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Acca Larenzia, tutti prosciolti per il saluto romano: la decisione del Gup mette fine alle strumentalizzazioni

Ricordo, non ricostituzione

Acca Larenzia, tutti prosciolti per il saluto romano: la decisione del Gup mette fine alle strumentalizzazioni

Il giudice ha ritenuto che non ci fossero i presupposti per arrivare a condanne. L'avvocato Di Tullio: «È stata rispettata la giurisprudenza delle Sezioni Unite della Cassazione e quindi la mancanza di pericolo concreto per una manifestazione che si svolge con le stesse modalità da quasi 45 anni»

Politica - di Agnese Russo - 20 Febbraio 2026 alle 17:06

Sono state tutte prosciolte le 29 persone, quasi tutte militanti di CasaPound, indagate per i saluti romani in occasione della commemorazione della strage di Acca Larenzia del 2024. Nell’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi e dalla pm Lucia Lotti, si contestava la violazione delle leggi Mancino e Scelba in relazione al deposito nell’aprile del 2024 delle motivazioni da parte delle Sezioni Unite della Cassazione che erano intervenute sulla questione del saluto romano. Una lettura rigettata dal Gup di Roma, che ha ritenuto che non vi fosse una ragionevole previsione di condanna e per questo ha dichiarato il non luogo a procedere.

Tutti prosciolti per il saluto romano ad Acca Larenzia

«È stata rispettata la giurisprudenza delle Sezioni Unite della Cassazione e quindi la mancanza di pericolo concreto per una manifestazione che si svolge con le stesse modalità da quasi 45 anni. Oggi si chiude un processo, mentre di fatto sono ancora impuniti e sconosciuti gli assassini di Acca Larenzia», ha commentato l’avvocato Domenico Di Tullio, uno dei difensori dei 29 prosciolti.

L’avvocato Di Tullio: «Rispettata la giurisprudenza delle Sezioni Unite»

Si attendono ora le motivazioni, che saranno depositate entro trenta giorni, ma «è ragionevole ritenere che il Giudice abbia accolto le questioni sollevate dai difensori in merito alle due contestazioni mosse dalla Procura», si legge in una nota di CasaPound, che entra nel dettaglio dei due capi contestati. «Per quanto riguarda la legge Scelba sarebbe stato escluso il presupposto stesso dell’accusa: il pericolo concreto di ricostituzione del partito fascista», posto che la commemorazione della strage di Acca Larenzia «è un momento di ricordo, non un atto di riorganizzazione politica vietata». «Ancora più significativo – si legge nella nota – è il proscioglimento dall’accusa fondata sulla legge Mancino». «Tale contestazione presupponeva la qualificazione di CasaPound come associazione che propagherebbe tesi razziste e discriminatorie: un’accusa sempre respinta e già smentita anche dalla recente sentenza della Corte d’Appello di Roma nella controversia contro Facebook», sottolinea il movimento.

CasaPound: «Una vittoria del diritto contro anni di strumentalizzazioni»

«Questa decisione – continua la nota – rappresenta una vittoria del diritto contro anni di strumentalizzazioni, campagne mediatiche e tentativi di trasformare un momento di memoria in un reato. La sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione avrebbe già dovuto chiudere definitivamente la stagione delle cacce alle streghe. Invece si è preferito alimentare procedimenti destinati a cadere, con un evidente spreco di risorse pubbliche. Colpisce che a coordinare l’impianto accusatorio vi fosse ancora una volta Francesco Lo Voi, già protagonista di vicende giudiziarie altamente politicizzate come quella Open Arms. Anche in questo caso, dopo mesi di polemiche e titoli indignati, resta una decisione che ristabilisce un principio sacrosanto: ricordare quei giovani italiani uccisi non è un crimine».

«La sentenza – conclude il movimento – smonta inoltre le strumentalizzazioni del Partito democratico, che ha utilizzato persino le immagini della commemorazione per alimentare la campagna referendaria contro la riforma della giustizia, con l’intento di delegittimare e vietare un momento di ricordo. Acca Larenzia resta una ferita aperta nella storia nazionale. I caduti attendono ancora piena verità e giustizia. Nessuna intimidazione giudiziaria, nessuna pressione politica potrà cancellare il dovere del ricordo».

 

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di Agnese Russo - 20 Febbraio 2026