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Il governo lavora in silenzio per la liberazione di Trentini: le parole della premier in conferenza stampa sul caso

Cuore, impegno e fermezza

Trentini, Meloni in prima linea: non mi darò pace fino a quando la signora Armanda non riabbraccerà suo figlio Alberto

L'empatia di una madre, la postura di una premier: in conferenza stampa la presidente del Consiglio conferma lavoro e determinazione sulla vicenda dell'operatore umanitario veneziano e apre alla speranza: «Sono fiduciosa. Considero il segnale dato dalla presidente Rodriguez un atto di grande valore»

Politica - di Chiara Volpi - 9 Gennaio 2026 alle 17:40

Non c’è spazio per la rassegnazione quando in gioco c’è la vita e la libertà di un patriota italiano nelle carceri d’oltremare. La vicenda di Alberto Trentini, il nostro connazionale detenuto da oltre 400 giorni nelle segrete del regime venezuelano, resta una ferita aperta nel cuore della Nazione, ma trova oggi nella fermezza di Giorgia Meloni una garanzia di impegno totale.

Trentini, Meloni: «Avanti fino a quando la signora Armanda non riabbraccerà suo figlio Alberto»

«Il governo italiano si occupa della vicenda di Alberto Trentini quotidianamente da 400 giorni – esordisce nella sua risposta Giorgia Meloni a chi tra i giornalisti in conferenza stampa le chiede notizie sulla possibile scarcerazione dell’operatore umanitario veneziano arrestato dal governo di Maduro ormai oltre un anno fa –. Ma come sappiamo, non è l’unico italiano detenuto in Venezuela. Lo abbiamo fatto, diciamo, e lo continuiamo a fare mobilitando tutti i canali: che sono canali politici. Che sono canali diplomatici, che sono canali di intelligence. E non smetteremo di occuparcene fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio».

L’empatia di una madre, la postura di una premier

E ancora. «Io ho parlato varie volte con la mamma di Alberto – ha proseguito la premier – e chiaramente capisco il suo dolore e la sua difficoltà. È molto doloroso anche per me non riuscire a dare risposte nei tempi in cui vorrei darle». Ma subito dopo la premier aggiunge anche una nota di ottimismo: «Io sono fiduciosa, voglio dire che considero il segnale dato dalla presidente Rodriguez un segnale di grande valore».

E allora, come è facile dedurre, le parole della Premier in conferenza stampa non sono solo un atto di solidarietà materna verso la signora Armanda, ma la rivendicazione di una postura diplomatica che ha smesso di essere supina. Tra le righe del commento della Meloni si legge la strategia di un governo che, finalmente, attiva contemporaneamente i canali della politica, della diplomazia e dell’intelligence, senza i complessi d’inferiorità del passato e ormai lontana da una certa passività di ritorno. «Non smetteremo di occuparci di questa vicenda fino a quando la signora Armanda non potrà riabbracciare suo figlio», ha scandito non a caso la premier, lasciando intendere un’accelerazione decisiva che lascia ben sperare per una conclusione imminente e positiva della drammatica vicenda.

Il caso Trentini: un’odissea lunga 400 giorni

Si una vicenda drammatica, quella di Alberto Trentini, la cui detenzione in Venezuela è iniziata il 15 novembre 2024. L’operatore umanitario veneziano si trovava nel Paese da meno di un mese per conto della Ong Humanity & Inclusion, impegnata nell’assistenza alle persone con disabilità, quando il 46enne –che era arrivato a Caracas il 17 ottobre – viene fermato a un posto di blocco mentre viaggiava verso Guasdualito per portare aiuti alle comunità locali. Basti pensare che al momento dell’arresto Alberto non aveva con sé neanche le medicine di cui ha bisogno. Da quel momento avrebbe trascorso più di 400 giorni in un carcere di massima sicurezza alle porte della capitale venezuelana.

L’impegno del governo, le parole della premier

Non solo. Nelle prime settimane non si è saputo nulla sulla sua detenzione. Per oltre due mesi le autorità non hanno fornito notizie. Né hanno permesso alcun contatto con lui. A gennaio 2025 poi, Palazzo Chigi in una nota assicurò che si stavano «attivando tutti i canali possibili per garantire una soluzione positiva e tempestiva», garantendo «massima attenzione fin dall’inizio». E così è stato, tanto che oggi nel suo intervento sulla vicenda la premier lo ha confermato pubblicamente.

Trentini, 400 giorni di buio e paura. Le parole della premier (e il segnale di Delcy Rodríguez) aprono alla speranza

Sì, perché la storia di Alberto Trentini è quella di un cooperante italiano finito negli ingranaggi di una giustizia, quella di Caracas, spesso opaca e condizionata dalle tensioni politiche interne. Arrestato oltre un anno fa, Trentini è stato travolto da accuse che la famiglia e i legali hanno sempre respinto con forza, definendolo vittima di un tragico errore. O, peggio, di una strumentalizzazione legata al suo lavoro nel sociale in un territorio complesso.

Meloni su Trentini, un «segnale di grande valore» che potrebbe trasformare le speranze della famiglia in una realtà di libertà

In questi 400 giorni di buio, allora, Alberto ha vissuto la durissima realtà delle carceri venezuelane, tra privazioni e incertezza del domani. La sua detenzione è diventata il simbolo di una più ampia criticità che riguarda diversi cittadini italiani e italo-venezuelani rimasti intrappolati nelle maglie del regime. L’apertura citata oggi da Giorgia Meloni, riguardante i segnali giunti dalla presidenza di Delcy Rodríguez, rappresenta allora il primo vero spiraglio di luce. Un «segnale di grande valore» che potrebbe trasformare le speranze della famiglia in una realtà di libertà, riportando finalmente Alberto a casa dopo un’ingiusta e dolorosa odissea.

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di Chiara Volpi - 9 Gennaio 2026