Guerra in pausa
Ucraina, Trump chiama la tregua, Mosca taglia: “Stop ai raid su Kiev, ma solo fino a domenica”
Il Cremlino ridimensiona l’annuncio americano, Zelensky resta in bilico tra gelo e missili, mentre Trump cerca un varco nel muro dell’odio reciproco
“Un appello del presidente Trump per una settimana”. Così, Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, ha confermato: Mosca accoglie la richiesta americana di sospendere i bombardamenti su Kiev. Precisa tuttavia che lo stop varrà “fino al primo febbraio” e riguarderà solo Kiev, non il resto del Paese. L’obiettivo, a suo dire, è sostenere Washington “mentre si creano le condizioni favorevoli per i negoziati”.
Il gelo come arma contro Kiev
Secondo le autorità ucraine, gli ultimi attacchi alla capitale risalgono alla notte tra il 23 e il 24 gennaio, prima dell’avvio dei colloqui ad Abu Dhabi. Trump ha dichiarato: “Ho chiesto personalmente al presidente Putin di non sparare su Kiev e sulle varie città per una settimana e lui ha accettato, e devo dire che è stato molto gentile”.
Zelensky ha ringraziato gli Stati Uniti per gli sforzi, ma ha invitato ad attendere i fatti: “Solo la realtà potrà dimostrarlo. Vedremo come andrà questa notte.”
Raid nel resto dell’Ucraina
Nonostante la pausa, perché di questo parliamo, i bombardamenti sono proseguiti in altre regioni. Zelensky ha riferito che l’offensiva si è concentrata «contro obiettivi logistici». Nelle ultime ore sono stati lanciati 111 droni e un missile balistico contro diverse aree del Paese. Le autorità hanno ordinato evacuazioni di famiglie con bambini in alcuni centri dell’area di Kharkiv.
Mosca ha inoltre annunciato la conquista di tre villaggi, due nell’oblast di Zaporizhzhya e uno in quello di Donetsk.
Negoziati, il tavolo dell’odio
Nel frattempo, i colloqui negli Emirati Arabi Uniti dovrebbero riprendere nei prossimi giorni. Trump ha riconosciuto le difficoltà del confronto: “Zelensky e Putin si odiano e questo rende tutto complicato”.
Il presidente ucraino ha spiegato che non c’è intesa sul nodo dei territori e ha commentato: “Le dure richieste imposte all’Ucraina non sono chiaramente un compromesso. Si tratta di un cambiamento dell’integrità territoriale”. Steve Witkoff, inviato della Casa Bianca, ha parlato di progressi e di un nuovo round “tra circa una settimana”. Intanto l’inviato speciale dello zar, Kirill Dmitriev, vola a Miami per incontri con esponenti dell’amministrazione Usa.
L’etichetta che avvelena il dialogo
Ma proprio mentre si invoca una pausa ad Est, arrivano segnali di attrito sul fronte Sud. Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri russo, reagisce alla designazione di “Stato ostile” comparsa in un ordine esecutivo di Trump legato ai dazi sul petrolio diretto a Cuba.
“È sorprendente che nel nuovo documento anti-cubano, la Russia, insieme ad altri partner stranieri dell’Avana, sia classificata come uno stato ‘ostile’ e ‘malizioso’”. E avverte: “L’etichetta non contribuisce alla stabilizzazione del dialogo russo-americano, né ad aumentare l’efficacia degli importanti sforzi di mediazione di Washington per risolvere crisi in varie regioni del mondo”. Una parola, insomma, basta a sporcare il terreno già fragile.
Un accordo tra gentiluomini
Sul tavolo restano quindi molte incognite. Un consigliere ucraino ha parlato di un “accordo tra gentiluomini”, ma gli episodi sul campo continuano a mettere alla prova qualsiasi intesa: Odessa colpita, cinque morti su un treno, scuse private russe perché “non tutti i rami dell’esercito” erano stati informati.
Samuel Charap, esperto di Russia e Ucraina presso la RAND Corporation, definisce la sospensione temporanea “una misura di costruzione della fiducia”, un passaggio preliminare più che una svolta. In Ucraina, intanto, la verifica resta affidata alle notti di gelo e alle sirene.