L'ex leader della sinistra
Migranti, avanti tutti. D’Alema dà consigli di sinistra alla Schlein: “Porte aperte, altrimenti diventiamo un ospizio”
Migranti, avanti tutta, anzi: avanti tutti. La sinistra “vintage”, quella dei Baffini e delle “banche d’affari” a Palazzo Chigi, quella di Massimo D’Alema che va a baciare la pantofola ai cinesi e ai russi, rispolvera la teoria delle “porte aperte” agli immigrati, in quanto utile, perché l’Italia invecchia. La democrazia occidentale è “malata” e rischia di trasformarsi in un “guscio vuoto” se non torna a redistribuire ricchezza e opportunità, restituendo alle persone una ragione per partecipare, dice Massimo D’Alema, in un’intervista sul primo numero de “Il Viaggio magazine“, mensile diretto da Virginia Saba (ex fidanzata di Luigi Di Maio) e distribuito sui voli Aeroitalia. La compagnia aerea, di cui l’ex premier italiano è stato consulente in questi anni, ha come presidente e azionista Mark Bourgade, banchiere francese residente a Dubai.
D’Alema e l’avanzata degli immigrati
Secondo D’Alema, che lo scorso settembre ha partecipato alla parata militare cinese organizzata da Xi Jinping con al fianco il presidente russo Vladimir Putin e il leader supremo nordcoreano Kim Jong-Un, dopo la fine della Guerra Fredda l’illusione che democrazia liberale e libero mercato si imponessero ovunque si è infranta. “Viviamo in democrazie senza popolo”, afferma, richiamando il crescente astensionismo che in molti Paesi occidentali coinvolge circa metà degli elettori. In questo contesto, spiega, la politica diventa dominio di pochi e si degrada la selezione della classe dirigente, favorendo populismi e leadership improvvisate.
Alla radice del fenomeno, l’ex presidente del Consiglio individua la rottura del compromesso sociale: la globalizzazione ha prodotto crescita e ridotto la povertà nel mondo, ma ha anche ampliato le disuguaglianze in Occidente. “Una piccola élite ha accumulato ricchezze senza precedenti, mentre classi medie e popolari si sono impoverite”, osserva, sottolineando come oggi potere economico e potere tecnologico tendano a coincidere, attraverso il controllo dei dati.
D’Alema legge anche in questa chiave il successo delle destre e di figure come Donald Trump, sostenute da ampi settori del lavoro dipendente: paura, insicurezza e percezione del declino alimentano nazionalismo e chiusura verso l’altro. “La paura genera razzismo e nazionalismo, sentimenti che sono, direbbe un filosofo, naturaliter di destra”. Sul piano geopolitico, l’ex premier parla apertamente di declino relativo dell’Occidente, che a fine secolo rappresenterà circa il 10% dell’umanità, diventeremo una gigantesca Rsa. In questo scenario, l’Europa rischia di “finire fuori quadro” se non resta unita, mentre la vera competizione globale sarà tra Stati Uniti e Cina. Pechino, osserva, non esporta ideologia ma chiede rispetto come grande civiltà, e la sfida con Washington dovrà necessariamente fondarsi su un equilibrio di coesistenza per evitare un conflitto distruttivo.
Forte anche il giudizio sulla guerra a Gaza, che D’Alema definisce una tragedia di fronte alla quale l’Occidente ha mostrato un’inquietante insensibilità, rischiando di difendere il proprio primato “calpestando i valori fondamentali, a partire dai diritti umani”. Sul futuro dell’Europa, l’analisi si intreccia con il tema demografico: senza immigrazione, avverte, il continente andrebbe incontro al collasso dei sistemi produttivi e di welfare. “Se l’Europa vuole sopravvivere, deve attrarre e integrare fino a 150 milioni di immigrati, non respingerli”. Quanto al suo percorso personale, D’Alema esclude un ritorno a ruoli pubblici: “A una certa età non si vanno cercando incarichi. È anche esteticamente brutto. Ho fatto tutto ciò che volevo e non ho rimpianti”. Resta, dice, la passione politica e la curiosità intellettuale, coltivate attraverso l’attività culturale e di analisi.