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Meloni: “L’Anm dice cose campate in aria sul referendum. Non ha argomenti: è uno spot a favore del Sì” (video)

Giustizia e disinformazione

Meloni: “L’Anm dice cose campate in aria sul referendum. Non ha argomenti: è uno spot a favore del Sì” (video)

Dialogo tra la premier e il Secolo d'Italia sulla giustizia e sulla campagna referendaria del sindacato delle toghe improntata alla disinformazione: alla conferenza stampa d'inizio anno la presidente del Consiglio bacchetta gli slogan fuorvianti delle toghe

Politica - di Antonella Ambrosioni - 9 Gennaio 2026 alle 16:48

Quaranta domande, una premier “in palla” su tutto lo spettro della politica interna ed estera, siparietti e lezioni di stile (al Domani), clima disteso. Tra i temi di politica interna nella conferenza di inizio anno alla Sala dei Gruppi parlamentari Giorgia Meloni ha indicato sicurezza e crescita economica come «focus» per il 2026 e, nel dialogo con il Secolo d’Italia, è emerso il tema della riforma della Giustizia e della campagna referendaria dell’Associazione nazionale magistrati fondata su messaggi fuorvianti, propagandistici e non improntati all’informazione corretta dell’opinione pubblica sui reali contenuti della Riforma Nordio. La premier ha seguito le polemiche di questi giorni innescate da manifesti e slogan affissi dal Comitato del Sì che ha scelto una formula comunicativa che anche alcuni magistrati hanno definito una «truffa», una frode pubblicitaria firmata Anm.

Meloni: «Se l’Anm dice cose campate in aria»

Le fake news del comitato creato dal sindacato dei magistrati nei manifesti sparsi per l’Italia («Vorresti giudici che dipendono dalla politica? Allora Vota No») gridano vendetta. Quale occasione migliore per chiedere a Meloni se si aspettasse un’impostazione comunicativa di questo tipo da parte del sindacato delle toghe. La premier ha risposto senza mezzi termini  dicendosi molto «arrabbiata» per la piega che la contrapposizione ha preso.

La riforma fa il contrario di quel che dice l’Anm

La campagna dell’Anm «mi fa arrabbiare – ci ha risposto – perché ci accusano di una cosa che è esattamente il contrario di quello che facciamo con la riforma. Quale sarebbe l’articolo della legge che dice che i giudici verranno sottomessi alla politica? Quello che facciamo noi è togliere al Parlamento la possibilità di eleggere un pezzo del Csm, quindi semmai stiamo togliendo la possibilità della politica di influenzare il lavoro dei magistrati, questa è la realtà». Non si aspettava un palese ribaltamento della verità. Meloni ha ribadito che il dibattitto sul referendum sulla giustizia «dovrebbe stare sul merito e non su uno scontro politico che non aiuta i cittadini a votare e a scegliere». La disinformazione contenuta nei manifesti affissi in tutte le stazioni d’Italia è stata stigmatizzata anche da diversi magistrati e con parole dure. «Mi spiace – ha commentato la premier – ma spero che si possa stare sul tema. Da parte mia non c’è volontà di scontro», ci ha risposto quando le abbiamo chiesto se ritenga che il confronto-scontro tra chi plaude alla riforma e chi no possa tornare nei ranghi squisitamente tecnici di cultura giuridica nelle prossime settimane.

«Lo slogan dell’Anm è uno spot per il sì»

Alla fine – ci ha detto con la consueta e ironica sincerità – lo slogan usato dall’Anm nella campagna contro la riforma della giustizia, «lo considero uno spot a favore del sì: se hanno bisogno di dire una cosa totalmente campata in aria nel merito, vuol dire che hanno pochi argomenti. Parliamo di persone che sulla ricerca della verità hanno uno spiccato senso di responsabilità: quindi mi dispiace, spero che si possa stare sul tema». Premier e governo ce la metteranno tutta per disinnescare quella politicizzazione della campagna referendaria che – come avvertiva Nordio in tempi non sospetti – è un rischio per la credibilità dell’ordine e per il confronto futuro con la politica, al di là di come andrà il referendum.

«È la campagna dell’Anm che delegittima i magistrati»

«Un dibattito che non dovesse essere nel merito ma dovesse essere uno scontro politico non aiuterebbe i cittadini a scegliere. Io ho chiesto di stare molto sul tema: le mistificazioni si possono fare quando la gente non sa come stanno le cose», ha ribadito la premier, ricordando che non c’è alcuna modifica dell’articolo 104 della Costituzione che stabilisce che la magistratura è un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. In precedenza a un cronista che aveva avuto la faccia tosta di accennare alla «delegittimazione» dei magistrati da parte del governo, Meloni ha risposto per le rime. «È la campagna dell’Anm che delegittima i magistrati», ha detto, spiegando che «ho fatto un elenco delle responsabilità dei magistrati sulle questioni di sicurezza perché penso che chi ha ruoli di responsabilità sia chiamato a quella responsabilità. Il tema della delegittimazione non c’è».

Il dibattito stia sul tema e non sulle mistificazioni

«Sa cosa invece – ha rilanciato la premier – delegittima i magistrati? La campagna che sta facendo l’Anm nelle stazioni. Se chi ha nel suo dna la ricerca della verità, scrive una menzogna per difendere la sua campagna legittimissima contro il referendum, questo delegittima. Così come le menzogne delegittimano la politica, così come le menzogne delegittimano i giornalisti. Chi ha un ruolo di responsabilità è chiamato a ricoprirlo con dignità e onore, direbbe la nostra Costituzione. Quindi, io ritengo che i magistrati siano importantissimi, che i giornalisti siano importantissimi; e che il ruolo della politica sia molto importante. Ritengo che più tutte queste persone fanno bene il loro lavoro, e meglio è per tutti». Per quanto riguarda la data del referendum «non c’è da parte nostra alcun intento di “forzare”, non ne abbiamo ragione. La data del 22 e 23 marzo ci sembra ragionevole». C’è chi maliziosamente le ha chiesto se potrebbe dimettersi in caso di vittoria del No. Risposta categorica: «Se gli italiani dovessero bocciare la riforma con il referendum, non intendo dimettermi». 

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di Antonella Ambrosioni - 9 Gennaio 2026