Il dibattito
Referendum, dalla Cei nessuna “benedizione” al No: «Zuppi non ha dato indicazione di voto»
All’indomani dell’intervento del cardinale Matteo Zuppi sul referendum, la Cei è intervenuta con una nota per chiarire che il proprio presidente e arcivescovo di Bologna non ha affatto dato una indicazione di voto per il no, come era parso a molti, ma si è limitato a fare un richiamo a recarsi alle urne in un’ottica di piena partecipazione alla vita civile del Paese.
La Cei: «Da Zuppi nessuna indicazione di voto al referendum»
«Il riferimento al referendum costituzionale sulla giustizia contenuto nelle considerazioni finali dell’Introduzione pronunciata ieri dal cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, all’apertura dei lavori del Consiglio episcopale permanente, in corso a Roma dal 26 al 28 gennaio, non contiene indicazioni di voto né orientamenti politici», si legge in una nota del Sir, l’agenzia stampa della Cei
«Il passaggio – prosegue la precisazione – si inserisce in una riflessione di carattere pastorale e civile più ampia, che richiama il valore della partecipazione e della corresponsabilità dei cittadini in un contesto segnato da una diffusa disaffezione alle urne. Il testo invita a informarsi e a riflettere sui temi oggetto del referendum, nel rispetto della pluralità delle opinioni e delle diverse valutazioni presenti nella società».
«La Chiesa non entra nel merito delle scelte referendarie»
«La Chiesa – viene sottolineato ancora dall’agenzia di stampa dei vescovi italiani – non entra nel merito delle scelte referendarie, ma richiama il dovere della partecipazione come espressione del bene comune. Ogni lettura che attribuisca al testo finalità di schieramento o di strumentalizzazione politica non corrisponde al contenuto e all’intenzione dell’Introduzione».
Le ragioni dei “Cattolici per il sì”
Le parole di Zuppi, che effettivamente si prestavano a una interpretazione nel senso dell’appoggio al no, hanno destato un evidente interesse all’interno del dibattito referendario, anche perché all’interno del mondo cattolico c’è stata una chiara presa di posizione di eminenti esponenti, alcuni dei quali vicini all’area politica della sinistra moderata, che hanno fondato il comitato “Cattolici per il sì”, i quali vedono nella riforma Nordio uno strumento adatto a ricostruire un equilibrio tra i poteri troppe volte messo in discussione dalla politicizzazione della magistratura. «Come cattolici ci impegneremo perché non sia un derby, ma favorire un voto per superare l’anomalia italiana di una giustizia che si sovrappone ai decisori, comprimendo la società civile», si legge in un articolo su Formiche.net a firma dell’avvocato e filosofo del diritto, Domenico Menorello, già deputato di Scelta civica di Monti, e dell’ex ministro Maurizio Sacconi, che sono fra i promotori del comitato. «Da decenni in Italia – sottolineano ancora – si svolge un grave conflitto tra il sovranismo giudiziario che ha prodotto una “sovversione antropologica” e la democrazia rappresentativa: una contrapposizione che deve essere risolta attuando i principi dell’equilibrio tra i poteri contenuti nella Carta costituzionale».