"Non si smentiscono mai"
Quelli che «Trentini è libero nonostante Meloni» volevano che l’Italia si piegasse al ricatto di Maduro?
All'indomani della liberazione del cooperante e di Mario Burlò alcune testate tentano quella che FdI definisce «un'operazione politica»: sminuire, se non negare, l'efficacia del lavoro diplomatico svolto dal governo. Per capire perché, citofonare sinistra
All’indomani della liberazione di Alberto Trentini e Mario Burlò si registra un affannarsi di certa stampa per sminuire quello che è l’ennesimo successo italiano e di Giorgia Meloni sul fronte della liberazione di detenuti e “ostaggi” politici italiani nel mondo. Repubblica parla di «errori» e, citando anonime fonti vicine al dossier, di «sciatterie». L’Unità va oltre titolando in prima pagina che «Trentini è libero nonostante Giorgia», guadagnandosi una card social di FdI che commenta con un laconico «non si smentiscono mai» quella che appare, come viene sottolineato, «un’operazione politica» bella e buona. La tesi di fondo è che il governo italiano avrebbe commesso una serie di passi falsi che hanno prolungato oltremisura la detenzione di Trentini.
Meloni doveva piegarsi al ricatto di Maduro?
Fa un certo effetto, poi, notare che entrambi i giornali titolano esclusivamente sul cooperante, di fatto cancellando – vai a capire perché – Burlò, che pure in Venezuela s’è fatto grosso modo gli stessi giorni di detenzione. Il punto però non è questo. Il punto è che nei ragionamenti dell’una e dell’altra testata la “colpa” imputata a Meloni è sostanzialmente di non essersi piegata ai ricatti politici di Maduro che voleva utilizzare i prigionieri italiani come arma di pressione per il riconoscimento del proprio governo – giudicato illegittimo non solo dall’Italia ma anche dall’Europa – anche in chiave anti-Trump.
La lettura di Repubblica e Unità
Nelle ricostruzioni cambiano un po’ i dettagli o ne vengono valorizzati alcuni a discapito di altri. Repubblica scrive che a fine ottobre si era già andati vicini alla liberazione, ma «poi, all’ultimo momento, era intervenuto Nicolás Maduro in persona, bloccando tutto. Aveva avanzato richieste, con tanto di bozza di comunicati, che in quel frangente erano giudicate impossibili da accettare: si chiedeva all’Italia di prendere le distanze da Donald Trump, che in quei giorni aveva cominciato ad attaccare duramente il Venezuela, come antipasto rispetto alla destituzione di Maduro. Si chiedeva all’Italia di disconoscere la posizione degli Stati Uniti, come in parte aveva fatto la Francia di Macron, che non a caso ottenne in quelle ore la liberazione di un prigioniero. Meloni, invece, non ci sta e resta sulla linea degli Usa».
L’Unità riferisce che, nello stesso periodo, «la richiesta principale di Maduro» era di innalzare il livello della rappresentanza diplomatica, come poi avvenuto, viene sottolineato, nei giorni scorsi. Il sottinteso che emerge è “se lo hanno fatto adesso, potevano farlo già allora”, come se la destituzione di Maduro che c’è stata nel frattempo fosse un dettaglio da niente. Segue, nell’uno e nell’altro articolo, la notazione sul fatto che ci sarebbero stati passi falsi anche negli ultimi giorni, come la telefonata di Meloni a Machado e la dichiarazione sull’intervento Usa per l’arresto di Maduro, e che per sbloccare la trattativa sarebbero poi state importanti le aperture di Meloni nei confronti della premier ad interim Delcy Rodriguez. Queste ultime, facciamo notare noi, arrivate anche da parte dell’Europa, oltre che degli Usa.
Entrambe le testate, però, danno anche conto di come nelle trattative a tutto campo che sono state messe in campo per Trentini – e, ricordiamolo, Burlò e gli altri detenuti, che la stessa Unità definisce «ostaggi, catturati e imprigionati per strappare all’Italia un riconoscimento politico» – un ruolo determinante l’abbiano avuto i buoni rapporti dell’Italia con gli Usa. In aggiunta alla molteplicità di soggetti che hanno lavorato incessantemente alla liberazione (dal Vaticano alle diplomazie di altri Paesi), evidentemente e necessariamente in un coordinamento costante con le autorità italiane.
Meloni non ricattabile anche sulla scena internazionale
Al netto dei titoli e delle letture forzate, cosa se ne deduce? Che l’Italia è riuscita a portare a casa anche questi nostri connazionali non «nonostante Meloni», ma di nuovo per la capacità di Meloni di guardare allo scenario complessivo, di tessere relazioni stabili e coerenti, di rimanere saldamente ancorata al perimetro europeo e occidentale e di negoziare su ciò che è negoziabile, non di cedere su ciò che non lo è. Soprattutto, di mantenersi sempre «non ricattabile», anche sulla scena internazionale, riuscendo infine a fare salva la linea e insieme gli ostaggi. Non sappiamo cosa sarebbe successo se Meloni avesse ceduto al ricatto di Maduro su Trentini e gli altri come pare di capire avrebbero auspicato all’Unità e a Repubblica, sebbene sia intuitivo che se ti rendi ricattabile ti esponi alla mercè di chiunque pensi di poterti ricattare. Sappiamo invece che non aver ceduto a quel ricatto ha consentito di arrivare a una felice soluzione.
FdI smaschera l’«operazione politica»
Scrive FdI nel post in cui rilancia la prima pagina dell’Unità: «La stampa faziosa ribalta la realtà, piegandola a proprio piacimento fino ai limiti dell’inverosimile. Non riconoscere il merito del lavoro diplomatico portato avanti dal Presidente Meloni, arrivando addirittura a sostenere che la liberazione di Trentini sia avvenuta nonostante il suo intervento discreto e determinante, è malafede spudorata. Questa non è disinformazione: è un’operazione politica».
L’analisi di Sorgi sul perché «in casa dell’opposizione c’è poco da festeggiare»
Ma per capire fino in fondo il senso dell’«operazione politica» vale forse affidarsi a quello che scrive Marcello Sorgi su La Stampa, per il semplice fatto che non può essere tacciato di partigianeria per la premier. Nell’articolo dal titolo «Un punto per il governo come con Sala (Cecilia, ndr)» si legge: «In casa dell’opposizione, è evidente, c’è poco da festeggiare. Dopo tanti richiami al rispetto del diritto internazionale rivolti contro Trump, e perfino, nelle ali più estreme, qualche sparuta manifestazione in difesa di Maduro, è dura dover ringraziare il governo e il presidente Usa per l’aiuto concesso in una circostanza drammatica, anche al prezzo di un mezzo colpo di Stato che la sinistra, più o meno nostalgica del chavismo e dei suoi eredi, aveva nettamente respinto».