A testa alta e con ironia
Beatrice Venezi irride i contestatori: “Hanno paura del nuovo, gli abbonati della Fenice hanno più di 80 anni. A ottobre vedrete…”
In un'intervista al magazine del "Clarín", il più importante quotidiano argentino, il maestro mette le cose in chiaro: "Mi hanno usato contro il governo Meloni perché c'erano le elezioni in Veneto." E sul fronte musicale dice: "Non osano rischiare con progetti innovativi. Venezia ha bisogno di attrarre nuovi pubblici. Non facciamo diventare i teatri dei musei"
“Ho scelto di non reagire, di non parlare, perché mi sono resa conto che in quella società la verità non interessa a nessuno. Così ho deciso di concentrarmi su ciò che mi interessa e che mi fa stare bene con me stessa: la musica, il mio lavoro, ciò che sono e so fare. Sono rimasta molto sorpresa dall’affetto che ho ricevuto da tante persone. Questo mi ha dato molta forza”. Un passaggio del maestro Beatrice Venezi, in un’intervista al magazine del “Clarín”, il più importante quotidiano argentino, a proposito della sua nomina a direttrice musicale del Teatro La Fenice di Venezia. Vicenda triste che dal settembre scorso ha provocato il rifiuto dell’Orchestra e dei sindacati: una campagna d’odio virulenta perché considerata un’imposizione politica e artistica. Con scioperi e proteste, sceneggiate, spillette e volantini, con la scusa del curriculum non giudicato all’altezza del prestigio dell’istituzione. L’intervista integrale al quotidiano argentino è stata postata dalla stessa Venezi sulla sua pagina Facebook.
Beatrice Venezi: “Mi hanno usato contro il governo Meloni”
Spiega Beatrice Venezi, che fa parte del Teatro Colón di Buenos Aires come direttrice principale ospite dell’Orchestra Stabile, a proposito dell’ostilità nei suoi confronti tira dritto e usa l’arma dell’ironia: “Ho capito di trovarmi nel mezzo di una questione politica: è stato come un modo per attaccare l’attuale Governo. E inoltre c’erano le elezioni regionali in Veneto, di cui fa parte Venezia. A peggiorare la situazione, c’era l’aggravante di attaccare una lavoratrice, una donna. In Italia c’è ancora molto machismo. Superato il momento difficile, ho pensato: ‘Hanno paura del nuovo’. Non osano rischiare con progetti innovativi. Venezia ha bisogno di attrarre nuovi pubblici che arrivano con il turismo. Gli abbonati attuali hanno più di 80 anni. Se non si prova a fare qualcosa di diverso nell’arte, dove altro farlo? Altrimenti i teatri diventano musei. Assumerò l’incarico a ottobre”. Già a fine gennaio Beatrice Venezi durante una conferenza stampa al Teatro Verdi di Pisa aveva rimandato al mittente le accuse con molta risolutezza.
Beatrice Venezi dà appuntamento ad ottobre a La Fenice: polemiche azzerate
Dritta quindi e a testa alta verso il prossimo ottobre. Nel frattempo impegni a non finire: il direttore d’orchestra, 35 anni, anticipa che nel mese di marzo andrà in Uruguay- riporta l’Adnkronos nel servizio di Antonio Martini. Poi sarà a Buenos Aires con “Pagliacci / Cavalleria Rusticana”. Sta inoltre lavorando a un grande omaggio a Luciano Pavarotti per i suoi 90 anni in Sud America: il tenore modenese aveva un legame molto forte con Buenos Aires e con il Teatro Colón. E sull’Argentina dice: “Per me è come essere a casa. Più che in Italia, persino in Svizzera, dove vivo. Qui ho costruito relazioni di grande affetto e stima. È un Paese che mi sembra avere prospettive, un potenziale enorme. Qui si possono fare cose che in Europa non sono possibili perché non è solo il Vecchio continente, ma anche un continente ‘vecchio'”.
“Le relazioni umane sono più autentiche in Argentina”
Questa relazione di stima con il mondo sudamericano era stato oggetto della sua stessa ironia: “Dico soltanto che sono così raccomandata che lavoro praticamente, esclusivamente all’estero…”. Una delle cose che l’ha conquistata dell’Argentina è la società, dice al “Clarín”. “La gente qui è molto diversa da quella europea. La grande forza dell’Argentina sta in due valori aggiunti: il pensiero critico e le relazioni sociali, che sono più autentiche. In Europa non è così per molte ragioni. Come le tensioni sociali degli ultimi anni, che hanno generato paura dell’altro e sfiducia. Per motivi di politiche sociali e fenomeni migratori, l’Italia non ha più l’identità di prima. Sono in una fase della mia vita in cui sto pensando di avere figli. Qui mi sembra il luogo ideale, lo dico sinceramente”.