La fine di un incubo
Milioni di venezuelani nel mondo in piazza al grido di “Libertad”. La gioia degli esuli tra le lacrime (video)
Gli esuli venezuelani nel mondo scendono in piazza festanti per la cattura del presidente-dittatore Nicolàs Maduro e la fine di un incubo durato quasi trenta anni. Sul web si rincorrono immagini e video della massicce manifestazioni di gioia che a tutte le latitudini applaudono l’intervento Usa. E la fine del regime. “Oggi milioni di venezuelani si svegliano e applaudono alla notizia che Nicolás Maduro è stato catturato grazie all’azione del presidente Donald Trump”. È uno dei messaggi che circola sui social. Gioia ma anche l’auspicio che il popolo venezuelano, messo in ginocchio dalla fame e dalla repressione, possa davvero ritornare libero.
Gli esuli venezuelani nel mondo festeggiano in piazza
Sono circa 8 milioni i venezuelani (su 28 milioni) fuggiti nel corso degli anni dal regime bolivariano. Dalla violenza, dalle carceri, dalla repressione della dittatura di Maduro. “Il 3 gennaio, i sogni dei venezuelani all’estero si sono finalmente realizzati”, ha detto all’Afp Ana González. È in esilio a Miami. Nella zona di Doral, ribattezzata “Little Venezuela” per la presenza massiccia di venezuelana, fin dalle prime ore del mattino le strade si sono riempite di migliaia di persone. Sventolano la bandiera del loro paese al grido di “Libertad!”. Un’altra esule a Miami, Anabela Ramos, dice aver aspettato “questo momento per 27 anni, e ora finalmente è arrivato!”.
Donne e uomini tra le lacrime al grido di Libertad
Donne e uomini di tutte le età, alcuni in lacrime, cantano a squarciagola l’inno nazionale, alcuni urlano “Gracias Trump!”. In tutti gli angoli del mondo si registrano le stesse scene. Da Bogotá a Buenos Aires, da Santiago del Cile a Madrid. Nella capitale della Colombia, che ospita quasi tre milioni di venezuelani, Kevin Zambrano, che ha lasciato Caracas dieci anni fa, ha ringraziato Trump “per aver aiutato il Venezuela”. Yeiner Benitez, agente di sicurezza a Bogotá, come riporta Libero, è scoppiato a piangere raccontando all’Agence France-Presse la grande paura che lo ha portato nel 2022 a lasciare la sua patria. E ha ricordato lo zio morto per mancanza di medicine. Storie drammatiche, vittime di una dittatura decennale.
Stesse scene da Miami a Bogotà, da Santiago a Madrid
Stesse scene in Cile. A Santiago, migliaia di esuli venezuelani sono scesi in piazza con i colori nazionali (giallo, blu e rosso) felici per un paese finalmente libero. “Finalmente potremo tornare a casa”, ha detto Yurimar Rojas, venditore ambulante nella capitale cilena. “È fantastico per noi”, ha dichiarato, Yasmery Gallardo, che sta già organizzando il viaggio per tornare in Venezuela dopo otto anni da esule in Cile. Stessa felicità in Spagna dove vive quasi mezzo milione di venezuelani. Tutti gridano alla fine di un brutto sogno. «Se n’è andato, se n’è andato! È caduto, è caduto!”, dicono all’indirizzo del dittatore. C’è chi è scappato dalle carceri del regime, chi dalle organizzazioni criminali e chi dalla fame. Un esule venezuelano in Argentina non vuole sentire parlare degli interessi americani, quello che conta è l’uscita di scena del nemico Maduro. “A quelli che dicono che gli Stati Uniti sono interessati solo al petrolio chiedo: pensate forse che la Russia e la Cina volessero la ricetta delle arepas, le focacce venezuelane”.