Milano
Solita vergogna: indagato per omicidio volontario il poliziotto che ha sparato al pusher marocchino armato
Un atto dovuto, certo, ma quell’accusa di omicidio volontario al poliziotto che ha sparato e ucciso un uomo di origini marocchine di 28 anni, che gli avrebbe puntato contro una pistola, fa discutere, brucia, per certi aspetti indigna. La pistola del presunto pusher nordafricano, che operava nel malfamato quartiere di Rogoredo, era a salve, ma era anche una perfetta riproduzione di una pistola Beretta 92. Il poliziotto, assistito dall’avvocato Pietro Porciani, è stato interrogato in Questura dal pm Giovanni Tarzia nelle indagini della Squadra mobile della Polizia e in quella sede gli è stato notificato l’avviso di garanzia per il reato di omicidio volontario.
Nonostante lui abbia sostenuto la legittima difesa. “Gli avevamo detto ‘fermo polizia’, lui si è avvicinato ancora, era a una ventina di metri e mi ha puntato l’arma contro, ho avuto paura e ho sparato per difendermi”, ha detto l’agente ai pm durante l’interrogatorio in Questura. “Se non c’è in questo caso la scriminante della legittima difesa, non so in quale altro caso possa esserci”, ha spiegato il suo avvocato. Oggi, intanto, una troupe Rai di “Ore 14″, con i giornalisti Francesca Pizzolante e Giovanni Violato, che erano impegnati a Milano, in zona Rogoredo, è stata aggredita da un gruppo di spacciatori e solo l’intervento della polizia ha evitato il peggio. Giovanni Violato, operatore, è stato colpito e rapinato. Pare che sia stato scambiati per un poliziotto in borghese.
La ricostruzione dell’agente fatta agli inquirenti
“Ho avuto molta paura: in tanti anni di servizio, in Polizia qualcosa ho visto ed ho fatto, ma finché non capita uno non ci pensa…ma questa è un’altra cosa”, ha detto il poliziotto indagato Nel giubbotto della vittima gli agenti hanno trovato “della sostanza stupefacente, cocaina, eroina e hashish”.
“Subito dopo l’esplosione del colpo la persona era a terra a faccia in su e l’arma (replica di un’arma in uso alle forze dell’ordine, ndr) era vicina alla persona a terra. lo, per come ci hanno insegnato a fare, ho tolto l’arma dalla disponibilità del soggetto. Mi sembra di averlo fatto con la mano e la pistola era sempre vicina ma tolta dalla possibilità di essere presa”, poiché l’uomo era gravissimo ma ancora vivo “con la pistola a quindici centimetri”. L’arma “aveva la sicura non inserita e l’abbiamo spostata” aggiunge nell’interrogatorio davanti al pubblico ministero Giovanni Tarzia. “Dal momento in cui l’arma è stata spostata di più per permettere ai soccorsi di operare, sono state fatte delle foto prima, quando era stata spostata quel tanto per la sicurezza”, dice l’agente difeso dall’avvocato Pietro Porciani. Il poliziotto ha affermato di aver visto prima “da lontano (…) due figure che inizialmente si avvicinavano verso di noi, poi uno l’ho perso di vista mentre l’altro inizialmente l’ho perso di vista e poi l’ho rivisto di nuovo avvicinarsi e di nuovo fermarsi”. In pratica il 28enne che poi ha ucciso è riapparso dopo “dieci minuti”. “Quando siamo arrivati a circa 20 metri la persona si è fermata – ha ribadito nel verbale -. Ci siamo qualificati dicendo ‘fermo polizia’ e lui ha tirato fuori dalla tasca destra un’arma puntandomela contro. Io, che nel frattempo avevo aperto il giubbotto e avevo fatto un passo per iniziare a rincorrerlo, ho estratto al pistola dalla fascia addominale ed ho esploso un colpo in direzione del soggetto”. Una volta avvicinatosi al ragazzo ferito mortalmente, ha detto che l’arma, la quale si è scoperto essere a salve e una replica di quelle in uso alle forze dell’ordine, si trovava a “quindici centimetri dalla mano” e di aver sentito “l’esigenza” di allontanarla, in quanto aveva “la sicura non inserita”. “Lo chiamavano con pseudonimo di Zack – ha aggiunto precisando che nel giubbotto la vittima aveva della sostanza stupefacente -. So che di recente era stato fermato da una volante del commissariato, ma non ci ho mai avuto a che fare. Abbiamo fatto varie attività in Commissariato ed il bosco” di Rogoredo “è sempre stato della famiglia” a cui appartiene il giovane morto con un colpo alla testa, “inteso che loro gestiscono l’attività di spaccio; lì abbiamo fatto varie attività, anche tecniche montando delle telecamere, e conoscevamo i fratelli, i cugini e i componenti della famiglia. C’era anche stato un ferimento d’arma da taglio tempo fa, abbiamo eseguito delle misure cautelari sempre in quel bosco”.
Rogoredo, nel bosco della droga il poliziotto in borghese ha ucciso il marocchino
Ma cos’era accaduto due giorni fa? Gli inquirenti stanno facendo chiarezza. Poco prima delle 18, secondo la prima ricostruzione della polizia, un 28enne marocchino con precedenti per spaccio di droga e resistenza a pubblico ufficiale si sarebbe avvicinato mentre gli agenti stavano fermando un presunto spacciatore. L’uomo avrebbe puntato un’arma contro la pattuglia, quasi certamente un riproduzione di una Beretta calibro 92. E uno degli agenti, dopo avergli intimato l’alt, avrebbe sparato un colpo per difendersi, un solo colpo alla testa che ha freddato il nordafricano, che sarebbe considerato un trafficante di droga.
Stando a quanto riferito, nell’interrogatorio il poliziotto ha raccontato che in quel momento, durante il servizio di controllo antidroga nel quartiere Rogoredo, erano in due, lui ed un collega, e avevano appena fermato un presunto spacciatore. Il 28enne, Abdheraim Mansouri ha iniziato ad avvicinarsi a loro e i due agenti gli hanno gridato “fermo polizia” e a quel punto l’uomo, stando sempre all’interrogatorio, ha estratto la pistola (poi risulterà a salve) e l’ha puntata addosso al poliziotto che per una reazione “di paura e di difesa”, come ha messo a verbale, ha sparato colpendolo alla fronte e uccidendolo. Ora nelle indagini saranno effettuati sia l’autopsia sul corpo del 28enne che gli accertamenti balistici per ricostruire la traiettoria dello sparo e tutta la dinamica dell’azione. E poi tutte le altre analisi e attività necessarie. Secondo la difesa, sarà accertato che si è trattato di legittima difesa e cadrà, sempre a detta dell’avvocato Porciani, la contestazione tecnica ipotizzata per svolgere le indagini.
Da Salvini solidarietà all’agente
“Se un agente di polizia durante un controllo in una periferia complicata di Milano si trova minacciato con un’arma che solo successivamente si scopre essere a salve, e difende sé stesso e i suoi colleghi, fa semplicemente il suo dovere. Che sia indagato per omicidio volontario mi sembra assolutamente sbagliato”, ha dichiarato il ministro Matteo Salvini a margine della cerimonia per la riapertura della tratta ferroviaria Brunico-Fortezza in Val Pusteria. Tanto che, fa sapere il vicepremier, “nel decreto sicurezza, anche su richiesta della Lega ci sarà la cancellazione dell’iscrizione automatica nel registro degli indagati per agenti delle forze dell’ordine che facendo il loro lavoro devono difendersi. Non si festeggia mai una morte, ma aveva questo ragazzo aveva numerosi precedenti ed era ben noto alle forze dell’ordine. Se vai in giro con una pistola in tasca, a salve o meno, un uomo in divisa fa il suo mestiere”.
Anche FdI invita a non criminalizzare l’agente. “Ho chiesto al suo avvocato di poter incontrare personalmente il poliziotto. Sono e sarò sempre, senza alcuna esitazione o tentennamento, come tutta Fratelli d’Italia dalla parte delle Divise che tutelano il nostro Paese. La difesa per noi è sempre legittima, sia che si tratti del caso di Ramy con il Carabiniere che ieri sera con il poliziotto. È necessario che al più presto approviamo alle Camere il secondo Decreto Sicurezza dove abbiamo già previsto più tutela per le Forze di Polizia che da sempre, per il centrodestra, rappresentano un punto riferimento”, dichiara Riccardo De Corato, il deputato di Fratelli d’Italia, vice Presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera ed ex vice Sindaco delle Giunte di Centrodestra milanesi.
“L’agente che ieri sera a Rogoredo ha sparato a uno spacciatore pregiudicato ha reagito di fronte a una minaccia. E’ assurdo pretendere che dovesse distinguere se l’arma fosse vera o a salve. In quei momenti non c’e’ spazio per l’esitazione, come purtroppo sanno bene i tanti poliziotti e appartenenti alle forze dell’ordine uccisi dai malviventi. Daremo sempre il nostro sostegno alle forze dell’ordine quando agiscono nell’ambito della legalita’ per difendere la sicurezza dei cittadini”, dice l’assessore regionale alla Sicurezza Romano La Russa.