L'analisi
Tajani frena gli allarmi sul dopo Venezuela: «Escalation in Ucraina o a Taiwan? Questioni da tenere nettamente distinte»
Il ministro degli Esteri ribadisce l'impegno dell'Italia per gli italiani nel Paese e per la liberazione di quelli detenuti. E ricorda la specificità della minaccia del narcotraffico in America Latina. Trump e la Groenlandia? «Vediamo quali saranno le intenzioni reali...»
«L’uso delle armi non è idoneo a risolvere le questioni, ma vista la minaccia che gli Usa prevedevano è legittimo l’intervento». A ribadirlo è stato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, parlando della situazione in Venezuela. Il vicepremier ha ricordato che «il narcotraffico è anche uno strumento per attaccare altri Paesi». Ciò che conta ora, ha sottolineato, «è lavorare per una transizione democratica. Noi abbiamo sempre condannato i crimini di Maduro. Senza Maduro il Venezuela è più libero, noi dobbiamo lavorare per garantire i nostri connazionali».
Tajani: «Assistiamo gli italiani in Venezuela»
Quello della sicurezza degli italiani nel Paese resta per il governo, come spiegato fin dalle prime ore della crisi, una priorità assoluta, che investe anche la liberazione dei detenuti, tra i quali anche il cooperante veneziano Alberto Trentini, incarcerato nel novembre 2024 senza che vi sia a suo carico un’accusa. «Assistiamo la comunità italiana in Venezuela, composta da 170-180mila persone, una delle più grandi al mondo», ha detto il vicepremier in collegamento telefonico con la rubrica del Tg2 “Italia Europa”.
L’impegno per Trentini e gli altri connazionali detenuti
«Siamo anche al lavoro per aiutare Alberto Trentini», ha sottolineato Tajani, spiegando che ci sono diversi detenuti politici arrestati durante le manifestazioni contro le elezioni politiche presidenziali e che «non sarà facile, speriamo che lo sia dopo l’uscita di Maduro». È stato poi ai microfoni di Rtl 102.5, che il ministro degli Esteri ha riferito che, in particolare per quanto riguarda Trentini, «fino a ieri sera ho parlato con il nostro ambasciatore a Caracas, stiamo lavorando e stiamo tentando il possibile e l’impossibile, speriamo che con Rodriguez il dialogo sia più facile per riportare a casa una persona che non ha fatto niente di male».
Escalation in Ucraina o a Taiwan? «Situazioni da tenere nettamente distinte»
Rispondendo a una domanda se ci siano rischi di escalation in Ucraina o a Taiwan dopo blitz Usa in Venezuela, Tajani ha avvertito che «io credo che debbano essere tenute nettamente distinte le questioni. Il tema del narcotraffico è un tema particolare, è un tema che riguarda quella parte di America Latina, a cominciare dal Venezuela, per poi passare a parti della Colombia, dove ci sono proprio organizzazioni terroristiche che sopravvivono e si finanziano e si armano grazie al narcotraffico». «Quindi c’è un sistema che deve essere assolutamente scardinato. L’Italia partecipa a tutte le operazioni internazionali per combattere il traffico internazionale di droghe. Ripeto, non è soltanto una questione di business, è anche una questione di sicurezza». E le dichiarazioni di Trump sulla Groenlandia? «Dichiarazioni Trump ne ha fatte tante, vediamo quali saranno le intenzioni reali…».
La necessità che l’Ue rafforzi la propria sicurezza
«La Ue deve prendere la propria posizione e garantire l’indipendenza di un territorio che fa parte della Danimarca», ha proseguito il ministro, dicendosi anche «assolutamente convinto della necessità di rafforzare la sicurezza europea. Era il sogno di De Gasperi, poi è stato il sogno di Berlusconi. Ora finalmente si stanno compiendo dei passi in avanti per un maggior coordinamento». «Credo che serva una difesa europea, che è qualche cosa di più di un coordinamento tra le forze europee. Detto questo, ora dobbiamo andare avanti per rafforzare la nostra sicurezza, che è un concetto molto più ampio della difesa. Ecco, per esempio, la sicurezza cibernetica, la lotta contro il narcotraffico, che sono tutte questioni – ha concluso Tajani – che riguardano la sicurezza generale e dell’Unione Europea».