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Una scena di “Buen Camino” di Checco Zalone

Il 2026 della cultura/1

Una cultura nazionalpopolare senza etichette e complessi di inferiorità: ecco la vera alternativa alla “cultura di sinistra”

Auspicare una cultura libera è per sua natura un fatto politicamente scorretto e quindi antitetico alla cultura di sinistra e mista e affini. Un esempio? Basta studiare i classici: ecco la cultura, la quale, senza bisogno di marchi, sarebbe "in re ipsa" di destra

Politica - di Ulderico Nisticò - 4 Gennaio 2026 alle 06:00

Prendo le mosse dal film Buen camino… e non certo tentando di tirarlo dalla giacchetta e intrupparlo da qualche parte; ma solo per attribuirgli la definizione di nazionalpopolare; e di conseguente successo di pubblico, a differenza di tanti prodotti da prima pagina dei giornaloni e tv, e strafinanziati anche con soldi statali, e che si autoproclamano portatori di “messaggi”, e di scarsissima platea. Messaggi quasi sempre di sinistra, evidentemente non giunti a destinazione, se stiamo ai risultati elettorali!

A proposito di voti, non so e non voglio sapere che idee politiche abbiano Zalone e il regista Nunziante, anzi nemmeno se ne hanno; e di conseguenza cosa abbiano votato nel 2022 e voteranno nel 2027. So, ahimè, che mentre Zalone riempie le poltroncine, non c’è da nessuna parte un film esplicitamente di destra; come non circola (ce ne sono) un romanzo di destra; e non si canticchia una canzone di destra. Lo dico con dispiacere; e, spero siate d’accordo, con stile volutamente dimesso e pacato e senza goliardate e improvvise irruzioni. Però l’assenza è un fatto… anzi, un non-fatto.

Come scrivevo la settimana scorsa, Mecenate, per incarico di Augusto, cercava poeti. Poeti disponibili a chiamare Augusto praesens divus, dio in terra e benefico, come dice Orazio; e discendente da Enea e Venere come spiega Virgilio. Cortigiani, vil razza dannata? Beh, un pochino pure, però, se dopo ventuno secoli leggiamo e amiamo quei versi, dobbiamo pur riconoscere che Virgilio e Orazio ci sapevano fare; e ne era buon giudice, Mecenate. Ora, e chiamiamo ancora il Mantovano, si parva licet componere magnis, cioè senza osare fare paragoni, ci sarà pure in giro non pretendo un divino poeta da sfidare i millenni, ma almeno un romanziere, un drammaturgo, un regista… di destra, dite voi; e invece no, io dico solo uno bravo.

Esempio: Virgilio era apolitico, mentre Orazio da ragazzo aveva niente di meno che comandato una legione dello scalcinato esercito di Bruto e Cassio, finendo a Filippi con il mento per terra a chiedere misericordia. Augusto non diede peso all’incidente, e i due divennero, no, tornarono amici… e forse rivali in amore. E comunque Orazio sapeva comporre versi latini. Una riflessione. Secondo voi, la popolazione di Roma e di “tutta Italia che giurò” per Augusto, lo hanno fatto dopo aver letto l’Eneide e i Carmi? Ma no, lo fecero perché “stanchi delle guerre civili” e per godere dei tangibili vantaggi di un buon governo. Tuttavia, anche la cultura diede il suo contributo.

Che bisognerebbe fare, (a proposito, auguri) nel 2026? Fare come Mecenate: giudicare la qualità di un prodotto culturale. Un prodotto culturale di qualsiasi natura non si valuta per quello che dice, si soppesa per come dice una qualsiasi cosa; o come gira un film; o come costruisce una cattedrale… E il Mecenate di turno si giudica dalla capacità o meno di giudicare. Ovvio che se si giudica, si affronta anche la critica altrui. Niente male: Ovidio, grande poeta anche lui, ne combinò una tanto grossa (carmen error, più un giallo) da morire relegato sul Mar Nero; più in là, Cecco Angiolieri sbeffeggiò Dante; Giosuè Carducci, il Manzoni: scusate se è poco. Basta fre… mi autocensuro non per timore ma per rispetto storico, e scrivo che basta impiparsene!

Basta togliersi ogni complesso d’inferiorità. Esempio, la storia. E che ci vuole a ricordare che la “cruenta polvere” è cruenta in quanto bagnata di sangue, e sangue di tutti contro tutti? Tranne la Svizzera che, come CH non ha mai fatto guerra a nessuno, però i mercenari svizzeri hanno fatto le guerre di tutta Europa. Chi dunque è senza peccato… Esempio: nel mio piccolo, non mi spiace che abbiamo combattuto la Seconda guerra mondiale, mi spiace che l’abbiamo persa. Ecco un caso di spudorata sincerità. Ma qualche guerra l’hanno persa, prima o poi tutti, tipo Usa, Urss… e la possente Germania non ne vince una dal 1871! Ecco altri esempi. E le vicende umane? Eh, trovatemi uno che non abbia peccato contro almeno uno dei Comandamenti; e di solito, contro più d’uno. O che non abbia perso la testa per colpa della dea Venere…

Spero di essermi fatto capire. Non voglio dunque una “cultura di destra” (lo dico anche al fine di evitare una poco nobile gara a chi è più di destra!), ma semplicemente una cultura, che è rappresentare la commedia umana; anche se, a volte, sotto forma di Commedia Divina. Ciò è per sua natura un fatto politicamente scorretto, e quindi antitetico alla cultura di sinistra e mista e affini. Se poi qualcuno pensa che Romeo e Giulietta fossero, quali minorenni, degli orrendi pedofili (reciproci), è mera ignoranza. E chi pensa che vada abolita l’Iliade… Ecco, basta studiare i classici, ed ecco la cultura, la quale, senza bisogno di etichette, sarebbe in re ipsa di destra. Serve però un’azione politica, un Mecenate, il quale, c’informa ancora Orazio in una bella Satira, non pigliava a corte il primo seccatore qualsiasi e raccomandato.

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di Ulderico Nisticò - 4 Gennaio 2026