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Cartabia

La separazione delle carriere

Referendum: la bufala della sottomissione del Pm all’esecutivo e la riforma Cartabia votata dal Pd

La legge voluta dall'ex Guardasigilli e approvata dal Pd assegna alcuni poteri al Parlamento. Ma in ogni caso l'indipendenza dei magistrati non è messa in discussione

Politica - di Paolo Cortese - 26 Gennaio 2026 alle 13:16

“Se passa il referendum i Pm saranno sottoposti al potere esecutivo”. È una delle tante bufale, forse la più importante, che i sostenitori del No portano avanti. Immemori di due cose fondamentali: che l’autonomia dei magistrati è scritta nella Costituzione e che, semmai, la riforma Cartabia (che ha pure alcuni lati positivi) ha delegato il governo a emanare un decreto che elenchi le priorità investigative. E quella riforma l’ha votata il Pd.

La riforma Cartabia

Nella riforma voluta dall’ex ministro della Giustizia e approvata, il governo è delegato ad attuare un decreto che assegni al Parlamento, e non all’esecutivo, una sorta di linee guida rivolte alla magistratura inquirente sui reati prioritari da perseguire. Anche in questo caso, però, non ci sarebbe alcuna sottomissione all’esecutivo. Sarebbe l’organo legislativo a definire le priorità ma è ovviamente inimmaginabile che il Parlamento (come dicono i sostenitori del No) dica sostanzialmente di non perseguire i reati bianchi.

L’autonomia è ferrea

L’articolo 104 della Costituzione parla chiaro: “La magistratura non è soggetta ad altri poteri dello Stato (esecutivo o legislativo”. Se la si volesse sottoporre al potere dell’esecutivo, come accade in Francia, bisognerebbe riformare l’articolo con la procedura costituzionale e un referendum. Cosa che nessuno ha in mente di fare e che non riscuoterebbe alcun consenso.

Che c’entra tutto questo con la separazione delle carriere?

La separazione delle carriere attua la riforma del codice di procedura penale voluta da Giuliano Vassalli, che era un esponente socialista di primo piano, medaglia d’argento della Resistenza e costituzionalista. E infatti, pezzi del Pd, Calenda, Avanti Psi, in sostanza anche Italia Viva, voteranno per il Sì. Definisce semplicemente che Pm e giudici abbiano carriere diverse sin dall’inizio, distinguendone i ruoli. Non limita i poteri investigativi dei Pm, ma assicura ai cittadini, che siano imputati o parte civile, una terzietà assoluta del giudice. Tutta un’altra roba rispetto a quanto vanno decantando disperatamente i sostenitori del No. Non fermandosi sulle bufale.

Meglio dire un no a Meloni

La gran parte dei sostenitori del No non ha argomentazioni giuridiche. È stato più sincero Goffredo Bettini, dirigente del Pd, che (seppure impropriamente) ha detto che voterà no pur essendo convinto delle ragioni del sì, perché teme “un successo del governo Meloni”. A questo punto sarebbe più semplice dire che la riforma non piace perché l’ha approvata una maggioranza di centrodestra. Nonostante fosse stato un cavallo di battaglia di un largo mondo della sinistra. Quando la sinistra c’era davvero.

 

 

 

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di Paolo Cortese - 26 Gennaio 2026