Giustizia capovolta
Sul lastrico con beffa, gioielliere che sparò ai ladri e carabiniere che uccise un siriano in azione devono risarcire i “cari” delle vittime
Dalla rovina economica di Mauro Roggero al caso del vicebrigadiere Marroccella: ecco perché il "Ddl Scudo" di FdI è l'unica risposta a una giustizia che infierisce su chi si difende dal crimine o, addirittura, serve lo Stato. Anche i cittadini sanno da che parte stare
Piove sempre sul bagnato: e quella che viene giù è una tempesta giudiziaria che si abbatte anche economicamente contro chi prova a difendersi, a nome dello Stato, o in prima persona, dal crimine che pensa di poter agire indisturbato. Il risultato è una beffa elevata al quadrato che, nei casi del gioielliere Mario Ruggero – che si difese e reagì a una rapina sparando ai ladri all’ennesimo abuso criminale subìto –. E in quello del vicebrigadiere Marroccella – il carabiniere che sparò per fermare un siriano irregolare che aveva già ferito un collega – indigna e sconcerta. Ma veniamo ai fatti, e ai conti da saldare a parenti delle vittime e alla Giustizia.
Dal gioielliere Roggero al carabiniere Marroccella, la beffa “al quadrato” dei risarcimenti
Dunque, per colpa della provvisionale al gioielliere di Grinzane Cavour pignorano due immobili e l’uomo perderà i beni già sequestrati. E ora rischia di fallire per i risarcimenti: 780.000 euro, più 88.000 di spese legali. Con probabile colpo di grazia in sede civile da oltre 3 milioni di risarcimenti. Nella seconda vicenda, che vede al centro della pesante sentenza economica i parenti del siriano, il carabiniere condannato a 3 anni di reclusione per eccesso colposo nell’uso legittimo di armi, ha ricevuto l’ingiunzione di 137.000 euro. Ma, se già non fosse abbastanza, alla “questua” partecipano in prima fila persino i familiari della vittima che – riferisce La Verità che organizzato la raccolta fondi per il militare – sostengono di aver visto il congiunto quando questo si trovava in cella. E i cinque figli che avevano deciso di allontanarsi da lui.
Una beffa al quadrato, si diceva appunto, che arriva proprio quando FdI – appena ieri – lancia la sua proposta a tutela delle forze dell’ordine. In sintesi: mentre il gioielliere Mario Roggero viene depredato dei suoi bene e rischia di dover sborsare la cifra monstre di 3 milioni di euro. E il vicebrigadiere Emanuele Marroccella riceve un’ingiunzione da 137.000 euro per aver fatto il proprio dovere (oltre alle spese processuali), Fratelli d’Italia lancia il ddl “Scudo”. E una colletta organizzata dal quotidiano diretto da Belpietro, che verserà i fondi dal conto corrente bancario del giornale, oltre a risolvere l’onerosa incombenza del militare, dimostrano chiaramente da che parte stanno governo e cittadini e, in generale, l’opinione pubblica di fronte a fatti di tale specie…
La raccolta fondi dei lettori dimostra da che parte sta l’opinione pubblica
Non a caso, scrive La Verità in edicola oggi, «la somma raccolta grazie alle vostre sottoscrizioni», ha «superato di gran lunga la cifra necessaria arrivando a un totale di 450.000 euro. Le eccedenze faranno parte di un fondo vincolato da destinare a casi simili ritenuti meritevoli da questo giornale, sui quali informeremo al centesimo i lettori».
Il gioielliere e il carabiniere, i simboli di un’Italia capovolta
Sì, perché la storia di Roggero, prima. E di Marroccella poi, sono – mutatis mutandis – il simbolo di un’Italia capovolta, dove chi si difende e chi difende la legalità, finisce condannato e sul lastrico. Mentre i parenti di un pregiudicato — quattro fogli di via e una sfilza di precedenti — battono cassa con provvisionali immediatamente esecutive e richieste di danni biologici e accuse morali di sorta (nel caso di Marroccella in particolare, opinabili)…
Ora, della vicenda Roggero abbiamo dato conto nei giorni scorsi, veniamo allora al caso Marroccella: un precedente che, definire paradossale, è forse un eufemismo. Dobbiamo riavvolgere il nastro e tornare alla notte del 20 settembre 2020, quando il vicebrigadiere interviene per un furto all’Eur. Per bloccare Jamal Badawi, che aveva già ferito un collega infilzandolo con un cacciavite al petto, ricorre alla pistola d’ordinanza. Risultato? Condanna a tre anni per eccesso colposo di uso delle armi, e pignoramento di fatto dello stipendio: 125.000 euro di provvisionale ai familiari, più le spese legali da saldare.
Il tutto condito da dettagli che gridano vendetta: tredici parenti costituiti parte civile, molti dei quali mai visti al processo. E figli che avevano rotto i ponti col padre (già decaduto dalla potestà genitoriale). Eppure, la giustizia sembra procedere con sollecitudine in certi casi, concedendo risarcimenti lampo basati su autocertificazioni di non abbienza. E se non fosse stato per la mobilitazione dei lettori de La Verità, oggi un servitore dello Stato sarebbe un uomo finanziariamente distrutto.
La risposta di FdI: mai più soli
È proprio in questo solco che si inserisce il disegno di legge targato FdI, con Renato Ancorotti primo firmatario. La proposta mira a emendare la Legge Reale per introdurre uno “scudo procedurale”: processi agli agenti solo su richiesta del Ministro e spese legali interamente a carico dello Stato fino a sentenza definitiva. L’obiettivo è mettere fine al “massacro mediatico e giudiziario” preventivo. Proteggere l’integrità di chi indossa una divisa non è un privilegio, ma un atto di giustizia per chi, in frazioni di secondo, deve decidere tra la vita e la morte, sua o di altri possibili vittime innocenti. Perché lo Stato non può più permettersi di processare se stesso, lasciando i suoi uomini nell’arena del dubbio sistematico (o peggio ancora delle polemiche e delle recriminazioni) alimentate dalle sinistre.