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Pina Picierno, Stefano Ceccanti, Paola Concia sono fra coloro che interverranno all’incontro “La sinistra per il Sì”

C'è chi dice sì

Referendum, “La sinistra per il Sì” scende in campo e le suona al Pd: non guarda al merito, ha paura del M5S

Il giurista ed ex parlamentare dem Stefano Ceccanti presenta l'iniziativa che si terrà a Firenze e ricorda che la riforma completa il disegno di Vassalli, mentre le ragioni del no sono tutte dettate da logiche di posizionamento

Politica - di Federica Parbuoni - 10 Gennaio 2026 alle 13:53

Non una semplice iniziativa per il sì, ma una presa di posizione che suona anche come un atto d’accusa al Pd, che schierandosi per il no rinnega la tradizione riformista, si fa dettare la linea dal M5S e snatura il referendum. Il tutto per ragioni di piccolo cabotaggio rispetto a un tema, una giustizia più giusta, che dovrebbe viaggiare su un altro livello. È ciò che emerge dalle parole con cui Stefano Ceccanti, professore di Diritto ed ex parlamentare Pd, presenta “La Sinistra per il sì” al referendum, l’incontro che si terrà lunedì a Firenze e che sta creando una certa agitazione nelle file dem.

“La Sinistra per il sì” al referendum scende in campo

All’incontro promosso da Libertà Eguale – associazione di cui Ceccanti è vicepresidente e l’ex viceministro all’Economia dei governi Renzi e Gentiloni è presidente – interverranno Augusto Barbera, Enzo Bianco, Anna Paola Concia, Marilisa D’Amico, Benedetto Della Vedova, Claudia Mancina, Tommaso Nannicini, Raffaella Paita, Giovanni Pellegrino, Claudio Petruccioli e Cesare Salvi. Con un messaggio interverà anche Pina Picierno. Nomi di peso per la sinistra e per la sua storia, con i quali ci sarà anche il deputato di Forza Italia e vicepresidente della Commissione Giustizia, Enrico Costa.

Costa: «Apprezzo la volontà di valutare nel merito senza pregiudizi»

«Sono stato invitato e sarò presente», ha spiegato Costa. «Parteciperò per dialogare, da posizione politica diversa, con i molti e autorevoli esponenti della sinistra presenti. Apprezzo molto lo stile: valutare la riforma nel merito, senza cedere ad una pregiudiziale logica di schieramento. È il metodo più corretto per affrontare questi temi», ha aggiunto.

Ceccanti smonta la narrazione del Pd sulla riforma

La sinistra che ha deciso di votare sì al referendum lo fa «per completare il grande disegno riformista di Giuliano Vassalli, socialista e uomo della Resistenza», ha spiegato Ceccanti in un’intervista al Dubbio. «Quindi in nome delle diverse, e non poche, matrici del riformismo che convergevano su quelle posizioni», che – ha ricordato l’ex parlamentare dem, «erano ancora largamente maggioritarie nella legislatura 1996-2001 dei governi dell’Ulivo e del centrosinistra quando si approvò il nuovo articolo 111 della Costituzione che parla di giudice terzo, alludendo a un futuro completamento con la separazione».

Il dem «hanno paura di farsi scavalcare dal M5S»

«Le ragioni del No – ha sottolineato ancora Ceccanti – sono politiche di politics, la voglia di opporsi a tutto ciò che propone la maggioranza, non distinguendo le istituzioni dalla politica ordinaria, come invece ha invitato a fare il presidente Mattarella richiamando il dialogo alla Costituente, alla capacità di allora di distinguere tra lavoro comune sulle regole e divisione sul Governo dovuta alla Guerra Fredda». A questo si aggiunge «la paura del Pd di farsi scavalcare dal M5s che finisce per approdare a una sorta di sindrome di Stoccolma». «Non sono quindi, per la gran parte, motivi di policy, di merito», ha sottolineato, chiarendo che «è il No che è in discontinuità rispetto al solco tracciato dall’Ulivo e dalla nascita del Pd e non si può certo chiedere un conformismo solo per ragioni politiche, snaturando a tal fine il ruolo del referendum dove il giudizio deve essere sul testo della riforma».

I rapporti tra giustizia e politica? «La riforma non li tocca»

Ceccanti, poi, che ricordiamo essere un giurista, ha chiarito che «la riforma non tocca i rapporti tra giustizia e politica. L’impatto è a garanzia dei cittadini perché separando davvero le carriere a partire dal Csm si consente a gip e gup di poter dire di no ai pm nella fase delle indagini preliminari, dove la loro subalternità odierna porta a colpire le persone, rendendole vittime di un processo mediatico. Molti vengono poi assolti in seguito, ma questo non compensa il calvario precedente».

La reazione del Nazareno

La presa di posizione della sinistra per il sì al referendum non è passata inosservata al Nazareno, da dove Walter Verini, a margine di una iniziativa per il No, ha voluto minimizzare di fronte ai giornalisti che chiedevano se l’iniziativa fosse motivo di preoccupazione e affermato che è «un pochino azzardato e sbagliato» dire, come fa Ceccanti, che il no è contrario alla tradizione della sinistra riformista, salvo poi di fatto ammettere che le ragioni dell’opposizione alla riforma più che di merito sono politiche. «Penso che più passeranno i giorni e più si coglierà, oltre che la gravità del merito di questa riforma anche un po’ quella del contesto in cui si colloca e quindi il fatto che dare una risposta in termini di forte partecipazione e di No significa anche dare un colpo a delle destre che in giro per il mondo vogliono considerare la democrazia un optional e che nella variante italiana vogliono restringere un po’ i livelli democratici che la Costituzione prevede».

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di Federica Parbuoni - 10 Gennaio 2026