Motivazione assurda
Referendum, in Bettini “veritas”. La confessione del guru del Pd: voto no solo per mandare a casa il governo
Il dirigente democratico ammette che si tratta di una buona riforma ma che è necessario votare contro la premier
Goffedo Bettini, storico dirigente e ideologo del Partito Democratico, vince l’oscar dell’incoerenza. E’ favorevole alla riforma della separazione delle carriere ma voterà no perché ritiene che si tratti di un sondaggio pro o contro Giorgia Meloni. Incredibile.
Le parole di Bettini
Intervenendo in radio a un dibattito con Paolo Mieli, Goffredo Bettini ha detto testualmente: “Molti sanno che sono figlio di un avvocato penalista repubblicano. Sono un garantista e considero sempre l’imputato in una posizione di debolezza di fronte alla forza dello stato. Mi sono espresso più volte a favore della separazione delle carriere. La formulazione della legge proposta dal governo include questa misura, ma oggi il dibattito è così politicizzato che il voto è diventato un sì o un no a Giorgia Meloni”.
Insomma, Bettini voterà no, non tanto perché contrario alla riforma Nordio in sé ma in quanto contrario al governo Meloni, alla politicizzazione del referendum e all’uso strumentale della questione da parte dei sostenitori del Sì, giudicati “contro la sinistra e il Pd”.
Molti commentatori lo collocavano tra i sostenitori del Sì alla riforma, insieme ad altre personalità della sinistra del Pd, come Cesare Salvi e Claudio Petruccioli, pure specificando che la riforma andava ancorata a un piano complessivo di riforme anche per il sistema delle carceri.
Una posizione indifendibile
Da un uomo intelligente come Bettini non ci si aspettava una dichiarazione così incomprensibile e indifendibile. Si è favorevoli alla riforma per il suo valore ma si vota no perché si trasforma una vicenda strettamente costituzionale e giuridica in un referendum pro o contro Giorgia Meloni. Una cosa che la stessa Meloni ha sempre categoricamente smentito. Ha rivendicato ovviamente la riforma come programma di governo, lasciando al Parlamento e agli italiani il compito di decidere e precisando che non era una cosa pro o contro l’esecutivo.
L’occasione persa
Tanti esponenti autorevoli della sinistra voteranno si al referendum. Perché ritengono la questione giusta, perché la separazione delle carriere era nei programmi del Pds, per una questione di civiltà giuridica. Bettini ha perso un’occasione. In fondo è stato anche sincero: il Pd che voterà no lo farà semplicemente contro il governo. E questa non è politica.
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