rinascimentale italiana, fondamentale per il passaggio dei manoscritti antichi in Occidente, molti dei quali confluiti nella Biblioteca Marciana di Venezia – e due confratelli in preghiera davanti a un reliquiario contenente frammenti della Croce e tessuti della veste di Cristo. Ma negli occhi attenti dei nostri giorni, uno dei monaci in bianco, forse stanco dopo secoli di devozione, sembra somigliare incredibilmente a un leader contemporaneo: il presidente russo Vladimir Putin, alla guida della Russia dal 1999.
Gentile Bellini (Venezia, 1429 – Venezia, 23 febbraio 1507) è stato un pittore e medaglista italiano cittadino della Repubblica di Venezia. Figlio maggiore di Jacopo e fratello di Giovanni (detto il “Giambellino”) dopo le prime opere, influenzate dallo stile di Ansuino e di Mantegna, abbandonò il modo di costruire le figure con il rilievo plastico, preferendo costruirle con linee del contorno incise, tanto da creare figure appiattite in superficie con i colori che si incastonano in esse; grazie a questo stile, che produceva effetti di oggettività “cristallizzata”, divenne il maggior ritrattista dell’aristocrazia veneziana. Oltre che nei ritratti, Gentile lavorò ai cicli di storie realizzati su teleri celebrativi, inaugurando così la tradizione dei vedutisti veneziani: nei suoi teleri è la veduta a dominare la scena gremita di figure e di personaggi abbastanza grandi per essere ritratti nei minimi particolari, ma molto più piccoli rispetto alle architetture che la compongono; così facendo il telero, diventando una cronaca dei fatti narrati, diventa a sua volta un documento.
Il dipinto nel quale c’è il volto somigliante a Putin appartenne alla Scuola di Santa Maria dei Battuti della Carità a Venezia, passò attraverso collezioni imperiali e private in Austria, fino a essere venduto da Christie’s a Londra il 12 dicembre 2001, offerto dagli eredi di Erich Lederer (1896-1985), un collezionista austriaco di origini ebree la cui raccolta fu confiscata dalla Gestapo durante la Seconda guerra mondiale. L’opera di Gentile Bellini è stata poi acquisita dalla National Gallery nel 2002. Restauri “putiniani? Al momento il mistero resta.