Scandalo a Verona
Truffa dei migranti d’oro, 12 milioni a una società sportiva: “Usati anche per attività calcistiche”
Una società sportiva, dedita a calcio e basket, ha le carte in regola per ricevere oltre 12 milioni di euro in tre anni da destinare all’accoglienza dei migranti a cui è concesso l’asilo politico? Secondo la Corte dei Conti, no. Una scabrosa vicenda ha fatto segnare la prima tappa giudiziaria con una richiesta di restituzione di 2,7 milioni di euro alla Virtusvecomp — srl scorporata e distinta dalla Virtus società sportiva — che ha ospitato i richiedenti asili, dal 2016 al 2018, in varie strutture di Verona. Dall’indagine è scaturito un procedimento penale, in corso. Ma c’è già una prima condanna, economica: tre gare per l’affidamento dell’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale per gli anni 2016, 2017 e 2018 sono entrare nel mirino della Corte dei Conti dopo le indagini della Guardia di Finanza, dopo segnalazioni alla Procura.
Truffa sui migranti, la sentenza della Corte dei Conti sul caso Verona
Di una “falsa attestazione del possesso del requisito della comprovata esperienza nei servizi oggetto di gara tra l’utilizzo del personale, la regolarità e le condizioni degli immobili dove erano ospitati i migranti e subappalti non consentiti… per il 2017, parte delle somme erogate dalla prefettura erano state usate per coprire spese dell’attività calcistica… prr il 2018 dall’obbligo di rendicontazione era emerso che i costi sostenuti dalla Virtusvecomp erano anormalmente bassi, facendo ritenere che il servizio prestato fosse qualitativamente e quantitativamente inadeguato, cioè che fossero poste in essere condotte illecite con connotazione fraudolenta…”.
Da qui la sentena che condanna la Virtusvecomp dell’imprenditore Gigi Fresco alla restituzione di 2,7 milioni per “occultamento doloso”. “I 2,7 milioni da pagare? È quasi una migliorìa rispetto ai 12 milioni che ci vengono chiesti dal penale, ma non potremo mai versarli. E comunque li abbiamo spesi per i profughi. Davamo un’accoglienza ottima, certificata da un’ispezione dell’Onu e da una lettera della prefettura di Verona, in cui si complimenta con noi”, si difende Fresco dalle pagine dei giornali locali.