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«Mi dicono fascista e mi minacciano, ma io voglio che si veda la bellezza di Roma. A Gualtieri chiedo più spazio». Parla Mr. Tuvs  

L'intervista

«Mi dicono fascista e mi minacciano, ma io voglio che si veda la bellezza di Roma. A Gualtieri chiedo più spazio». Parla Mr. Tuvs  

Valerio Tuveri ripulisce i muri della Capitale vandalizzati e spopola sui social: «I complimenti sono più degli insulti. Io vado avanti, ogni muro è un pezzo della nostra storia. Al sindaco consiglierei pulizie più tempestive, vedere certe cose non fa bene né a noi né ai turisti»

Cronaca - di Gabriele Caramelli - 18 Gennaio 2026 alle 07:00

Non è un supereroe e tantomeno un giustiziere cittadino, semplicemente un ragazzo che ama Roma in tutte le sue forme. Stiamo parlando del 28enne Valerio Tuveri, noto sui social come Mr. Tuvs, che è diventato famoso per aver pubblicato i video in cui pulisce i muri della città dai tag e dai graffiti. Lavora assieme al fratello Alessandro per la società “Roma sabbiature”, a conduzione familiare. Con il Secolo d’Italia siamo riusciti ad intervistarlo, concentrandoci sul degrado che ad oggi annienta la città. Valerio ha iniziato la sua attività sui social «un po’ per caso, solo che poi ho notato quanto la gente apprezzava che io pulissi». Poi è arrivata un’illuminazione: «Andando avanti con il tempo ho pensato di sensibilizzare le persone sul fenomeno degli imbrattamenti».

C’è chi apprezza l’attività di Mr. Tuvs, ma anche chi invece ha dimostrato una pesante ostilità nei suoi confronti: «Ho ricevuto tante minacce e tante offese. Della serie “Sei un fascista” oppure “sei un pezzo di m*a”. C’è anche chi mi ha augurato di morire e chi invece se l’è presa con la mia famiglia, ma i complimenti erano di più e per questo ho deciso di continuare». Alla fine ha lanciato un appello al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri: «Se il comune mi lasciasse più libertà, io andrei ogni giorno a pulire i muri anche gratuitamente».

Come ha iniziato a produrre questi contenuti sui social?

«Si tratta di un’iniziativa che è nata un po’ per caso, solo che poi ho notato quanto la gente apprezzava che io pulissi. Tutto è nato lungo i muraglioni del Tevere, visto che ne ho puliti circa otto chilometri: ci ho messo un anno e mezzo. Andando avanti con il tempo ho pensato di sensibilizzare le persone sul fenomeno degli imbrattamenti, di cui non si parlava spesso. In fin dei conti, ognuno di noi passa ogni giorno davanti ai muri vandalizzati, spesso senza accorgersene. Tante persone hanno apprezzato la mia attività, ma altri invece no».

Hai ricevuto minacce?

«Ho ricevuto tante minacce e tante offese. Della serie “Sei un fascista” oppure “sei un pezzo di m*a”. C’è anche chi mi ha augurato di morire e chi invece se l’è presa con la mia famiglia, ma i complimenti erano di più e per questo ho deciso di continuare».

Pensi che pulire i muri sia una lezione di civiltà per i cittadini?

«Sì, il mio scopo è quello di pulire Roma e i suoi muri per far capire la bellezza che c’è dietro alla nostra città. Un muro non è soltanto una costruzione, ma un pezzo della nostra storia. Il problema è che quando viene imbrattato sembra perde tutta la sua bellezza. Di solito, quando ne pulisco uno, torna il bianco del travertino: proprio in quel momento  torno a pensare a quanto è bella la capitale senza vandalizzazioni».

Nelle periferie ci sono problemi che vorresti mostrare sui social?

«Io mi occupo principalmente del centro storico, anche con i restauri. Mi capita anche di lavorare in periferia su richiesta di negozi e clienti privati, ma non pulisco mai il cemento. In queste zone ci sono tanti graffiti che non mi piacciono esteticamente, ma ci sono anche delle opere artistiche sui palazzi in cemento che sono molto belle. Il punto è che nelle borgate romane ci sono tanti altri problemi, quindi quello degli imbrattamenti di solito passa in secondo piano».

Quale consiglio daresti al sindaco Gualtieri?

«Innanzitutto voglio dire che, se potessi, metterei anche una squadra di addetti ai lavori per pulire gratuitamente Roma ogni giorno. Purtroppo però non è possibile, perché servono i permessi per le occupazioni del suolo pubblico. Se il Comune mi lasciasse più libertà di agire, io ogni giorno andrei a pulire i muri senza chiedere nulla in cambio. Un altro consiglio che darei è quello di pulire tempestivamente le scritte, soprattutto sui muri storici che si trovano davanti ai monumenti. Vedere certe cose non fa bene a noi e neppure ai turisti».

C’è un altro problema che stai notando a Roma?

«La sporcizia prima di tutto e poi anche le buche. I mezzi pubblici funzionano abbastanza bene in centro, ma il problema sono le periferie, visto che lì non passano quasi mai. Parlo spesso con Cicalone sulla questione dei borseggiatori, mi ha raccontato di alcune esperienze incredibili che ha avuto sulla questione. È un peccato che esistano certi episodi, specialmente nelle metro. Mi piace credere che in futuro riusciremo a sconfiggere il degrado, mostrando ai turisti una città perfetta e sicura».

Qual è la differenza tra un tag e un murale?

«Il murale abbellisce, mentre il tag sporca: il primo è pensato per dare colore alla città e un pizzico di arte a un edificio che magari non ne ha. Il secondo, invece, è sintomo dell’egocentrismo di chi vuole far sapere agli altri di essere passato in quella zona».

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di Gabriele Caramelli - 18 Gennaio 2026