Via vai di curiosi, e non solo
San Lorenzo in Giorgina, il parroco accoglie i visitatori al coro di: “È la Meloni o no?” E intanto pensa già a ribattezzare la chiesa
C’è chi grida al miracolo, chi al complotto iconografico e chi, più laicamente, si limita a lucidarsi gli occhiali. Ma il dado è tratto: a Roma, nella storica Basilica di San Lorenzo in Lucina, il viavai di fedeli e curiosi ha ormai superato i livelli di guardia. Il motivo? Come ignorarlo, da oggi – Askatasuna a parte – non si parla d’altro… Sì, e la causa non è una reliquia appena rinvenuta, ma un affresco nella cappella “Canaletti” dove campeggia un angelo che – per un prodigio del pennello o per uno scherzo del destino – è la fotocopia stilizzata in stile affrescato della premier Giorgia Meloni.
Via vai di curiosi a S. Lorenzo in Lucina per l’affresco simile a Meloni
Bionda, sguardo volitivo e, tanto per non lasciare dubbi ai complottisti da tastiera, tra le mani stringe con piglio deciso una pergamena proprio con lo Stivale. E tra un interrogativo amletico e un dubbio critico, un sospetto e un cruccio, c’è chi sottolinea: «Non hai visto come gira sui social?». «Ma è lei o non è lei? È proprio lei»… sono le frasi bisbigliate che si sentono sussurrare tra la folla accorsa a verificare de visu. E poi, fioccano da ore ormai, le interpretazioni di esperti. Come quella dello storico Alberto Melloni, secondo cui potrebbe pure trattarsi di una «raffinata» interpretazione dell’iconografia dell’Italia monarchica, che però così finirebbe «repubblichina»…
Il parroco accoglie la folla di curiosi tra cui serpeggia l’amletico dubbio: è lei o non è lei?
Insomma, ci si arrovella a dismisura. E neppure il post ironico vergato sui social dalla stessa premier – «No, decisamente non somiglio a un angelo»: così, dopo tutto il bailamme mediatico, Giorgia Meloni con una emoticon sorridente commenta su Facebook la notizia, lanciata da Repubblica – scioglie la prognosi e chiude il “caso”… «Ma è lei o non è lei?», sussurrano i romani tra un’Avemaria e un selfie clandestino. E se lo storico Alberto Melloni si arrampica su raffinate esegesi che intrecciano l’iconografia monarchica (l’affresco sovrasta la lapide di Umberto II) con derive “repubblichine”, il popolo ha già deciso: quell’angelo è la premier.
L’affresco simil Meloni e l’accoglienza irresistibile del don
Come se non bastasse, a rendere l’atmosfera degna di una commedia in puro stile Mario Monicelli ci pensa il parroco, che pare aver preso la faccenda con un’ironia degna del miglior spirito capitolino. Accoglie i visitatori quasi come un mattatore del palcoscenico e si interroga, tra sé e sé, ma quasi rivolgendo l’ardimentoso quesito al fedele che varca la soglia della chiesa: «È la Meloni oppure no?». Scherza, il don stupito, ma anche divertito forse da tanto e tale clamore che, ipotizziamo, lo stia già mettendo in ambasce per l’omelia di domani mattina… Intanto però, mentre si arrovella nel dubbio e nelle ipotesi col gregge di curiosi che si fionda a passo felpato verso la navata destra, c’è chi giura di averlo sentito mormorare che, di questo passo, toccherà ribattezzare la basilica in “San Lorenzo in Giorgina”.
L’affresco simil Meloni spopola, e la sinistra si danna…
E nel frattempo, molto più prosaicamente, mentre la sinistra si interroga – e probabilmente si danna – su questo “enigmatico” sbarco del governo nel regno dei cieli. E gli esperti si apprestano a discettare di simbolismi post-unitari, dagli ultimi banchi della chiesa ci godiamo lo spettacolo. In fondo, in un Paese che ha visto Madonne piangere lacrime di sangue e santi di millenaria tradizione, un angelo-premier che sorregge l’Italia – oltre che la conferma di ciò che decretano i sondaggi – non può semplicemente voler dire che anche lassù, qualcuno guarda a “quaggiù” con simpatia? E poi: se lo Stivale è in buone mani – e perfino un virtuosismo estetico lo raffigurerebbe – chi siamo noi per peccare di scetticismo?