Sicurezza
Delmastro: «Più espulsioni per gli stranieri condannati. Ma ognuno deve fare la sua parte». Ogni riferimento alla magistratura…
La realtà è tutta lì, fotografata dai numeri: in Italia ci sono 60mila detenuti e 144.822 persone “in area penale esterna”. Questo «vuol dire che sono più quelli fuori che dentro». E, dunque, che cade il «presupposto che saremmo un sistema carcerocentrico», su cui si basano «le richieste di provvedimenti svuotacarcere», che «quotidianamente assediano» il governo e il dibattito politico. A spiegarlo è il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro, che sottolinea che «la questione va affrontata soprattutto per i 50.000 stranieri con problemi di giustizia nel nostro Paese».
Il nodo degli stranieri condannati, detenuti e fuori dal carcere
Intervistato da La Verità, all’indomani di un’inchiesta del giornale, Delmastro ricorda che di questi 50mila stranieri «oltre 30mila sono in area esterna e 20mila nelle carceri». Un «problema ancora più inquietante nel Nord Italia, dove maggiore è la presenza di immigrati. Basti pensare che nella casa circondariale Bozza di Bologna ci sono 377 detenuti italiani e 493 stranieri; al San Vittore di Milano gli italiani sono 318 e ben 621 gli stranieri».
Gli accordi bilaterali per far scontare le pene nei Paesi d’origine
Le soluzioni possibili sono due. Una strada potrebbe essere quella di rimandare gli stranieri che hanno commesso reati in Italia a scontare la pena nei Paesi d’origine, una proposta storica di Delmastro, alla quale il governo sta lavorando. Ad oggi però esistono dei vincoli, come il fatto che serve il consenso del detenuto. «Ma non è una strada che offre molte adesioni. Difficilmente chi ha assaggiato la civiltà delle nostre galere decide di tornare in Nord Africa o da dove proveniva», ha chiarito Delmastro, sottolineando che il governo sta intensificando gli accordi bilaterali per rendere possibile questa soluzione, come quello con la Tunisia siglato la scorsa settimana. Ma resta il nodo del consenso del detenuto, che si sta affrontando spiegando l’opportunità ai diretti interessati, che avrebbero per esempio il vantaggio di «scontare la pena a casa propria dove magari hanno la famiglia».
Le espulsioni sono aumentate
L’altra strada sono le espulsioni. Da quando il governo è in carica sono aumentate del 20% e del 10% dal 2024 al 2025, ha ricordato il sottosegretario. Ma anche qui «c’è una difficoltà esecutiva che stiamo cercando di risolvere, perché gli Stati africani fanno resistenza legale a queste misure. Per loro non sono gravose, in quanto le persone espulse arriverebbero libere, ma invocano problemi di sicurezza. Vogliono il passaporto di chi intendiamo espellere, quando il più delle volte gli immigrati ne sono privi; vogliono essere certi che sia un loro connazionale, avanzano una richiesta molto formale di documentazione. Stiamo lavorando per ammorbidire le procedure».
La criticità dei ricorsi
Dopodiché c’è anche un tema tutto interno: l’espulsione deve sempre passare da un provvedimento giudiziale e per quando con i giusti accordi diventi la strada più percorribile «bisognerebbe far sì che il ricorso del detenuto contro il provvedimento del giudice non sospenda più la misura dell’espulsione, come oggi avviene». Hoara Borselli, che firma l’intervista, ha chiesto al sottosegretario come si possa mettere un freno alle aggressioni degli “adulti in area penale esterna”, che risultano fuori controllo. «A fronte della violazione di talune prescrizioni in misura alternativa alla detenzione, bisognerebbe intervenire con più durezza. Ma non compete alla politica», ha risposto Delmastro, ricordando che «sono scelte di un altro potere».
Quelle decisioni della magistratura che lasciano sconcertati
Per quanto non nominata esplicitamente, il riferimento alla magistratura è chiaro. «Io non da sottosegretario ma da cittadino a volte mi chiedo perché persone che, pur beneficiando di una misura di grande magnanimità e generosità che è quella alternativa alla detenzione, violino le prescrizioni e non finiscano in carcere. La qualificazione giuridica del reato, la meritevolezza della misura alternativa sono fatti interpretativi. Ritengo che i provvedimenti dei giudici debbano essere eseguiti e rispettati, ma possono essere discussi», ha proseguito l’esponente di FdI, dicendosi «stranito di vivere in una nazione dove chi prende a martellate un poliziotto non viene imputato di tentato omicidio e beneficia immediatamente di una misura alternativa alla carcerazione preventiva. Non conosco il fascicolo processuale del vicebrigadiere condannato a tre anni per “eccesso colposo nell’uso legittimo di armi”, ma non ho visto altrettanta magnanimità».
Delmastro: «Il governo al lavoro per la sicurezza, ma ognuno deve fare la sua parte»
Le attenuanti generiche, ha proseguito Delmastro, rispondendo a una domanda sul tema, «in Italia non si negano a nessuno. A un carabiniere sì? Così come sono stranito che persone che sono già state giudicate per altri reati, pur violando determinate prescrizioni continuino a godere di questi privilegi alternativi. Devono tornare in carcere. Ritengo che i giudici debbano essere inamovibili, indipendenti ma non insindacabili: solo gli ayatollah rivendicano l’insindacabilità. Il premier Giorgia Meloni l’ha detto chiaramente, dobbiamo tutti lavorare per la sicurezza. Noi ci stiamo provando, però ognuno deve fare la sua parte».