Pene fino a 30 anni
Cutro tre anni dopo, quando il governo Meloni dichiarò guerra agli scafisti. I numeri della svolta
A tre anni dal naufragio di Steccato di Cutro, che causò 94 morti e decine di dispersi a pochi metri dalla riva calabrese, l’Italia ricorda le vittime di una tragedia che resta una ferita ancora aperta. Per la Calabria e per l’Italia intera. Tra i 94 morti anche 35 bambini, alcuni ancora in fasce. Le loro bare bianche furono affiancate a quelle dei genitori nel Palamilone di Crotone, commuovendo l’Italia intera. Fra quei bimbi c’era Alì. Un fagottino di tre mesi. Con lui erano annegate la mamma e una sorella, poi sepolte a Borgo Panigale, vicino a Bologna. Lui invece riposa nel giardino del bambini del cimitero di Crotone. E da qualche giorno la sua tomba ha una lapide con la scritta “bambino per sempre”.
Cutro tre anni dopo, la veglia notturna di preghiera sulla spiaggia
Tante le iniziati tra Crotone e Cutro per non dimenticare. Sulla spiaggia di Steccato di Cutro alle 4 del mattino (l’ora in cui il caicco “Summer love” partito dalla Turchia stracarico di migrati si inabissò tra le onde davanti alla costa dopo aver preso una secca) si è tenuta una veglia notturna di preghiera in memoria delle vittime. Particolarmente suggestivo il lancio di una corona di fiori nel mare da parte di alcuni superstiti, familiari delle vittime e del pescatore Vincenzo Luciano, tra i primi a prestare soccorso. Tra i partecipanti anche don Matteo Mioni, cappellano del carcere di Reggio Emilia, arrivato in Calabria per la cerimonia. Cinque gli scafisti arrestati ritenuti responsabili del naufragio, uno dei quali è annegato nel disastro, oggi a processo in fase di appello.
La svolta del governo Meloni e la guerra agli scafisti
Quel naufragio che sconvolse il paese segnò una svolta decisiva nella politica migratoria. A pochi giorni dall’ennesima tragedia in mare il governo convocò un Consiglio dei ministri a Cutro. L’intero esecutivo guidato dalla premier Meloni fu ospitato nella sala consiliare del comune di Cutro. E approvò a tempo di record un nuovo decreto-legge con disposizioni urgenti in materia di prevenzione e contrasto all’immigrazione irregolare. Parola d’ordine: guerra senza quartiere agli scafisti che hanno trasformato il Mediterraneo in un cimitero a cielo aperto. Il governo imprese una stretta su tutta la linea. Obiettivo: il rafforzamento di tutti gli strumenti di «contrasto ai flussi migratori illegali e all’azione delle reti criminali che operano la tratta di esseri umani». Aumento delle pene e la semplificazione delle procedure per l’ingresso di “migranti qualificati”, attraverso canali legali.
L’introduzione del reato di morte punito fino a 30 anni
Tra le novità introdotte dal decreto l’introduzione di un nuovo reato (“morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina”) per il quale vengono previste pene molto severe fino a trent’anni. Da 10 a 20 anni per lesioni gravi o gravissime a una o più persone; da 15 a 24 anni per morte di una persona; da 20 a 30 anni per la morte di più persone. E ancora la semplificazione delle espulsioni con l’eliminazione della necessità di convalida da parte del giudice di pace per l’esecuzione dei decreti a seguito di condanna. Il governo Meloni, dati e provvedimenti alla mano, ha mostrato un impegno senza precedenti sul dossier migratorio. Con una strategia che ha travalicato i confini nazionali e ha ottenuto un risultato storico. Impegnare il Consiglio europeo a considerare l’immigrazione un problema europeo. Che esige risposte europee.
Calo progressivo degli sbarchi e degli arrivi irregolari
In questi tre anni numeri parlano chiaro con un progressiva diminuzione degli sbarchi e degli arrivi di immigrati irregolari. Il trend in calo riguarda anche il 2025 dopo la netta inversione di tenenza registrata nel 2024 rispetto al passato. I dati del Viminale aggiornati al 9 febbraio 2026 non lasciano spazio a interpretazioni: gli sbarchi sono crollati del 56,38% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Da inizio anno sono arrivati sulle nostre coste 1.813 migranti, a fronte degli oltre 4.100 del 2025. Un dimezzamento netto che certifica il successo della linea del governo contro i trafficanti di uomini. E la contrazione degli sbarchi osservata nell’ultimo biennio è strettamente connessa all’intensificazione delle attività di intercettazione in mare.
Occhiuto: servono misure strutturali e una cooperazione internazionale
“In quei momenti drammatici la nostra regione seppe rispondere con la dignità e l’umanità che le sono proprie. Offrendo solidarietà concreta e immediata grazie all’impegno dei sindaci e delle comunità locali”. Così in una nota il presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto che chiede una riflessione delle istituzioni che vada oltre il cordoglio. “Servono soluzioni strutturali. E una cooperazione internazionale solida, capace di governare i flussi migratori in condizioni di sicurezza e di promuovere sviluppo e stabilità nei Paesi di origine. Onorare davvero la memoria delle vittime significa trasformare il dolore in un impegno costante per la legalità e per la tutela della vita umana. Chiediamo con forza che il tema delle migrazioni torni stabilmente al centro dell’agenda europea affinché la gestione di un fenomeno così complesso non ricada esclusivamente sulle regioni costiere”.
Lo sciacallaggio della sinistra sui morti, ieri come oggi
Oggi come ieri, quando arrivò a chiedere le dimissioni del ministro Piantedosi, la sinistra non rinuncia a fare propaganda sui morti. E continua ad attribuire al governo responsabilità che ricadono esclusivamente sugli scafisti e il business dei trafficanti di morte. Per non dire delle politiche delle porte spalancate dei governi passati. Laura Boldrini definisce il decreto Cutro “scellerato” perché ” invece di facilitare i soccorsi ha inasprito le pene, limitato di fatto il diritto d’asilo, minato i diritti dei minori stranieri non accompagnati”.