La stretta del governo
Migranti, la Sea Watch 5 sfida il governo e arrivano fermo e multa di 7.500 euro. La ong viola le regole e poi piagnucola
Siamo alle solite, la nave Ong disobbedisce alle norme e arriva il provvedimento del governo. Fermo amministrativo di 15 giorni e una sanzione di 7500 euro per la Sea Watch 5 per avere violato le norme Piantedosi. Il provvedimento segue lo sbarco a Catania dei giorni scorsi di 18 persone soccorse in acque internazionali dalla nave della ong. Le autorità italiane motivano il provvedimento sostenendo che la ong si sarebbe rifiutata di segnalare l’operazione di soccorso alle forze libiche: in particolare alla Guardia costiera libica, prassi prevista appunto dal codice voluto dal governo. La ong ha raggiunto Catania, come ordinato dal centro di coordinamento della guardia costiera di Roma. Ma qui gli è stato notificato il provvedimento.
Sea Watch5 5 viola le norme Piantedosi e si prende fermo e multa
A renderlo noto è la stessa Ong che ora frigna. “Le autorità italiane – spiega – giustificano il fermo della nave sostenendo che la Ong si sia rifiutata di informare della sua operazione di soccorso la cosiddetta guardia costiera libica. Poco prima, tuttavia, queste stesse milizie avevano tentato di intimidire l’equipaggio della Sea-Watch 5 in acque internazionali e gli avevano ordinato di lasciare la zona. Un ordine infondato ai sensi del diritto internazionale sulla libertà di navigazione”, piagnucola Giorgia Linardi, portavoce di Sea-Watch. Ma le norme vanno rispettate. L’organizzazione dei salvataggi in mare spetta al governo e non alle ong.
Sea Watch 5 sfida il governo: “La nostra è una decisione politica”
Ma la sfida – o la provocazione- prosegue. Le navi ong non se ne fanno una ragione, come già altre volte accaduto, con lo stesso esito: fermo e multe. “Un altro attacco alla solidarietà in mare – si lamenta Linardi-. Il nostro intervento ha prevenuto la possibile scomparsa in mare di altre 18 persone, nella settimana in cui il ciclone Harry ha provocato decine di morti e centinaia di dispersi. Non ci piegheremo all’imposizione di un coordinamento con la Libia che significherebbe rendersi complici di gravissimi crimini contro persone verso cui vige l’obbligo di soccorso. Siamo dalla parte giusta della storia e da lì non ci muoviamo”. Non c’è verso che si attengano alle regole. «La nostra è una decisione politica – spiega Linardi -: da novembre abbiamo deciso, insieme ad altre organizzazioni, di escludere la guardia costiera libica dalle informazioni operative». La disobbedienza pianificata prosegue…