Il 2026 del lavoro
Occupazione, Pil, inflazione: l’Italia è in buona salute. Ora variamo insieme un “Patto per il futuro”: serve all’Italia che verrà
I dati del 2025 ci consentono di affrontare il nuovo anno con fiducia. Le forze politiche e sociali devono mettere in campo uno sforzo corale per le nuove sfide. A partire da sicurezza, redditi, partecipazione
Quando un anno finisce e uno nuovo è all’inizio è più semplice fare dei bilanci, piuttosto che delle previsioni. Accetto tuttavia l’ardua sfida propostami dal direttore Antonio Rapisarda, peraltro molto gradita e per la quale lo ringrazio sentitamente per lo spazio che offre all’Ugl.
Il 2025 è stato l’anno dei dati record relativi all’occupazione nel nostro Paese: il 63% di occupati è un massimo storico, oltre al numero di contratti full time che aumenta rispetto ai part-time e, dato ancor più confortante, la crescita del dato dell’occupazione è notevole proprio nel Mezzogiorno.
Una Nazione in buona salute
A questo possiamo aggiungere i risultati ottenuti sul fronte degli indicatori finanziari che, è innegabile, hanno un riflesso sul mondo della produzione e del lavoro. Quindi spread ai minimi storici, inflazione sotto controllo tra 1,6% e 1,7% a fronte delle stime Europee del 2%, Pil in linea con le previsioni +0,5%, miglioramento del posizionamento nelle classifiche delle principali agenzie di rating, rappresentano un quadro di una Nazione in buona salute.
Una attenzione particolare la rivolgerei anche ai risultati attesi per la manovra di bilancio 2026 che in linea con le precedenti manovre del governo Meloni consolidano un impatto sociale importante per le famiglie, per i lavoratori della cosiddetta classe media e infine per le imprese. Sono queste tutte conferme, e aggiungo meriti, del buon operato e delle politiche del governo. Un buon punto di partenza per affrontare il nuovo anno con fiducia.
Le priorità del 2026 per il lavoro: sicurezza, redditi, partecipazione
Credo che nel 2026 i dati sull’occupazione saranno confermati e gli sgravi fiscali sui rinnovi dei contratti collettivi nazionali di lavoro previsti in finanziaria favoriranno anche redditi migliori. Il nuovo anno dovrà anche essere l’anno in cui si riuscirà ad invertire i dati drammatici sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Far sviluppare l’attitudine alla sicurezza con dei corsi scolastici è un buon metodo per avere risultati nel lungo periodo, nel breve sarà necessario affiancare alla formazione anche l’addestramento, strumento realizzabile con l’impiego della intelligenza artificiale e, poi, realizzare l’agenzia unica per le ispezioni sulla sicurezza.
Sul piano economico l’Ugl ha sempre manifestato la convinzione che la “giusta mercede” è uno degli elementi che dà al lavoro la dignità, insieme ai diritti, la sicurezza e le protezioni sociali, ma siamo altresì certi che la retribuzione non è una variabile indipendente dalla produzione. Sarà il caso, e il tempo giusto, in questo nuovo anno, per convincere anche i più riottosi che non siamo in una economia di sussistenza di impianto sovietico.
Il libero mercato, ci piaccia o no, ci costringe a confrontarci con concorrenti internazionali con una potenza di fuoco in termini commerciali e produttivi superiore a quella italiana ed europea nel suo complesso. Per questo, non volendo abdicare al modello liberista puro, nel prossimo anno, si dovrà rinforzare la partecipazione dei lavoratori alla gestione delle imprese, sperando in imprenditori meno timidi e un impianto legislativo più stringente, che è l’unico strumento insieme alle politiche di incentivo alla produttività, alle politiche di programmazione del futuro industriale dell’Italia e all’approvvigionamento di energia da fonti a basso costo come il nucleare, per essere concorrenziali con i competitor che da altri continenti hanno scatenato una battaglia commerciale senza precedenti.
L’impegno per le infrastrutture materiali e immateriali del Paese
Un capitolo a parte riguarda lo sviluppo e la realizzazione delle infrastrutture materiali e immateriali necessarie all’Italia per colmare il gap tra nord e sud del Paese. Tutte quelle che possiamo definire priorità non possono trascurare l’esigenza di dare solidità allo stato sociale. Non è solo una esigenza economica ma etica. Il sostegno alle fasce fragili della società dovrà essere necessariamente rafforzato. Così come sempre più efficacemente dovranno essere rafforzate le politiche di superamento del gap di genere nel lavoro e contemporaneamente le politiche di conciliazione tempi della vita tempi del lavoro.
Uno slancio corale per rafforzare i trend del 2025
In conclusione, credo che possiamo affrontare il 2026 con la speranza di confermare il trend positivo che abbiamo registrato nel 2025 ma ritengo necessario uno sforzo in più che ci possa garantire un ulteriore passo in avanti. Questo può realizzarsi solo se ci sarà uno slancio corale di tutte le forze politiche e sociali. Sulla scorta delle esperienze del passato ritengo necessario l’apertura di un tavolo che realizzi un Patto per il Futuro, che tracci una strada condivisa “sull’Italia che sarà”, superando la dinamica delle previsioni annuali della legge di bilancio e tracciando finalmente un percorso di crescita e di solidarietà da consegnare alle prossime generazioni.
*Segretario Generale Ugl