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Il killer di Aurora Livoli non doveva essere in Italia, ed era già stato espulso due volte, eppure…

Tra le pieghe dell'orrore

Omicidio Aurora: il killer fantasma era stato espulso 2 volte: ma beffa del passaporto scaduto e Cpr evitato, era a spasso e libero di uccidere

Cronaca - di Greta Paolucci - 4 Gennaio 2026 alle 13:30

La morte di Aurora Livoli, la diciannovenne trovata senza vita lo scorso 29 dicembre in un cortile di Via Paruta a Milano, non è solo una tragedia umana. Ma il ritratto di un fallimento burocratico e giudiziario. Per l’omicidio (l’autopsia ipotizza lo strangolamento) è indagato Emilio Gabriel Valdez Velazco, peruviano di 57 anni. Un uomo che, stando ai fatti, non avrebbe mai dovuto trovarsi in quella strada.

Omicidio Aurora Livoli, il killer “fantasma” espulso due volte ma libero di aggredire e uccidere

Velazco non era un nome nuovo per le forze dell’ordine. Il suo curriculum criminale è un elenco di reati odiosi: rapina aggravata, violenza sessuale e immigrazione clandestina. Nonostante precedenti per violenze nel 2019, 2024 e persino nel 2025, l’uomo aveva scontato la galera solo per un episodio del 2019. Un “fantasma” con numerosi alias che si muoveva indisturbato tra le maglie larghe del sistema di accoglienza e controllo.

Il killer di Aurora e la cronistoria di un orrore che si poteva evitare

Come ricostruisce nel dettaglio l’Adnkronos in diversi servizi, Valdez Velazco, entrato in Italia dalla frontiera di Linate nel 2017, si è trattenuto oltre i termini consentiti, diventando quindi irregolare dal 4 agosto del 2019. Nei suoi confronti il prefetto di Milano ha emesso il primo provvedimento di espulsione, eseguito dal questore di Milano con decreto di accompagnamento coattivo alla frontiera il 6 agosto dello stesso anno. Il 16 giugno del 2023, Valdez Velazco ha richiesto con kit postale il rilascio del permesso di soggiorno, in qualità di fratello di una cittadina italiana, permesso che gli è stato negato dal questore di Milano per motivi di pericolosità sociale, l’11 gennaio del 2024. Il 25 marzo del 2024, è stato arrestato perché rientrato in Italia prima che fossero decorsi 5 anni dall’esecuzione dell’espulsione.

La beffa del passaporto, la doppia beffa del mancato trattenimento nel Cpr di Via Corelli

Nei suoi confronti è stato nuovamente adottato un provvedimento di espulsione, per motivi di pericolosità sociale, emesso il 26 marzo del 2024 dal prefetto di Milano, ed eseguito con ordine a lasciare il territorio dal questore di Milano. In occasione della seconda espulsione, però, non è stato possibile procedere al rimpatrio immediato di Valdez Velazco perché il passaporto risultava scaduto il 2 maggio del 2022. E quindi non idoneo a consentire l’imbarco immediato. Per questo motivo, è stata, quindi, richiesta l’assegnazione di un posto al Cpr affinché durante il trattenimento fosse possibile ottenere il relativo lasciapassare da parte dell’autorità consolare.

Ma, tragica fatalità a questo punto, quel posto assegnato dalla Direzione Centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle Frontiere nel locale Centro di Milano Corelli, è stato successivamente rifiutato a causa «dell’inidoneità alla vita in comunità, decretata dal medico, per un’asserita patologia delle vie urinarie. E nei suoi confronti è stato emesso un ordine a lasciare il territorio nazionale entro 7 giorni». Ordine, purtroppo, disatteso… Ma procediamo per gradi e riavvolgiamo il nastro.

Il profilo di un predatore

Il 57enne peruviano indagato per l’omicidio della 19enne Aurora Livoli, sarà interrogato l’8 gennaio Emilio Gabriel Valdez Velazco. Rintracciato il giorno dopo il delitto, la sera del 30 dicembre, Velazco è stato fermato dai carabinieri del nucleo investigativo di Milano e della compagnia di Porta Monforte per la tentata rapina aggravata ai danni di una connazionale di 19 anni, avvenuta la sera del 28 sulla banchina della fermata Cimiano della M2, a poca distanza dal condominio in cui la mattina successiva Aurora è stata trovata morta.

Due espulsioni fallite: dal passaporto alle “patologie”

Eppure, la cronistoria della sua presenza in Italia è una sequenza di provvedimenti rimasti sulla carta: e ci dice che non doveva essere a Milano, a depredare, aggredire, uccidere. Infatti, risale già al 2019 la prima espulsione comminata, con accompagnamento coattivo alla frontiera. Poi, nel 2024, l’uomo viene arrestato perché rientrato illegalmente in Italia prima dei cinque anni previsti. E scatta la seconda espulsione.

Il doppio sfregio alla sicurezza: niente rimpatrio, e neppure trattenimento nel Cpr di Via Corelli

Ma allora, perché era ancora a Milano? Qui la burocrazia diventa grottesca. Il rimpatrio immediato non è stato possibile perché il suo passaporto era scaduto. Per ovviare al problema, era stato richiesto il suo trattenimento al Cpr di Via Corelli a Milano per ottenere i documenti necessari dal consolato. Tuttavia, il posto è stato rifiutato: un medico lo ha dichiarato “inidoneo alla vita in comunità” per una presunta patologia delle vie urinarie. Risultato? Un semplice foglio di via con l’ordine di lasciare il Paese entro sette giorni. Ordine, ovviamente, ignorato.

Il killer di Aurora e la testimonianza della vittima scampata alla morte. Mi diceva: «Oggi muori»

E pensare, che solo poche ore prima del ritrovamento del corpo di Aurora, Velazco aveva già colpito. Camila, un’altra diciannovenne, sfuggita per miracolo alla sua furia sulla banchina della metro Cimiano. «Mi stringeva il collo fortissimo. Mi diceva “oggi muori”… Mentre cercava di trascinarmi in un luogo buio e isolato», ha raccontato in un’intervista a la Repubblica la ragazza, trascinata verso i binari.

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di Greta Paolucci - 4 Gennaio 2026