Il Risiko di Parigi
Ucraina, mossa a sorpresa di Macron tra volenterosi e “grandeur”: la Francia pronta a inviare 10.000 soldati a Kiev
Vertice blindato all'Eliseo sullo schieramento di due brigate franco-britanniche: il presidente sfida la prudenza degli alleati e accelera verso un'escalation che rischia di polverizzare ogni residuo spazio di diplomazia
Vertice blindato all’Eliseo sullo schieramento di due brigate franco-britanniche: Parigi sfida la prudenza degli alleati e accelera verso un’escalation che rischia di polverizzare ogni residuo spazio di diplomazia. E mentre l’Europa prova faticosamente a disegnare scenari di pace, Emmanuel Macron fa virare il continente verso un crinale interventista.
All’Eliseo, in una riunione blindata con i vertici dello Stato e i leader dei partiti, l’inquilino di Parigi ha calato le carte: il piano francese prevede l’invio da 8 mila a 10 mila soldati in territorio ucraino nel quadro delle garanzie di sicurezza europee. E con Matilde Panot, leader del partito La France Insoumise, che precisa nelle more che lo schieramento di due brigate includerebbe poco meno di 10 mila soldati all’interno del contingente franco-britannico, metà dei quali potrebbero provenire dall’esercito transalpino.
Macron pronto a inviare fino a 6000 uomini in Ucraina
La notizia trapela dal quotidiano Les Echos. Non solo. Come riporta tra gli altri Il Tempo nella sua edizione online, la discussione d’oltralpe «ha incluso anche le armi di cui saranno dotate queste brigate. Sia Macron che il ministro delle Forze armate hanno concordato sulla “necessità di coinvolgere il Parlamento nelle discussioni. Il dibattito, con o senza votazione, si svolgerà “entro quindici giorni, massimo tre settimane”».
La decisione in un vertice dell’Eliseo due giorni dopo il summit dei “volenterosi”
Dunque, nonostante i distinguo semantici di rito e le rassicurazioni su un posizionamento «lontano dal fronte», il segnale è chiaro: la Francia è pronta a stivalare il suolo di Kiev, aprendo scenari di escalation che l’Italia e le altre cancellerie europee hanno finora cercato di scongiurare con prudenza e realismo. Con Parigi pronta a inviare fino a seimila soldati in Ucraina. Questo quanto spiegato dal presidente francese Emmanuel Macron ai partecipanti ad una riunione convocata all’Eliseo due giorni dopo il vertice della Coalizione dei volenterosi, l’8 gennaio. Il presidente francese ha riunito le forze politiche rappresentate in Parlamento per illustrare loro il potenziale piano di schieramento per il dopo accordo di pace.
Ucraina, Macron tra volenterosi e “grandeur”
La riunione si è tenuta a porte chiuse, presenti il primo ministro, Sébastien Lecornu, il ministro delle Forze Armate, Catherine Vautrin, il Capo di Stato Maggiore delle Forze Armate, Generale Fabien Mandon, i presidenti dell’Assemblea Nazionale, Yaël Braun-Pivet, e del Senato, Gérard Larcher, i presidenti dei gruppi parlamentari, i leader dei partiti e i presidenti delle Commissioni Affari Esteri e Difesa in Parlamento.
Macron ha insistito sul «passo avanti importante» che rappresenta il «sostegno» fornito dagli americani alle garanzie di sicurezza che gli europei offriranno all’Ucraina. «Le forze francesi non saranno né di interposizione né di stabilizzazione», ha detto il generale Mandon durante l’incontro. Parlando di «forze di rassicurazione dell’esercito ucraino. Non saremo in prima linea, ma saremo lì per inquadrare l’esercito ucraino», ha insistito Macron, assicurando che la forza internazionale accompagnerebbe gli ucraini «lontano dal fronte».
Soldati e diplomazia, il confronto difficile si gioca su due tavoli?
Ma il retro-pensiero che definire queste truppe “forze di rassicurazione” possa rivelarsi un esercizio di equilibrismo verbale tradisce più di un dubbio. Così come quello che adombra il fatto che, seppur nelle retrovie, l’invio di soldati rappresenti un bersaglio e un coinvolgimento diretto che rischia di polverizzare ogni residuo spazio di diplomazia.