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Mafia, parla il Pg di Palermo: “Cosa nostra non è sconfitta. E non ha più bisogno di uccidere”

Sos estorsioni

Mafia, parla il Pg di Palermo: “Cosa nostra non è sconfitta. E non ha più bisogno di uccidere”

Politica - di Sara De Vico - 30 Gennaio 2026 alle 15:06

Cosa nostra è ancora una realtà. Esiste e si va riorganizzando. Ed è lungi dall’essere sconfitta. Certo, non spara più, non ha più bisogno di uccidere. Ma i suoi traffici, i suoi affari li fa, eccome. Sa realizzare i proprio obiettivi di controllo del territorio con la cura di sempre, come fa da oltre 170 anni”. A parlare, in una intervista all’Adnkronos, è il Procuratore generale di Palermo Lia Sava. Alla vigilia della inaugurazione dell’anno giudiziario, fa il punto sulla situazione della mafia sul territorio del distretto della Corte d’Appello di Palermo.

Mafia, il pg di Palermo: la mafia non è sconfitta

Le estorsioni sono ancora una emergenza e nella relativa realizzazione ci sono mutamenti che allarmano. A volte constatiamo amaramente che sono gli stessi imprenditori che chiedono al mafioso di riferimento di mettersi ‘a posto’ con il pizzo. Se stiamo riuscendo a “contenere” Cosa nostra, è solo perché c’è un’attività requirente eccellente, che si esplica in tutto il distretto”. Poi ricorda i numerosi “punti a favore dello Stato” ottenuti nell’anno appena trascorso sul fronte dell’antimafia. “La Procura generale, in sintonia con le Procure del distretto, è riuscita a vedere confermate, anche in Cassazione, importanti processi di criminalità organizzata”. Il magistrato affronta poi la situazione delle carceri. “Il settore carcerario ci allarma particolarmente. Perché al suo interno si verificano episodi di estrema gravità che devono essere arginati. A partire dai telefoni cellulari che entrano nelle celle, unitamente ad altri sofisticati sistemi di comunicazione con l’esterno”.

Sos aumento della criminalità giovanile

Preoccupazione anche per l’aumento della criminalità giovanile.

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“Per risolvere o attenuare tutta questa violenza sono ormai indispensabili e non più rinviabili alcuni interventi di sistema. Non si può pensare di lasciare tutto nelle mani della magistratura e delle forze dell’ordine. Occorre altro. Bisogna intervenire in primo luogo, attraverso la ‘bonifica estetica’ di determinati territori. Dove il brutto impera e si innesca una sorta di effetto moltiplicatore del degrado, humus di violenza, spesso inaudita”. E ancora, secondo Sava, occorre “cercare di affrontare il problema della recidiva. Che non consente agli ex detenuti di venir fuori dalla spirale del crimine perché non trovano, all’esterno sbocchi occupazionali”.

Recuperare la bellezza dei territori

Quindi – spiega – da un lato recuperare bellezza e salubrità per i nostri quartieri. E dall’altro creare opportunità lavorative, magari impegnandosi a far funzionare il Consiglio di Aiuto Sociale. Infine sarebbe opportuno “avviare strumenti per una gestione etica dei social. Gli episodi verificatisi nell’ultimo anno sono sconcertanti – dice Lia Sava intervistata da Elvira Terranova–  Occorre una educazione all’utilizzo dei social” . Le proposte non mancano.

Serve una gestione etica dei social

“Perché non inserire a scuola un’ora a settimana per fornire ai ragazzi strumenti per una gestione eticamente corretta dei social ? Serve qualcuno che faccia comprendere che, ad esempio, inneggiare al bullismo, alla violenza, alla sopraffazione sul più debole, non solo può integrare estremi di gravi reati ma è anche eticamente aberrante. Il momento educativo inserito nel circuito scolastico potrebbe essere molto utile, specie quando, come frequentemente accade, anche i genitori non hanno ben chiaro il corretto perimetro dell’utilizzo delle piattaforme”. Quindi, per far fronte all’emergenza del disagio giovanile, per il procuratore generale Lia Sava sarebbe importante agire su tre fronti “rimediare al degrado dei luoghi. Creare opportunità di lavoro, anche per gli ex detenuti. Ed educare, con interventi di sistema, all’utilizzo dei social”.

Il protocollo del 28 gennaio con la Lumsa di Palermo

Il Procuratore generale conclude l’intervista ricordando il Protocollo firmato il 28 gennaio scorso, dalla Procura generale e dalla Procura di Marsala con l’Università Lumsa di Palermo che vede protagonisti il mondo accademico, attraverso dottorandi e gli studiosi di Diritto penale e procedura penale. Si tratta di uno strumento di grande utilità non solo scientifica ma potrà essere funzionale ad avvicinare gli studenti di giurisprudenza al funzionamento ‘dall’interno’ di un processo penale. Potrà esse un piccolo tassello per far comprendere come funziona il sistema giustizia in concreto e provare a proporre soluzioni per risolvere problemi organizzativi che tanto ci affliggono. 

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di Sara De Vico - 30 Gennaio 2026