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Corinaldo

Nel 2018

Strage di Corinaldo, l’appello delle famiglie a Giorgia Meloni: “Confidiamo in lei, tragedia evitabile come a Crans Montana”

Nella discoteca marchigiana morirono cinque ragazzi tra i 14 e i 16 anni e una giovane mamma

Cronaca - di Paolo Cortese - 12 Gennaio 2026 alle 14:16

“Noi aspetteremo fiduciosi che la giustizia faccia il suo corso, ma chiediamo di non essere lasciati soli”. Lo scrivono le famiglie delle vittime della tragedia avvenuta, la notte dell’8 dicembre 2018, nella discoteca di Corinaldo (Ancona) dove persero la vita cinque ragazze e ragazzi tra i 14 e i 16 anni e una mamma di 39 anni, in un passaggio della lettera aperta indirizzata alla presidente del consiglio Giorgia Meloni dopo i fatti di Crans-Montana.

La lettera alla Premier

“Vogliamo esprimere il nostro cordoglio più sincero alle famiglie delle giovani vittime della tragedia di Crans-Montana – sottolineano le famiglie delle vittime della tragedia di Corinaldo nella lettera aperta a Meloni -. A noi sette anni fa è successa la stessa cosa e nessuno più di noi può capire il dolore profondo di perdere un figlio o una compagna o una madre in questa maniera, in un locale che doveva essere sicuro, durante una serata che doveva essere di divertimento”. Le famiglie esprimono il loro “profondo apprezzamento per le sue frasi di vicinanza ai famigliari delle vittime di questa tragedia. Lei ha affermato non solo che il governo è pronto a fornire alle famiglie tutta l’assistenza necessaria per fare sì che possano avere giustizia, ma ha anche dato la sua parola per garantire che queste famiglie non verranno lasciate sole”.

“Drammi che potevano essere evitati”

Ci rammarica che a sette anni di distanza la tragedia che mai sarebbe dovuta accadere, non sia stata di insegnamento per evitare ulteriori accadimenti della stessa natura – aggiungono nella lettera i parenti della strage in discoteca – Nel suo discorso lei si chiedeva se cose simili fossero già successe in Italia o se sia mai possibile che accadano nel nostro Paese. Purtroppo sì, sono già successe, nonostante le norme che lei ha definito più stringenti rispetto al contesto di Crans-Montana. Perché è importante non solo che le norme di sicurezza esistano, ma anche che vengano rispettate. Quello di Crans-Montana è un dramma che poteva e doveva essere evitato”.

Fra tre mesi il giudizio in appello

Nei prossimi tre mesi si deciderà il giudizio in appello della parte del processo che riguarda la sicurezza del locale. Noi portiamo avanti da sette anni una battaglia che a volte sembra solo nostra ma che in realtà è di tutti: per questo il supporto dello Stato è qualcosa che vorremmo ricevere anche noi – concludono le famiglie delle vittime di Corinaldo – È una battaglia sulla sicurezza dei locali”.

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di Paolo Cortese - 12 Gennaio 2026