CERCA SUL SECOLO D'ITALIA

Luciano Capasso, scomparso tra le vette di Saint Moritz e ritrovato senza vita

Presagio e dolore

Disse “cerco di non morire”, ma ora è la fine delle speranze: trovato senza vita l’italiano disperso in un’escursione a Saint Moritz

Cronaca - di Greta Paolucci - 22 Febbraio 2026 alle 13:38

Fine delle speranze (appese a un filo): è stato ritrovato morto il 25enne italiano disperso tre le vette di Saint Moritz. E ora, quella frase: «Cerco di non morire», risuona come un tragico addio di Luciano Capasso, il giovane tradito dalle montagne della Svizzera. Il 25enne di Qualiano, in provincia di Napoli, che era disperso da cinque giorni dopo un’escursione sulle montagne intorno a Saint Moritz, in Svizzera, dove il giovane si era trasferito per lavorare come autista in un albergo, che oggi è stato ritrovato senza vita. Lo conferma all’Adnkronos l’avvocato della famiglia Sergio Pisani, che poco fa ha «avuto conferma dal console. Sul posto c’è il fratello maggiore, che è sconvolto».

Fine delle speranze: trovato senza vita l’italiano disperso in un’escursione a Saint Moritz

«Luciano – prosegue il legale – non era uno sprovveduto. Anzi,  era un ex militare addestrato proprio per sopravvivere in situazioni estreme. Avevamo una geolocalizzazione precisa, ma il maltempo, dicono, non ha consentito un recupero che stamattina con il sole è stato velocissimo. Mi chiedo se potevano essere utilizzati mezzi quali droni o altro per trovarlo. Anche nei giorni precedenti, nonostante il maltempo. E vanno verificate anche altre circostanze ma – conclude – ora è il momento del dolore».

Un addestramento che non è bastato

Dunque, il corpo senza vita di Luciano è stato individuato e recuperato solo stamattina, quando il sole ha finalmente fatto capolino tra le vette grigionesi, rendendo “velocissime” le operazioni che per giorni erano state impedite da una tempesta implacabile. Ma sia chiaro: Luciano non era un escursionista della domenica. Ex militare, un uomo addestrato a resistere in condizioni estreme, aveva affrontato la montagna a quota 2.700 metri con la consapevolezza di chi conosce i rischi. Eppure, la bufera di neve che lo ha sorpreso non gli ha lasciato scampo.

Il tentativo della mamma di provare il tutto per tutto: la ricompensa

La madre, Raffaella Grande, aveva tentato il tutto per tutto. Arrivando anche a offrire una ricompensa di 50mila euro a chiunque fosse riuscito a riportarle il figlio vivo. Un gesto disperato che testimonia il calvario di una famiglia che non ha mai smesso di sperare.

Ma ora, proprio mentre la comunità di Qualiano si stringe nel dolore, iniziano a emergere i primi interrogativi sulla gestione dell’emergenza da parte delle autorità elvetiche. A partire dall’avvocato della famiglia che, pur nel momento del lutto, pone quesiti che meritano risposte nette. «Avevamo una geolocalizzazione precisa, ma il maltempo, dicono, non ha consentito il recupero. Mi chiedo se potevano essere utilizzati droni o altri mezzi tecnologici per trovarlo anche nei giorni precedenti»…

Il dubbio sui soccorsi: si poteva fare di più?

Il dubbio è atroce e squarcia anche la barriera del dolore: Luciano poteva essere salvato? Un giovane italiano, orgoglio della sua terra e con un passato nelle Forze Armate, è rimasto per giorni prigioniero del ghiaccio nonostante la sua posizione fosse nota. Certo, ora è il tempo delle lacrime. Ma la famiglia chiede che venga fatta luce su ogni circostanza. I congiunti e un Paese intero, intanto, perdono un altro dei suoi figli migliori. Un ragazzo che era andato all’estero per costruire il proprio futuro, e che ha lottato fino all’ultimo respiro contro la furia degli elementi.

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di Greta Paolucci - 22 Febbraio 2026