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Piovono insulti e minacce contro Azione studentesca: “Vi rispediamo nelle fogne”

Il questionario che "fa paura"

Piovono insulti e minacce contro Azione studentesca: “Vi rispediamo nelle fogne”

Politica - di Gloria Sabatini - 29 Gennaio 2026 alle 19:50

Liste di proscrizione contro i “prof” rossi? Una super-bufala cavalcata goffamente dal Pd e dalle sinistre per nascondere la realtà nelle aule italiane. Un vissuto quotidiano di discriminazioni verso gli studenti non allineati che emerge chiaramente dal questionario diffuso da Azione studentesca di cui il Secolo ha fornito un’ampia rassegna. Docenti militanti che utilizzano le cattedre come pulpiti per comizi politici e inviti alla resistenza contro il governo “nemico del popolo”. Ma c’è dell’altro. Alle decine di migliaia di risposte online degli studenti che da Nord a Sud fotografano gli episodi più eclatanti di professori comizianti, si uniscono centinaia di messaggi insultanti verso l’organizzazione. “Colpevole” di aver ideato la campagna ‘La scuola è nostra” con l’obiettivo di fornire un report sullo stato dell’arte dell’informazione scolastica.

Insulti pesanti agli ‘stronzi’ di Gioventù nazionale

Da un lato studenti che denunciano, sempre più numerosi, dall’altra leoni da tastiera che minacciano di morte e invocano piazzale Loreto. Il presidente di Azione studentesca, Riccardo Ponzio, ci racconta di centinaia gli insulti arrivati dietro lo scudo di nomi falsi. Si va dall’augurio di fare la fine di Mussolini agli insulti alle madri passando per gli onori ai professori antifascisti (quelli che Elisabetta Piccolotti dipinge come docenti esemplari, campioni di pluralismo democratico). Qualche esempio? “Gli stronzi di gioventù nazionale che consegnano volantini del cazzo” è un elegante commento che il Secolo ha potuto visionare in esclusiva tra quelli giunti attraverso il questionario online. Ma anche “Ho una prof che ha fatto propaganda fascista caso più eclatante: non si è ammazzata”. “Vi rispediremo nelle fogne, ratti che non siete altro”.

Minacce di morte, violenza verbale e messaggi di odio

Si può trovare anche “Siete dei pezzi di merda fascisti bastardi, vi dovrebbero impiccare in piazza come il vostro caro amichetto preferito”, “Meloni ti vogliamo del bagagliaio di una renault 4“. Ma la lista è lunga. Qualcuno scrive: “Vergognatevi. Tutte le persone legate a questa idea dovrebbero finire in carcere, siete il peggio della società voi e i vostri amici fascisti”. Un altro coraggioso anonimo lascia questo messaggio: “Onore ai prof di sinistra, merda agli studenti di destra”.

Migliaia le testimonianze di professori militanti

Sul fronte delle testimonianze si arricchisce la cronaca delle performance dei docenti militanti. C’è il professore che definisce gli alpini “criminali” perché hanno invaso l’Unione sovietica. Un alunno riporta il “revisionismo storico molto pesante sulle foibe tanto che uno studente, di sinistra, ma nipote di esuli istriani, non lo sopporta. Ah dimenticavo, ai messaggi su whatsapp da parte degli studenti risponde sempre con un pugno chiuso”. E ancora il docente di matematica “che cita molto spesso Marx. È il suo unico punto di riferimento”.

Altro che schedatura, Ponzio: una balla di chi è in cattiva fede

Altro che schedatura. Semplice la domanda che ha scatenato lo ‘sdegno’ delle sinistra che grida alla black list: raccontare episodi di politicizzazione tra i banchi. “Evidentemente – dice Ponzio – si sente toccata nel cuore. Vede minacciata la possibilità di insegnare nella scuola la sua visione a senso unico, con tanto di abuso di potere”. L’accusa di liste di proscrizione non sta in piedi, “è la tesi di una sinistra in cattiva fede, lo abbiamo spiegato e chiarito in diverse occasioni. Se continueranno a raccontare balle agiremo nelle sedi opportune”. Poi una preoccupazione su tutte: quello che avverrà il 10 febbraio in occasione della Giorno del Ricordo delle vittime delle foibe e degli esuli giuliano-dalmati. In passato la narrazione è stata a senso unico.

La preoccupazione per la narrazione distorta sulle foibe

“Sì, vengono uccisi due volte. Dal report emergono elementi che mettono in allarme rispetto al ricordo di un dramma nazionale. Ci auguriamo che si arrivi a un racconto non ideologico, che nessuno pensi di fare in classe l’erede di Tito”. I ragazzi di Azione studentesca sottolineano di non essere sorpresi di quello che “hanno trovato” e promettono di andare fino in fondo. Un certo stupore, forse, per la reazione sopra le righe della sinistra, che è arrivata a chiedere per bocca di Elly Schlein l’intervento della premier Meloni. “Non ci aspettavamo tutti questi  riflettori e li ringraziamo. Anche perché la nostra campagna è partita ai primi di dicembre e la polemica è scoppiata in ritardo. Sapevamo – continua il presidente di As – che esisteva nelle aule una capillare propaganda di sinistra da condannare ma non immaginavamo che qualcuno rivendicasse quella propaganda. Di sicuro non ci faremo intimidire, rilanciamo e continuiamo la nostra campagna che dà un’immagine plastica di come esista una classe docente che fa politica in classe”.

La coda di paglia della sinistra parlamentare

Sul professore di sinistra che, atteggiandosi a eroe, ha fatto autodenuncia che dire?  Un consiglio: faccia più il professore e meno l’influencer. La vera notizia non è quello che accade fuori dagli istituti con il volantino ma quello che succede nelle aule. Giuseppe Palmisano, 18 anni, studenti di Bari, non ha dubbi sulla reazione spropositata della sinistra parlamentare. “Ha censurato il libero pensiero degli studenti che hanno documentato fatti spiacevoli di professori che fanno del loro credo politico uno strumento didattico. E ha alimentato la diffusione di odio, minacce e violenza arrivata ai promotori dell’iniziativa”.

 

 

 

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