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Crans Montana, nelle telefonate ai soccorsi la cronaca dell’orrore in diretta

L'inferno minuto per minuto

“Sono quasi morto. Credo di essere bruciato”: l’eco dell’orrore di Crans Montana in quelle 171 chiamate ai soccorsi

Cronaca - di Greta Paolucci - 31 Gennaio 2026 alle 14:29

Il suono dell’inferno di Capodanno a Le Constellation di Crans Montana ha la voce spezzata di un ragazzo che a stento riesce a dire: «Sono quasi morto. Credo di essere bruciato. L’intero locale è bruciato»: ed è solo uno dei passaggi più agghiaccianti delle registrazioni audio trasmesse dall’emittente francese Bfmtv, che ancora in queste ore restituiscono la dimensione reale di una strage che non smetterà di riecheggiare orrore e morte, dolore e rabbia ora sotto inchiesta.

Crans Montana, quelle 171 telefonate ai soccorsi che gridano l’orrore

Non è solo un dato statistico, ma un coro disperato: 171 telefonate dirette al 144, il numero di emergenza svizzero, concentrate in appena novanta minuti. Un’ora e mezza di puro terrore “via cavo”, dove il centralino vallesano è stato letteralmente sommerso da grida, richieste di aiuto e resoconti confusi di chi, tra le fiamme, cercava una via d’uscita che per molti non è mai esistita…

«L’intero Constellation è bruciato», grida qualcuno. «Penso che i miei amici siano morti lì dentro. Ci sono molte persone che sono quasi morte, signora, chiami un’ambulanza», prosegue la stessa voce giovane e disperata. Mentre grida di panico provengono da lontano, in francese, e in un’altra telefonata si sente: «Per favore, signora, qui è Le Constellation a Crans-Montana , c’è un incendio, ci sono dei feriti».

Una cronaca di morte in tempo reale

La prima chiamata arriva intorno all’una di notte: una richiesta di soccorso per un’emergenza al Le Constellation. Poi, il caos. Le grida che filtrano in sottofondo. Il panico che sale, le voci che implorano: «I miei amici sono morti lì dentro…». Le registrazioni, ora depositate agli atti delle indagini, documentano un crescendo di disperazione che si è protratto fino a notte fonda.

Un terrore e un inferno di fuoco e di fumo che prosegue via cavo fino alle 3 del mattino, con le telefonate che inondano il centralino dei servizi di emergenza. In preda allo choc, molti cercavano di descrivere la tragedia che stavano vivendo, con resoconti a volte confusi, e sempre comunque carichi di orrore. E così, allertati in massa, i primi soccorritori arrivano sul posto e si ritrovano ad affrontare una situazione drammatica. Decisamente critica. «Sono sul luogo dell’incendio a Crans-Montana», spiega uno dei primi soccorritori. Che aggiunge: «Primo rapporto: tre persone con gravi ustioni».

Rogo letale a Crans Montana, oltre la fredda cronaca…

Poi, durante la notte, le chiamate hanno consentito alla centrale operativa di coordinare le operazioni tra i soccorritori sul posto e i medici negli ospedali. Ma quel materiale audio non serve solo a ricostruire la dinamica: mette a nudo la criticità dei primi interventi. Allora, se da un lato l’operatore del 144 cercava di coordinare i medici – «Vi chiamo per un’esplosione… ho quattro vittime e trenta feriti», diceva nelle prime fasi – dall’altro i primi soccorritori giunti sul posto descrivevano una situazione già compromessa: «Primo rapporto: tre persone con gravi ustioni». Oggi sappiamo bene che quel bilancio iniziale, già drammatico, si aggraverà enormemente fino a raggiungere la cifra di 40 morti e 116 feriti.

Crans Montana, in quelle telefonate ai soccorsi l’orrore dell’incendio, il crollo delle certezze…

E non è ancora tutto. Perché queste telefonate aggiungono un tassello fondamentale all’inchiesta: il divario tra la percezione di chi era dentro quella gabbia infernale, e la macchina dei soccorsi. Così, mentre la Procura di Roma si prepara al vertice di febbraio con i colleghi svizzeri, queste 171 chiamate restano lì, a futura memoria. Come il testamento sonoro di una tragedia che non può essere archiviata come un semplice incidente. Il grido di chi ha visto il mito della sicurezza svizzera trasformarsi, in una notte di festa, in una trappola mortale.

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di Greta Paolucci - 31 Gennaio 2026