Australian Open
Sinner delude e perde con Djokvovic. Addio finale: “Complimenti a Novak, il tennis è così”
Grande delusione. Jannik Sinner è fuori dalla finale degli Australian Open e non potrà difendere il titolo vinto lo scorso anno. Il campione italiano ha perso contro un sontuoso Novak Djokovic, che ha la meglio in cinque set nella semifinale con il punteggio di 6-3, 3-6, 6-4, 4-6, 4-6. “Non trovo le parole, mi sembra tutto surreale. Più di 4 ore, sono le due notte. Mi ricorda la finale del 2012 durata quasi sei ore. Sapevo che soltanto giocando così avevo una chance di vincere, avevo perso le ultime cinque gare consecutive contro Sinner. Sotto rete gli ho detto ‘grazie di avermi fatto vincere ancora una volta’. Si merita un grande applauso”. Così i campione serbo a bordo campo intervistato dopo la gara.
Australian Open, Sinner fuori dalla finale sconfitto da un sontuoso Djokovic
Tante, troppe, per il nostro Sinner, le occasioni perdute, soprattutto nei momenti decisivi di una partita durata oltre quattro ore. A risaltare sono le 16 palle break non sfruttate, otto solo nell’ultimo set. È lì che la semifinale ha cambiato registro. Non per un crollo dell’azzurro, ma per l’incapacità di affondare il colpo. “È una sconfitta che fa male, molto”, dice un avvilito Sinner in conferenza stampa. “Ho avuto le mie occasioni, molte palle break anche nel quinto set che non sono riuscito a sfruttare. Lui lì ha tirato alcuni grandi colpi ma il tennis è così. È stata un po’ una montagna russa”. Non era stata da meno la prima semifinale, tra Alcaraz e Zverev, durata 5h e 27 minuti.
Il campione italiano: fa molto male, ma il tennis è così
Sinner chiude l’incontro con 152 punti vinti contro i 139 di Djokovic. Un margine che certifica come l’azzurro abbia spesso comandato gli scambi, preso l’iniziativa, imposto il ritmo. Ma il tennis non premia la quantità, premia la qualità dei momenti. Sinner parte forte, vince il primo set, reagisce nel terzo, resta sempre agganciato alla partita. Ha il controllo emotivo e tecnico per lunghi tratti dell’incontro, ma ogni volta che il punteggio gli offre la possibilità di scappare, Djokovic resiste. Nel quinto set, l’azzurro ha più volte la partita in pugno, ma non lo stringe.
Oggi qualcosa non ha funzionato, anche se il livello è stato altissimo
Djokovic non gioca sempre meglio dell’avversario, ma gioca sempre meglio i punti che contano. Accetta di soffrire, convive con i limiti fisici, gestisce le pause, rallenta quando serve e accelera quando l’altro esita. A quasi 39 anni, il serbo continua a sorprendere il mondo. Lo stesso Sinner nel post partita deve ammettere la realtà. “Oggi non ha funzionato qualcosa, anche se il livello è stato altissimo“. L’azzurro riconosce il valore dell’avversario e la lezione ricevuta. “Ha vinto 24 Slam e non sono sorpreso del suo livello. È stato il più grande per tanti anni, un modello per me e per Carlos. Ho avuto le mie opportunità e le ho perse, va dato molto merito a lui. Ho fatto più punti di lui, ma è irrilevante. Otto palle break sprecate nel quinto? Non dico su tutte e otto le palle break, ma nella maggior parte di esse ha servito molto bene. Ho avuto le mie occasioni, ho commesso degli errori, può succedere. Così funziona il tennis. Devo solo fare i complimenti a Djokovic!.