Venezuela liberato
Spari a Caracas, avvistati droni sul palazzo presidenziale. La Machado offre il Nobel per la Pace a Trump
Caracas è stata scossa nella notte da intense raffiche di fuoco nei pressi del Palazzo Presidenziale di Miraflores, dopo l’avvistamento di droni sopra lo spazio aereo ristretto dell’area governativa. Le autorità venezuelane hanno precisato che i colpi, sparati dalle forze di sicurezza – Guardia Presidenziale, Polizia Nazionale Bolivariana e unità delle Fanb – erano di avvertimento e dissuasione, e che la situazione è stata rapidamente riportata sotto controllo senza vittime ufficiali. L’episodio, iniziato intorno alle 20 locali (l’1 di notte in Italia) e durato meno di un’ora, sarebbe stato un “fuoco amico” dovuto a confusione interna tra le diverse unità di sicurezza, e non coinvolgerebbe droni esterni né operazioni straniere. Lo riportano i media venezuelani.
Venezuela in fibrillazione, spari a Caracas e droni in volo
L’allarme ha provocato l’evacuazione precauzionale di edifici governativi e ministeri centrali, mentre sono state chiuse temporaneamente alcune attività commerciali e strade nei quartieri limitrofi a Miraflores, come Avenida Urdaneta, La Pastora e El Paraíso. Residenti e testimoni hanno descritto scene di panico durante le raffiche, con persone rifugiatesi in negozi o edifici, ma le misure si sono limitate alle zone interessate e la normalità è stata ristabilita entro poche ore. La Casa Bianca ha ribadito di monitorare la situazione senza alcun coinvolgimento degli Stati Uniti.
L’offerta della Machado a Trump
La leader dell’opposizione venezuelana, María Corina Machado, ha intano annunciato di voler rientrare in Venezuela “il prima possibile” e ha espresso gratitudine al presidente statunitense Donald Trump per la cattura di Nicolás Maduro, definendo l’operazione “un giorno in cui si è fatta giustizia” e “un passo enorme per l’umanità, la libertà e la dignità umana”. In un’intervista a Fox, Machado ha affermato che le piacerebbe “offrire personalmente il Nobel” al presidente americano. Pur evitando di commentare la ‘roadmap’ indicata da Washington per il futuro del Paese, la leader dell’opposizione ha sottolineato che “la transizione deve avanzare”.
Machado ha criticato duramente la neo-presidente ad interim Delcy Rodríguez, definendola “una delle principali artefici della tortura, della persecuzione, della corruzione e del narcotraffico” e “alleata chiave di Russia, Cina e Iran”, sostenendo che “non è qualcuno di cui i leader internazionali possano fidarsi e viene realmente rifiutata dal popolo venezuelano”. Ha inoltre assicurato che, in elezioni “libere e giuste”, l’opposizione vincerebbe “con oltre il 90 per cento dei voti”.
