L'iniziative per le divise
Sicurezza, arriva lo “scudo FdI”: processi agli agenti solo su richiesta del ministro. La rivoluzione che protegge chi ci difende
Basta con lo Stato che processa se stesso. Stop alla solitudine di chi indossa una divisa e, nel cuore della notte o nel caos di una piazza, deve decidere in una frazione di secondo tra la vita e la morte, sapendo che il giorno dopo potrebbe ritrovarsi solo davanti a un magistrato e con il conto in banca prosciugato dalle spese legali. Fratelli d’Italia batte un colpo fondamentale sul tavolo della giustizia e della sicurezza: arriva il ddl “scudo”.
Un impianto normativo – che potrebbe presto confluire nel prossimo Decreto Sicurezza – per dire chiaramente che chi serve lo Stato e protegge i cittadini non può essere lasciato in balia di un massacro mediatico e giudiziario. E non è un privilegio: è una necessità vitale per un Paese che vuole smettere di essere ostaggio del sospetto e tornare a essere baluardo della legalità. Ma procediamo con ordine: e vediamo di cosa si tratta.
Sicurezza, arriva il Ddl “scudo” di FdI
Procedimenti penali solo su richiesta del ministro e argine all’esposizione mediatica degli agenti: al Senato arriva un nuovo disegno di legge targato FdI – con Renato Ancorotti come primo firmatario – che ridisegna le tutele giuridiche per le forze dell’ordine, intervenendo sull’articolo 32 della legge n.152 del 1975. E aprendo la strada a uno “scudo procedurale” per agenti e militari impegnati in operazioni di ordine pubblico. Un impianto normativo che potrebbe non restare confinato all’iniziativa parlamentare, ma confluire come emendamento nel prossimo decreto sicurezza allo studio del governo (il pacchetto dovrebbe arrivare sul tavolo del Cdm a inizio febbraio).
Processi agli agenti solo su richiesta del ministro competente
La bozza del provvedimento introduce la richiesta di procedimento del ministro competente come «condizione di procedibilità» per i reati commessi in servizio nell’uso delle armi o di altri mezzi di coazione fisica. Una scelta che, nelle intenzioni del proponente, non attribuisce privilegi personali. Ma tutela la funzione pubblica svolta dagli operatori di sicurezza. Evitando l’automatismo dell’azione penale in contesti operativi complessi e ad alto rischio.
«La riforma mira a proteggere l’efficacia operativa degli agenti, ma non deroga ad alcun principio costituzionale»
A chiarire l’impianto politico della proposta è lo stesso Ancorotti, che all’Adnkronos precisa: «Non stiamo facendo l’Ice, abbiamo forze dell’ordine che sono di primissimo rango e sono all’altezza. Non si tratta di una copertura delle forze dell’ordine: vogliamo solo che abbiano la possibilità di prendere avvocati attraverso il ministero e che non paghino tutto loro». E ancora. «La riforma mira a proteggere l’efficacia operativa degli agenti, ma non deroga ad alcun principio costituzionale».
Restano ferme la responsabilità penale, civile e amministrativa dei pubblici ufficiali
Il testo opta per la richiesta di procedimento e non per l’autorizzazione, richiamando implicitamente la giurisprudenza della Corte costituzionale che nel 1963 dichiarò illegittime analoghe previsioni del Codice Rocco per violazione degli articoli 3 e 28 della Costituzione. Restano ferme la responsabilità penale, civile e amministrativa dei pubblici ufficiali, che si consolidano in caso di dolo o colpa grave. Ipotesi nelle quali lo Stato potrà esercitare il diritto di rivalsa.
Ddl scudo FdI, la procedura non blocca né l’attività investigativa. Né l’accertamento dei fatti
Inoltre: sul piano procedurale, l’iniziativa – assicurano i proponenti – non blocca né l’attività investigativa. Né l’accertamento dei fatti. L’iscrizione nel registro degli indagati resta possibile ai sensi dell’articolo 335 del codice di procedura penale, purché la notizia di reato sia fondata su fatti determinati e non inverosimili e non emergano cause di giustificazione. Parallelamente, viene riaffermata la tutela dei cittadini contro eventuali abusi: l’articolo 393-bis del codice penale continua infatti a escludere la punibilità per resistenza, violenza o oltraggio a pubblico ufficiale quando sia quest’ultimo ad aver ecceduto con atti arbitrari i limiti delle proprie attribuzioni.
«Non faremo l’Ice»: l’ipotesi di emendamento al nuovo decreto
Non solo. Uno dei punti principali riguarda la difesa legale degli operatori coinvolti in procedimenti penali. Il disegno di legge prevede che, fino all’accertamento definitivo delle responsabilità, le spese restino sempre a carico del Ministero. La restituzione delle somme anticipate dallo Stato scatterebbe anche in caso di colpa grave, e non solo di dolo. Sul futuro del provvedimento, Ancorotti non esclude una rapida trasposizione nell’agenda di governo: «Potrebbe diventare anche un emendamento al decreto sicurezza. Nell’eventualità che si vada più spediti col decreto, vedremo se tenerlo come ddl o inserirlo come emendamento».
Ddl scudo FdI, un atto di giustizia
Nel frattempo, la proposta arriva mentre in Parlamento si riaccende il confronto sul tema della sicurezza, reso ancora più stringente da casi recenti come quello dell’agente coinvolto nella sparatoria di Milano-Rogoredo, oggi al vaglio della magistratura per l’accertamento della legittima difesa. Al tempo stesso, però, in un’epoca in cui la sinistra ha elevato il dubbio sistematico sull’operato della Polizia a dogma politico, questo provvedimento rappresenta un atto di giustizia. Proteggere l’integrità legale e l’onore dei nostri agenti significa proteggere la libertà di tutti i cittadini. Chi delinque, chi punta pistole (vere o a salve che siano) o chi aggredisce chi rappresenta lo Stato, deve sapere che chi agisce in difesa dell’ordine pubblico avrà dietro di sé la forza e la tutela delle istituzioni.