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Riforma della Giustizia, il sondaggio: per oltre il 70% la campagna del Comitato per il No alimenta paure infondate

Il dato segnala una distanza crescente tra la narrazione dell’opposizione e la percezione dei cittadini, sempre meno sensibili a campagne costruite sull’allarmismo strumentale

Politica - di Alice Carrazza - 18 Gennaio 2026 alle 08:00

Il dibattito sulla riforma della giustizia entra in una fase nuova, segnata non solo dal confronto politico ma anche dalla percezione dell’opinione pubblica. Il sondaggio del Secolo d’Italia offre uno spaccato utile per comprendere come viene letta la campagna per il No e, più in generale, quale rapporto si stia consolidando tra cittadini, riforme istituzionali e comunicazione politica. Oltre il 70% dei votanti è convinto che si faccia allarmismo e si diffondano informazioni false.

La lettura prevalente: diffidenza verso l’allarmismo

Il dato centrale che emerge è la prevalenza netta di una valutazione critica nei confronti della campagna referendaria contraria alla riforma. La maggioranza dei votanti interpreta l’iniziativa del Comitato per il No come un’operazione fondata su una rappresentazione distorta dei contenuti reali del provvedimento. A pensarlo è il 74,2%. Non si tratta soltanto di un giudizio sulla riforma in quanto tale, ma di una valutazione sul metodo comunicativo adottato dalla sinistra e dalle toghe rosse: il ricorso a scenari estremi, l’evocazione di rischi sistemici e la semplificazione di passaggi tecnici complessi sembrano non convincere una parte ampia di chi ha partecipato al sondaggio.

Il dissenso come opzione legittima

Accanto a questa posizione, il sondaggio registra solo un 5,9% di utenti che considera la campagna per il No una posizione politica legittima. È un dato che merita attenzione, perché segnala come il dissenso alla riforma sia sempre più ridotto. In questa lettura, la critica non viene negata in sé, ma ricondotta entro i confini di un pluralismo che resta essenziale quando si interviene su temi di rango costituzionale.

La chiave elettorale e lo sguardo disincantato

Un ulteriore elemento riguarda la lettura più disincantata del confronto in atto. Una parte dei votanti, il 19,8% interpreta la campagna del Comitato per il No come una dinamica tipica da campagna elettorale, nella quale l’obiettivo di mobilitare consenso porta a forzare i toni e a semplificare i messaggi. Questa interpretazione non coincide né con l’adesione né con il rifiuto netto, ma riflette una crescente consapevolezza delle logiche della competizione politica, soprattutto in prossimità di appuntamenti referendari.

Un segnale da non sottovalutare

Nel loro insieme, questi dati indicano uno spostamento significativo nel rapporto tra cittadini e comunicazione politica: cresce l’attenzione verso la coerenza tra contenuti e narrazione, mentre diminuisce la disponibilità ad accettare argomentazioni costruite prevalentemente sulla paura. Il quadro che è chiaro: la maggioranza del Paese non vuole essere presa in giro sul tema della giustizia.

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di Alice Carrazza - 18 Gennaio 2026